Silvio Campara – Ceo di Golden Goose – svela il segreto dietro al successo di quella Perfect Imperfection

Quando entri a contatto con una realtà come quella di Golden Goose, dal suo interno, vieni investito da una tempesta di valori inaspettati, che comunicano su più livelli una realtà che non somiglia a quella di nessun altro. A partire dall’impatto visivo della nuova sede di via Ercole Marelli a Milano, sorta da due capannoni di origine industriale, che s’ispira – con fedeli richiami affettivi – alla prima sede storica di Marghera.
Il design industriale che lo caratterizza si fonde con un elemento di grande accoglienza d’ispirazione giapponese: il grande patio centrale costituito da una grande vasca con sassi neri da cui emerge la statua della Vergine, simbolo del grande valore della famiglia, collocata non perfettamente al centro – scelta naturale per un pensiero non scontato come quello di Golden Goose – una realtà che non cede all’artificio della perfezione, dall’identificazione suoi valori a ogni sua rappresentazione.

L’attenzione romantica ai dettagli legati ai momenti più importanti della sua storia – come le panche all’ingresso, ricavate dagli scaffali del primo storage a Marghera – sono registrati in ogni angolo della struttura, restaurata nel massimo rispetto del suo progetto originario, perché il valore di una storia non può prescindere dalle sue origini e dal rispetto di tutto ciò che la compone, compresa la nuova struttura che va ad ospitare la sua nuova e rivoluzionaria sede. Un luogo di aggregazione e di scambio di opinioni, con una visione illuminata dell’individuo, il cui punto di vista ha una forza e un valore forte quanto quella del suo consumatore.
Una visione orizzontale di una realtà aziendale gentile e proiettata in un futuro sostenibile, anche dal punto di vista umano. E non è pura teoria, il ristorante della “famiglia Golden Goose” attinge le sue materie prime dall’orto idroponico, mentre e-bike e macchine elettriche sono sempre a disposizione dei suoi componenti.

Questo è anche il tema centrale su cui si sviluppano le 248 pagine del libro che celebra i vent’anni di storia dell’azienda: “The Perfect Imperfection of Golden Goose” per il quale è stato di scelto di far parlare i veri testimoni di quest’affascinante percorso, dagli artigiani che hanno sperimentato inconsueti sistemi di lavorazione – seguendo con entusiasmo le idee dei fondatori Francesca Rinaldo e Alessandro Gallo – agli showroom che per primi hanno creduto nel loro visionario progetto.
Un sogno diventato realtà, quando hanno creato i primi esemplari della collezione ready to wear, assemblando pezzi di ricerca scovati nei mercati di tutto il mondo, dando origine a un fenomeno unico che ha raggiunto un successo spropositato a livello globale, prima con l’abbigliamento, poi con l’uscita delle prime distressed sneakers, simbolo di quel principio di storia unica e straordinaria che ogni oggetto custodisce, aumentando il suo valore, e creando un processo d’identificazione totale da parte del suo pubblico, “l’ultimo miglio dell’azienda” – così lo descrive il CEO Silvio Campara – presente in alcuni processi creativi del prodotto, attraverso i suoi contest e le iniziative che coinvolgono la voce del consumatore finale.

Dopo una serie di goal in Mc Queen, Armani e alcune operazioni del fondo Style Capital guidato da Roberta Benaglia, Silvio Campara ha preso le redini dell’azienda otto anni fa, aumentando il suo valore commerciale con la lungimiranza creativa dello startupper, che gli ha permesso di costruire attorno a Golden Goose una percezione solida e spettacolare sul pubblico già esistente e su quello acquisito in seguito. Nel corso di una conversazione, all’interno di una galvanizzante Dream Room, la sua low-profile attitude lo porta a precisare che lui non ha inventato niente, ma bisogna dargli il merito di aver moltiplicato il successo e il fatturato di un brand basato su codici unici e originali, proiettando i suoi valori verso il futuro, mettendo d’accordo tutte le generazioni e ponendosi al di sopra di mode e tendenze.
Un‘atmosfera accogliente e familiare contraddistingue quel luogo, che scatena in pochissimo tempo un senso di appartenenza, perché questa è la direzione di un’azienda che mette al primo posto valori come autenticità e rifiuto di ogni tipo di omologazione. Il segreto del suo un successo s’identifica in uno slogan del suo “Golden ManifestoDon’t be perfect – Be Younique: un ingrediente semplice ma difficile da rispettare con coerenza, senza cadere nella tentazione di cercare una bellezza perfetta e artificiosa. Perché i momenti più affascinanti della vita di un individuo sono pervasi di imperfezioni che rendono ogni esperienza e ogni persona assolutamente perfetta. Così ogni prodotto Golden Goose è pervaso da questo leale riferimento alla vita con tutte le sue affascinanti imprecisioni, che trovano il loro posto su ogni calzatura o capo prezioso come una firma che non può fare a meno di ricordare quanta storia possa raccontare un lembo di pelle tagliato a mano e il suo percorso nelle mani di un artigiano, prima di raggiungere quell’inconfondibile aspetto vintage sofisticato, perché fatto da una vera artigianalità percepibile, e supportata da un atteggiamento aziendale che non ha mai cambiato linguaggio, forte di un prodotto senza tempo.

Una visione rivoluzionaria nell’universo dei brand di lusso, portata avanti da una linea di pensiero, volta a nutrire l’anima di quest’azienda con il contributo di tutte le persone che compongono la famiglia di Golden Goose, compresi gli utenti che si riconoscono in essa, “Inspiring Everyone to Be a Star”. Un approccio inclusivo che trova la sua più grande espressione in vere e proprie “conversation”: un canale diretto che l’azienda ha voluto stabilire con i suoi clienti di tutto il mondo per mettere ancora una volta le persone con le loro ambizioni e azioni al centro dell’universo gentile di Golden Goose.

Ecco qual è il segreto di un successo su scala mondiale che non ha avuto bisogno di campagne commerciali su riviste patinate, ma si è diffuso attraverso il passaparola di chi ha sentito il senso di appartenenza dei confronti di un’azienda che non ha mai tradito quei principi su cui è stata fondata. Per questo motivo, ancora oggi, ogni sneaker viene rigorosamente fatta a mano da artigiani che stabiliscono con ogni calzatura un contatto quasi personale. Sono Paolo e Vanni, con il loro grembiule e i loro strumenti, insieme a tutti i componenti di questa Golden Family che tirano fuori la star che vive in loro, liberi di esprimersi in un progetto inclusivo che gli appartiene. Quella stella imperfetta presente nelle distressed sneakerse dall’aspetto vissuto che le hanno rese un’icona, insieme al resto dei capi preziosi e la meticolosa ricerca di elementi hand-made che sembrano appena usciti dalla bottega di un artigiano, sono la firma indelebile dello stile inconfondibile di Golden Goose.

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