Serhat Işik e Benjamin A. Huseby, i nuovi designer di Trussardi che hanno raggiunto il successo con il collettivo GmbH

Lo scorso martedì Trussardi ha annunciato la nomina dei nuovi direttori artistici Serhat Işik e Benjamin A. Huseby, duo dietro il collettivo GmbH. Il marchio del levriero tenta così di ritrovare lo smalto dei tempi migliori, che dagli anni ‘70 l’avevano visto trasformarsi da guanteria di lusso a una delle stelle più luminose nel firmamento del nascente prêt-à-porter nostrano, per conoscere poi un periodo di appannamento, tra il passaggio al fondo QuattroR (la famiglia ha mantenuto una quota di circa il 30% della società), la razionalizzazione di un’offerta a lungo frammentata in varie linee young e contemporary, i cambi di guida creativa e le sporadiche capsule collection con designer emergenti, chiamati a reinterpretare gli archivi. A Işik e Huseby spetterà il compito di risollevare una griffe che, come hanno precisato loro stessi commentando la notizia, «si distingue per il suo heritage e il suo enorme potenziale».



In attesa della prima collezione per Trussardi, si può approfondire il percorso compiuto dagli stilisti alle redini del brand berlinese, creato nel 2016 e affermatosi rapidamente come il più interessante e dinamico della scena tedesca. Già il nome GmbH (acronimo corrispondente al nostro S.r.l.) è una dichiarazione d’intenti perché, andando oltre il significato in senso stretto, suggerisce la volontà di porsi come una pagina bianca da riempire volta per volta di contenuti dissimili, aprendosi a qualsivoglia suggestione ma rifuggendo etichette e dogmatismi. Una label legata a doppio filo con Berlino, di cui dà l’impressione di aver introiettato la natura costantemente in fieri, il fervore di una città crogiolo di etnie e culture, nonché mecca europea – se non mondiale – del clubbing grazie a locali che hanno scritto la storia dell’elettronica e della techno, uno su tutti il Berghain.

I due fondatori, in effetti, si conoscono proprio in una discoteca e trovano subito una certa affinità: entrambi figli di operai e impiegati emigrati nel Vecchio Continente dall’estero (Işik ha origini turco-tedesche, Huseby pakistano-norvegesi), condividono un’indole creativa che li ha avvicinati alla moda da prospettive diverse ma complementari, il primo come designer, il secondo come fotografo con all’attivo editoriali per un gran numero di magazine (i-D, Dazed & Confused, W e Purple tra gli altri); danno vita quindi a GmbH, stabilendo il proprio quartier generale nell’animato quartiere di Kreuzberg. 

Nella sintassi di stile del marchio confluiscono le ossessioni del tandem, che attinge da ambiti in teoria distanti: l’estetica abrasiva dei raver si mescola così al vestiario un po’ sottotono della working class, la trasgressione dei look che animano le serate nei club cittadini (harness, jockstrap, indumenti dalle lucentezze viniliche ecc.) ai codici utilitaristici dell’abbigliamento di carpentieri, falegnami e altri lavoratori, e si potrebbe continuare. Una tensione che si rispecchia anche nelle proporzioni e vestibilità degli ensemble, in cui il sopra inguainato in maglie disegnate sulla pelle collide con i pantaloni ampi del sotto, o viceversa i capi scultorei, possenti della parte superiore si accompagnano a biker pants affilati.
Un pilastro fondamentale per il brand è poi quello della sostenibilità: i tessuti sono per il 90% eco-friendly, provenienti soprattutto da deadstock di fabbriche italiane; una scelta che, se all’inizio è dettata dalla necessità di contenere i costi, nel tempo viene abbracciata convintamente, e ora tra i materiali più ricorrenti nelle collezioni si contano ad esempio pelle vegana, lana vergine e mischie di filati organici o riciclati.




