Saul Adamczewski: genio (suo malgrado)

Traduzione e adattamento: Valentina Ajello

Ph credits: Lou Smith

“Dov’è Saul?”. Questo slogan è diventato celebre tra i fedelissimi ammiratori degli immensi “Fat White Family” e dello stesso Saul. 

Infatti: dov’è Saul? Ma, soprattutto, chi è veramente? 

Premetto subito che questo articolo di certo non chiarirà in modo definitivo la personalità di un personaggio che fa del paradosso situazionista e della dissacrazione il suo “non modo” di essere. Credo che nessuno mai ci riuscirà. Forse neppure lui stesso. 

Ma la vera notizia è che, non solo sono riuscito a trovarlo ma sono riuscito addirittura ad intervistarlo. Quindi, forse, esiste. 

“Non ti rilascerà mai un’intervista. Non la rilascerebbe neppure a “Pitchfork” (potentissima ed influentissima webzine musicale americana), figurati se lo farà con te che non sei nessuno”. Questo è quello, in sostanza, che più persone mi hanno detto prima che, a dispetto di tutti e di tutto, mi sono arrischiato nel mettermi in contatto con lui. 

Saul fonda, ancora minorenne, una band indie/punk chiamata “The Metros” che riscuoterà un notevole successo di critica e pubblico per poi sciogliersi nel 2009. 



Ma è nel 2011 che succederà un evento destinato a destabilizzare in modo tellurico la sonnolente scena musicale dell’epoca: Saul fonda, assieme ai fratelli Lias e Nathan Saoudi i “Fat White Family” che poi, nel 2013 debutteranno con un disco che cambierà brutalmente le carte in tavola: “Champagne Holocaust”. 

Da lì in poi i “Fat White Family” inizieranno un’inesorabile operazione nichilista di dissacrazione e distruzione di certo “trasgressivo perbenismo” politicamente corretto che serpeggiava, e serpeggia tutt’ora, nel mondo musicale underground inglese e non solo.  

La band negli anni cambia molti elementi tranne Saul e i fratelli Saudi. 

In realtà Saul comincia a diradare le sue presenze live, venendo spesso sostituito da altri musicisti.  

Lo stesso succede quando la band viene intervistata: a poco a poco la sua presenza scompare lasciando a Lias (il cantante del gruppo) questa incombenza. 

Nel 2018 Saul sorprende tutti formando una band dalle sonorità completamente contrapposte a quelle dei “FWF”. La scelta del nome, a mio parere, è geniale: “Insicure Men” (Gli Uomini Insicuri). L’album, probabilmente, rispecchia almeno in parte il lato più fragile, poetico e delicato di Saul e fragili, poetici e delicati sono anche i contenuti dell’omonimo disco fatto, per lo più, di eteree e sognanti ballads accompagnate però spesso da testi grotteschi, surreali e strazianti. 

Saul ora ha preparato il suo primo disco solista. Una meravigliosa gemma che ho avuto la fortuna di poter ascoltare in anteprima e che, spero vivamente, possa vedere presto la luce dal punto di vista discografico. Si tratta di un album dalle sonorità a tratti spettrali e a tratti di una dolcezza e immediatezza quasi disarmanti.  

Un vero capolavoro. 

Tornando all’intervista che tutti davano per impossibile, non solo Saul me l’ha concessa ma si è dimostrato essere una persona dotata di una gentilezza e umiltà veramente sorprendenti. 

Posso ora con certezza dire ciò che ho sempre pensato di lui: qui abbiamo un vero genio. Cosa ce ne facciamo? Ce lo meritiamo? Ma, soprattutto, lui vuole veramente esserlo? Probabilmente no. Ma quella di essere geniale è una (meravigliosa) condanna che sono convinto si porterà con se fino a quando deciderà di fare musica. 

Amatelo, vi prego.

E se apparentemente lui sembrerà disprezzarvi, ricordatevi di ciò che diceva Oscar Wilde “Ogni uomo uccide ciò che ama”. 



1) Qual è il senso della vita? Ma, soprattutto, ha davvero senso vivere? 

Credo si possa dare un senso alla vita, ma è solo un espediente. In realtà nasciamo, cresciamo e poi moriamo: e non c’è un senso.

2) ‘Patheticism’ dovrebbe essere il titolo del tuo primo album da solista. Ci dici perché hai scelto questo nome e ci spiegheresti chi è per te una persona patetica o quale situazione può esserlo?

Non è  il titolo del mio album. E’ un manifesto scritto da alcune persone tra cui me, Lias e il nostro amico Lev Parker della casa editrice “Morbid Books” e dallo scrittore Rob Doyle. Suppongo che siamo persone patetiche. L’idea è fare delle nostre debolezze una virtù. Deriva dal fatto che abbiamo passato gli anni della formazione frequentando ogni genere di freak, perdente, fuori di testa e abbiamo visto che anche negli angoli oscuri c’è della luce. E’ anche un manifesto anti Woke-art. Speriamo di farlo uscire quest’anno.

