Sustainable Style: a Pitti Uomo il menswear innovativo e responsabile

Anche per l’edizione di Pitti Uomo 102 torna S|Style sustainable style, il progetto espositivo presentato dalla Fondazione Pitti Discovery che fin dal suo esordio ha attratto l’attenzione di stampa e top buyer internazionali. In Fortezza, un’area speciale al Padiglione Medici in cui Giorgia Cantarini, fashion journalist e curatrice del progetto, presenta una nuova selezione di 10 brand, frutto di uno scouting dalla forte impronta internazionale e inclusiva, con una presenza significativa di designer da tutto il mondo e con un risvolto etico. 

Le “pratiche” della sostenibilità scelte da ogni brand e designer sono molteplici: dal popolare upcycling, ovvero la tecnica di rielaborare un capo già esistente, all’impiego di tessuti certificati secondo standard internazionali; dalle attività di giving back a favore del pianeta, con supporto ad associazioni e organizzazioni ambientaliste, fino all’utilizzo di materiali riciclati e al lavoro etico capace di valorizzare l’artigianalità.

“Questa edizione ci concentriamo su slow fashion, altro non è che la valorizzazione del lavoro artigianale commenta la curatrice Giorgia Cantarini – ora più che mai un approccio responsabile. Ritrovare tecniche perdute, filati scartati, tessuti deadstock inutilizzati. I designer del futuro usano quello che è già esistente, portando un esempio concreto di circolarità che diventa mezzo di espressione creativa.”


I 10 brand protagonisti al Padiglione Medici in Fortezza

Bennu: fondato da Niccolò Chiuppesi, è un brand italiano che utilizza tecniche di recupero e personalizzazione artigianale di abiti sartoriali vintage oppure di capi provenienti da stock invenduti. Il nome BENNU, infatti, che deriva dall’uccello della mitologia egizia da noi conosciuto come fenice, trasmette un messaggio di rinascita e speranza in una seconda vita.


Connor McKnight
: famoso per i suoi completi casual-sartoriali, Connor McKnight è una giovane promessa del menswear Made in Brooklyn e pupillo di Maison Kitsunè, che ha recentemente investito una quota di minoranza nel brand nato durante la pandemia. Con esperienze da Bode a Kith, l’eclettismo stilistico di McKnight passa attraverso il mescolare e riadattare capi vintage, utilizzo di tessuti deadstock e filati di recupero.

Curious Grid: grazie al recupero delle tecniche tradizionali di tessitura, Sheetal Shah, creatrice del brand, recupera capi dagli archivi dell’abbigliamento da lavoro proiettandoli creativamente nel guardaroba della Gen Z.

Dhruv Kapoor: emblema del sartorial- sporty artigianale, s’impegna per la circolarità con il 40% della collezione creata da tessuti scartati dai produttori nazionali. Lavora con la Fondazione Hothur nella creazione di opportunità di lavoro per i sopravvissuti agli attacchi con l’acido e progetti di collaborazione in una rete di villaggi in tutta l’India per elevare e preservare artigiani qualificati del lavoro manuale. 

Junk: dalla “spazzatura” nascono nuovi occhiali, ovvero dalla plastica recuperata nei mari vengono forgiati occhiali da sole Y2k con finiture in argento, in un inno al movimento, definito dal brand “motion sleekness” l’eleganza del movimento.

Margn: per il brand indiano Margn essere sostenibili è professare la cultura dell’umanesimo. Il concetto è legato all’abbigliamento attraverso composizioni simboliche, simboli umanoidi, valvole e tubi dell’acqua riciclati che rappresentano l’interconnessione tra tutti noi. Un linguaggio sartoriale e maglieria realizzata da laboratori artigianali di una comunità di sole donne nell’Himalaya settentrionale che ha realizzato gli argyles e gli ikats.

Maxime: sartorial comfort con tessuti certificati con applicazioni in punto coperta su jersey e maglieria, che ricorda le tapisserie o le coperte che spesso si trovano nelle vecchie case di campagna. La tavolozza dei colori segue i toni della terra, beige, tortora, marrone medio e scuro, salvia, ma sono accentuati da vivaci tonalità ruggine o un profondo blu pavone.

MWORKS: ispirato all’architettura, all’evoluzione dei modi di vivere moderni e al mix di culture contemporanee, crea un guardaroba genderless 100% consapevole. Gli abiti sono fatti a mano localmente in Francia, Belgio e Polonia da atelier e produttori indipendenti con materiali certificati o riciclati, non vi è uso di chimica inquinante e le lavorazioni sono per lo più al laser, con limitato uso di zip, che vengono sostituite dalle termo saldature.

Philip Huang: preserva le tradizioni thailandesi di Sakon Nakhon del Tye and dye artigianale tingendo a mano i suoi capi urban con tinture naturali e non chimiche. Le “Indigo Grandmas“, le custodi di questa antica arte, sono capaci di ricavare il blu più puro a partire dalle piante di indaco, e altri colori dall’argilla, il palissandro, la corteccia di albero e i lac (acari che vivono sugli alberi). 

Waste Yarn Project: brand di maglieria, guidato da Siri Johansen, ha capito di poter ottimizzare gli avanzi delle lavorazioni della lana attraverso una visione poetica della maglieria. La forma di ogni maglia è studiata con cura, ma ciascun capo ha una combinazione di trame e ordito puramente casuale, a seconda della disponibilità dei filati recuperati. 

Insieme al main sponsor Unicredit, che supporta S|Style, Pitti presenterà ancora una volta la UniCredit Start Lab, il progetto dedicato alle giovani imprese startup e scaleup italiane del segmento moda impegnate nella moda sostenibile e una serie di talk tematici all’Unicredit Theatre, per sensibilizzare, educare e far conoscere cosa significhi “sostenibilità” oggi.

© Riproduzione riservata

x

x