Altro elemento su cui Işik e Huseby mettono volentieri l’accento è la collegialità, un fil rouge che intesse la pratica di GmbH nella sua interezza, tale per cui ogni dinamica rimanda a un «senso di comunità e famiglia», come dichiarato in un’intervista ad AnOther; una famiglia allargata a numerosi membri della comunità Lgbtq+ e di minoranze etniche.
L’ethos progressista informa tutte le attività della griffe, dai casting per i défilé (che arruolano spesso artisti trans, modelli dalla sessualità fluida e amici del team come Honey Dijon, Fatima Al Qadiri o lo stilosissimo ex direttore creativo di Zegna e Saint Laurent Stefano Pilati) agli spunti disseminati negli stessi, critici verso il sentimento di crescente ostilità all’immigrazione o il conformismo di una parte non trascurabile del mondo fashion che secondo i designer, al netto dei proclami, privilegia tuttora un immaginario alquanto stereotipato, per lo meno in Germania («basta prendere una pubblicità tedesca a caso: è come se la gente di colore non esistesse»), alla comunicazione; emblematica, da quest’ultimo punto di vista, la campagna Europe Endless di tre anni fa, con protagonisti ragazzi immigrati di seconda generazione di origine azera, indiana o srilankese, immortalati in pose plastiche che riecheggiano quelle delle top model Versace nelle adv degli anni ‘80 e ‘90.




Guardando alle collezioni, sebbene già la prima del 2016 avesse colto nel segno, finendo sugli scaffali del concept store Opening Ceremony, il salto di qualità avviene con la Spring/Summer 2018: una show in calendario alla fashion week maschile di Parigi, dove fanno la loro comparsa i futuri must del marchio, dai jeans relaxed fit con patta incorniciata da due zip ai top stretchati, dai pantaloni in Pvc riflettente ai massicci pullover di pile, per non dire di tropi quali spalle bombate, colli montanti e tasche a profusione.
Ugualmente degne di nota le sfilate successive, che affinano il blend di clubwear, passatismo vestimentario e suggestioni industrial distintivo di GmbH: ad esempio nella S/S 2019 il titolo Survival Strategies si invera in outfit pensati come armature, tra imbottiture sui cargo pants, cinture con fibbie triangolari simil-scudo e strisce di tessuto a rinforzare busto e spalle; nella F/W 2020, invece, la successione di coat, trench e giubbotti stentorei, che sovrastano i pantaloni sfinati, è inframezzata da dolcevita traforati e top a fascia, cesellati sulla silhouette, oppure da capi con fregi zodiacali.
Nell’ultima collezione in ordine cronologico, la F/W 2021, il clash di forme, tagli e consistenze si fa ancora più ardito, con texture incrociate sul torace, scolli generosi e cerniere che fendono diagonalmente le superfici di abiti e calzature. Il défilé registra inoltre il debutto del progetto demi-couture: quattro mise viste in passerella potranno essere realizzate in atelier con tutti i crismi del bespoke, seguendo le indicazioni del cliente.

Bisogna poi accennare alle collaborazioni, divenute ormai un efficace barometro per valutare lo status di un brand: la prima, nel 2018, coinvolge Helly Hansen, risultando in una serie di giacconi color block sovradimensionati; l’anno seguente la scelta ricade sul jewelry designer Alan Crocetti, che accessoria i look della griffe con i suoi caratteristici gioielli bold; sempre nel 2019 prende il via la co-lab con Asics, per cui Ia coppia di stilisti rinnoverà diverse trainers, dalle Gel-Kayano 5 (dad shoes vecchia maniera declinate in cromie pastellate quali menta e crema) alle Gel Quantum 360, sneakers multimateriche dall’effetto screziato.
Il lavoro fin qui compiuto da Işik e Huseby viene ora coronato dall’approdo chez Trussardi. Il debutto coinciderà con la stagione F/W 2022, nel frattempo si può star certi che il duo berlinese continuerà a far parlare di sé per le creazioni audaci e politicamente impegnate di GmbH. 

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