3) Ho visto nel 2019 l’ultimo live degli “Insicure Men“ al Lexington di Londra. A fine concerto hai fatto gelare il sangue al pubblico dicendo che non avreste mai più suonato live. Poi, ti ho incontrato al volo tra la folla a fine concerto e ti ho chiesto conferma. Tu hai sorriso in modo beffardo rimanendo ambiguo.

Ci possiamo quindi aspettare in futuro un nuovo lavoro targato “Insecure Men” o è per te un capitolo definitivamente chiuso?

Sì, questa primavera registreremo un nuovo album. Se tutto va bene, uscirà entro l’anno. Per quanto riguarda i concerti, sono sicuro che se ci chiameranno, andremo.



4) Nel 2006 hai fondato, giovanissimo, il gruppo “The Metros” con alcuni tuoi compagni di scuola, che poi si è sciolto nel 2009.

Nel 2013 esce c’è lo straordinario debutto discografico dei Fat White Family “Champagne Holocaust” disco che, personalmente, mi ha cambiato radicalmente la vita. Cosa è successo negli anni che hanno preceduto l’uscita di questo capolavoro? Ci vuoi raccontare come hai conosciuto gli altri componenti del gruppo e come è nata quella che poi è diventata l’inconfondibile poetica iconosclasta e dissacrante che ha caratterizzato tutti i lavori a seguire della band?

Non mi piace analizzarlo troppo. Credo che l’idea sia venuta dalle nostre giovani menti degenerate. Ai tempi c’era un maggior senso di speranza e non c’importava se alla gente non piacessimo noi o la nostra musica. E’ stato quando abbiamo accettato il nostro completo fallimento come artisti e persone che siamo riusciti a trasformare i “Fat White Family” in qualcosa che assomigliava vagamente al successo. Gli anni precedenti alla band, lì abbiamo trascorsi per lo più all’ufficio di collocamento e al pub. Non sono sicuro di aver risposto, ma ti dovrai accontentare.

5) Apparentemente sembri avere un atteggiamento di distacco verso la musica che componi/suoni. Ma so che durante le prove sei un perfezionista e sei attentissimo agli arrangiamenti dei dischi oltre che alla qualità dei live. È così? 

Sono distaccato perché non penso che abbiamo mai fatto chissà cosa. Il prossimo progetto è quello che mi interessa. Ho fatto di tutto perché non diventassimo una band indie rock di merda e, sinceramente, non ci sono riuscito.



6) C’è molta attesa per il prossimo lavoro dei Fat White Family. Chi ha ascoltato i demo dice che il materiale è sensazionale.

Ci puoi dire qualcosa di più su quello che ci dovremo aspettare e, più o meno, quando potrebbe uscire l’album?

Al momento non partecipo a quel progetto. Non so se stanno registrando un disco.

7) Tornando a “Patheticism”(o a come si intitolerà il tuo disco), ci puoi dire come si differenzia musicalmente dai tuoi precedenti lavori? Che musicisti sono coinvolti? Anche qui ti chiedo per quando è prevista l’uscita. 

Se Dio vuole, uscirà quest’anno. Ho avuto problemi con la label e abbiamo dovuto rimandare un paio di volte. Il disco in sé è molto più personale di qualsiasi cosa abbia mai fatto prima. Sono canzoni che parlano di tristezza e rimpianto. Le persone più importanti che partecipano sono Lias, Alex White e il produttore, il mio vecchio amico Raf Rundell.

8) Oltre a far spesso politica in modo provocatorio e situazionista, un po’ come succedeva in certo ambito punk ma in maniera totalmente personale e riconoscibilissima, spesso durante i concerti (e non solo) inneggi a Satana ringraziando il pubblico tra una canzone e l’altra: anche qui vi è un motivo puramente provocatorio e dissacrante o c’è qualcosa di più? Politica e religione sono temi che hanno un reale peso nella tua poetica o ci troviamo davanti ad un operazione nichilista ed iconoclasta?

La politica e la religione occupano uno spazio importante nel mio universo, ma il saluto a Satana è stato ispirato da Lev Parker. Ha fatto da supporto a Insecure Man durante il tour e ha sparso il suo seme demoniaco. Durante il tour ripeteva spesso “Ave Satana”. Credo di essere facilmente influenzabile.

https://morbidbooks.net/feed/2019-11-19-king-baby-syndrome/

9) Sono venuto spessissimo dall’Italia a Londra solo per vedere i live dei “Fat White Family”, “Insicure Men” e anche te come solista o accompagnato dal magnifico sax di Alex White. Hai un pubblico che ti adora ma, per sentito dire, anche ti teme. Hai la fama di avere un carattere molto spigoloso ed un indole anti-sociale. Avendo avuto la fortuna di parlarti un paio di volte, mi son trovato di fronte un essere umano gentile, alla mano e molto umile.

