Riccardo Mandolini: da nerd a teen icon

Riccardo Mandolini, figlio d’arte, la mamma attrice Nadia Rinaldi e il papà regista e drammaturgo Mauro Mandolini, nasce con il cinema nel DNA; si è considerato un nerd fino all’età di tredici anni per poi diventare ana vera e propria “rising star” con la serie cult di Netflix “Baby”.Giovanissimo e molto preparato, riesce a stupirmi con ragionamenti lucidi e introspettivi sulla professione che gli è esplosa tra le mani, quella dell’attore.

E’ diventato anche una star sui social (su instagram ha 702K follower) e le sue fan lo inseguono, ma lui è felicemente fidanzato.

Nella gallery: Total look Prada

Foto: Maddalena Petrosino
Makeup: Simone Belli Agency
Hair: Mimmo la Serra
Styling: Eleonora Pratelli + Umberto Granata – Suite19pr

Come hai trascorso le tue vacanze?

Diciamo che sapendo che avrei dovuto lavorare a settembre, sono stato molto attento.

Ad un certo punto avrei avuto anche la possibilità di partire per la Sardegna, poi per una serie di imprevisti non sono riuscito, e mi son diretto verso Punta Rossa a San felice al Circeo con la mia ragazza.

La verità è che quando è successo tutto il disastro con la Costa Smeralda e la crescita di positivi, mi son spaventato per me stesso, perché non posso sapere come potrebbe reagire il mio corpo, e poi di conseguenza per il mio lavoro, come tutti i miei colleghi son stato fermo da marzo scorso e la voglia di riprendere è davvero tantissima.

Sei stato anche Ischia per il Global Fest …

Esatto si, è stata una bellissima esperienza e devo ringraziare Pascal Vicedomini per l’invito, e poi soprattutto sono molto amico dei suoi figli, specialmente di Matteo che è davvero un mio carissimo amico che definisco “cucciolone”, infatti me lo coccolo sempre ogni qual volta lo incontro.

Hai sempre saputo di voler fare l’attore?

La mia fortuna è stata che ho sempre odiato le baby-sitter, quindi escogitavo sempre il modo per farle impazzire, al punto di farle abbandonare il lavoro, costringendo i miei a portarmi in giro con loro.

In questo modo il set cinematografico è diventato il mio habitat naturale, senza però prefiggermi nessun obbiettivo.

Poi verso i tredici anni ho iniziato davvero ad appassionarmi al cinema, e anche se mia madre non me lo permetteva io di nascosto mi guardavo i film di Tarantino in streaming. E’ stata una vera svolta per il mio gusto e passione per il silver screen.

Invece il tuo primo debutto quando è stato?

Devo dire grazie a mio papà che è sia attore, sia regista teatrale. Ho avuto la possibilità di debuttare al Festival di Todi in uno spettacolo scritto da lui.

Il tutto si svolgeva nella famosa “Sala delle Pietre”, dove non c’è un palco vero e proprio, per me fu davvero un’esperienza unica, e poi non se solo per il fatto che era mio padre ma colleghi ed amici gli fecero tutti i complimenti.

Te la saresti aspettata tutta questa popolarità con il successo di “Baby”?

Assolutamente no, anche perché Baby nasce come “teen-drama”, che poi con una sapiente regia e sceneggiatura, e di conseguenza la costruzione dei personaggi lo ha portato a sconfinare e incuriosire diverse fasce di pubblico.

Ogni attore del cast è riuscito a farsi odiare e amare, anche con personaggi molto negativi come quello interpretato da Isabella Ferrari nel ruolo della madre di Alice Pagani, ma sempre facendo comprendere nel dettaglio il motivo di ogni azione ed emozione. Questa è stata l’arma vincente.

La mia unica polemica a chi ha fatto critiche negative sulla serie è che forse si sono dimenticati che comunque anche se ispirato a fatti realmente accaduti rimane una fiction.

Se avessero voluto rappresentare la sola verità del fatto di cronaca ne avrebbero fatto un film e non una serie TV.

Ti dispiace il fatto che siamo giunti alla terza e ultima stagione?

No, per il semplice motivo che quando vuoi bene a un progetto lo devi far finire così, e credo che la terza stagione sia il momento giusto, dove ogni personaggio prende coscienza di sé stesso.

Alla fine, raccontiamo la storia di questi ragazzi che frequentano il liceo, non avremmo potuto prolungarla fino all’università!

Il ruolo di Damiano te lo senti un po’ tuo?

Me lo porterò nel cuore per tutta la vita, anche perché non avendo studiato recitazione, ho dovuto far congiungere il mio bagaglio emotivo a qualcosa di scritto da un’altra persona cercando di avvicinarmi il più possibile a lui.

Damiano io non l’ho mai visto come il classico ragazzino incazzato, anzi doveva avere una dolcezza nell’essere diverso dagli altri, non perché avesse i muscoli, o perché vendesse il fumo, ma proprio per le esperienze che aveva vissuto e sofferto.

Perdere un genitore com’è successo a lui è un evento che ti segna, ma credo che ti segni anche a cinquant’anni, ti cambia, ti lascia un vuoto incolmabile.

Sei diventato un’icona di stile, sei sempre stato fashionista o lo sei diventato?

La verità è che mia madre mi ha sempre vestito carino, senza essere ne griffato ne nulla, tanto è vero che mia nonna mi chiamava il principino. Ora non posso dire che il mondo non mi sia cambiato, gli stilisti hanno piacere a farmi indossare i loro capi e io mi diverto… alla fine ho sempre vent’anni!

So che stai per partire con un nuovo progetto.

Sto per iniziare a girare un film prodotto da RAI cinema in puglia, si intitola “Ben tornato papà” per la regia di Domenico Fortunato che interpreta anche il ruolo di mio padre, e il cast è davvero fantastico perché insieme a noi ci sarà: Donatella Finocchiaro, Dino Abbrescia, Giorgio Colangeli  e Silvia Mazzieri di cui mi innamorerò nel film.

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