C’è forse una distorsione tra come vieni visto e percepito da chi ti segue artisticamente ma che non conosce il tuo lato privato?

E’ difficile per me farmi un’idea di come sono percepito dalle persone che non conosco, ma non mi interessa neanche molto… Forse la gente confonde la mia timidezza con l’arroganza. 

Meno penso a cose simili meglio è.

10) Sei anche un bravissimo disegnatore/illustratore. Hai mai pensato di pubblicare i tuoi lavori?

Non l’ho preso in considerazione. Ma se qualcuno volesse pubblicarli ne sarei felice.



11) Parlando di letteratura, osservandoti e ascoltandoti mi vengono i nomi di Luis-Ferdinand Céline, Emil Cioran, De Sade, Arthur Schopenhauer, Nietzsche, Pier Paolo Pasolini, Jean Genet, Guy Debord…ci sono tra questi nomi alcuni dei tuoi scrittori di riferimento? 

Altrimenti ci potresti dire quali libri hanno influenzato la tua vita personale e artistica? 

Credo sia esatto dire che alcuni di questi scrittori hanno influenzato noi come band e soprattutto i testi di Lias, in particolar modo Emil Cioran, Luis-Ferdinand Céline e Jean Genet.  Sono costantemente influenzato dai libri che leggo e da molto altro… Proprio oggi ho letto un brano in un libro intitolato “Low Life” di Jeffrey Bernard che mi ha fatto alzare e danzare in onore degli alcolizzati di tutto il mondo. Ma per me la musica migliore che abbiano fatto è quella anti-intellettuale, anti-artistica.

12) Domanda un po’ banale ma che interessa molto a chi ci legge e a chi ti conosce: cosa stai ascoltando al momento e quali solo le band e gli artisti che hanno maggiormente influenzato? 

Le tre band che hanno avuto una maggiore influenza su di me sono state “The Fall”, “Make up” e “Country Teasers”… Il nostro sound è una miscela delle tre… con un pizzico di “Manson Family” per andare sul sicuro… Attualmente sto ascoltando cose molto diverse: soprattutto musica strumentale e molto più lenta. Troppa da nominare qui.

13) “Where’s Saul?” è un tormentone creato dal geniale e amico comune Lou Smith che poi è diventato una maglietta e una stampa disegnate da te; in effetti, spesso non ci sei: rilasci pochissime interviste, a volte capita di non vederti nella line-up di un concerto dei Fat White Family, sui social appari molto sporadicamente. Personalmente, a prescindere dalle ragioni che ti spingono a “non esserci” ad “essere assente”, trovo questa cosa molto affascinante specie in un epoca come questa fatta di egotismo e patetica ricerca di “visibilità h24”. Ci puoi dire di più su questo tuo bellissimo lavoro di “sottrazione mediatica”? 

E’ più facile per me fare quello che faccio senza la voce di altri costantemente nella testa. Uso i social ma raramente posto qualcosa e non ho interesse ad esprimere  le mie opinioni attraverso essi. Sembrano un campo minato… Preferisco abbassare la testa e cercare di fare musica.  



14) Che canzone utilizzeresti per torturare qualcuno?

Breaking into Aldi dei “Fat White Family” o qualcosa dei “Pregoblin”.

15) Qual è l’aspetto più ridicolo di tutta la cultura pop?

La consapevolezza della salute mentale.

16) Quale membro dei “Fat White Family”, sia passato che presente, ti piace di meno?

Una volta era Dan Lyons il nostro primo batterista, ma oggi è una persona diversa. 

Ora direi Lias. Da quando fa un sacco di soldi con le pubblicità delle auto è diventato un divo.

18) Cosa pensa la tua famiglia della tua musica?

La tollerano amorevolmente.

18) Finisco in modo patetico. Forse apprezzerai. Non ci conosciamo ma sento di avere molte cose in comune con te. Ti voglio bene come se fossi il mio migliore amico e amo la tua unicità. Inoltre, attraverso la tua/vostra musica la mia vita ha preso un percorso non previsto e immaginifico. Grazie per l’intervista. Conserverò questa esperienze tra le poche veramente speciali della mia vita. 

Dici che sono stato sufficientemente patetico? 

Ce l’hai fatta. Anch’io ti voglio bene, compagno! Combatti la battaglia giusta. Ave Satana!

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