Tortu, in lotta con il vento

La stagione di atletica è iniziata. Filippo Tortu veloce lo è sempre di più ed è in una forma sbalorditiva già adesso. Ha lasciato a bocca aperta tutti con quel suo 9’’97 nei 100 metri alla Fastweb Cup di Rieti. Il 20enne finanziere, nello scrivere negli annali il record italiano, è stato fermato solo dal vento. O meglio. Il vento a favore, eccessivo, che quel giorno a Rieti non ha permesso di omologare il risultato. Quel suo magistrale risultato purtroppo non è stato convalidato come record italiano, ma mai un atleta tricolore aveva corso la distanza più velocemente in qualsiasi tipo di condizioni.


Quanto ti dispiace per quello che è successo a Rieti? 

Naturalmente c’è un po’ di rammarico per il vento, ma queste sono le regole dello sport. In fondo siamo solo all’inizio della stagione, il risultato alla Fastweb Cup è stato un importante indicatore per capire che stiamo lavorando molto bene. Il mio obiettivo grande sono i Mondiali di Doha e manca molto, per cui non devo perdere la concentrazione.

 Ti piace gareggiare in Italia?

Sì, molto e per fortuna vivo ogni competizione con il giusto distacco, cosa che mi permette di affrontare la quotidianità con il sorriso.

Il distacco sarà difficile al Golden Gala Pietro Mennea il 6 giugno…

In effetti mi attendono i 200 metri a Roma, dove Livio Berruti conquistò l’oro. È una gara da onorare. Inoltre io tra i migliori atleti al mondo, per me è fondamentale confrontarmi”.

Lo scorso anno in 9’’99 hai battuto il record storico di Mennea, come vivevi questo grande campione fino a quel momento?

Come continuo a viverlo anche ora: esempio e leggenda dello sport. Lui aveva preso anche 4 lauree. Io sto frequentando la Luiss, l’università dove c’è una borsa di studio intitolata a lui. Per me è un modello da seguire non solo in pista. 

Come te la cavi tra studi e allenamenti? 

Quando aumentano gli impegni è sempre più complicato studiare ed essere in giro per gareggiare, ma con uno sforzo maggiore si può fare. Sono iscritto a Economia, non ho dubbi, laurearmi è una cosa a cui tengo.

Tra gli atleti del passato e del presente chi ti appassiona di più? 

Livio Berruti, appunto, che ha appena compiuto 80 anni. Lui lo sport lo ha sempre vissuto in maniera spensierata ma professionale, in modo da divertirsi in tutto quello che faceva. Mi piace anche Armand Duplantis, 18enne prodigio svedese, oro nel salto con l’asta, lui è un fenomeno mondiale.

E sui 100 metri avverti rivali?

Non sento rivali e quando sono in pista penso solo a me stesso e ai miei risultati, non presto attenzione agli altri. 

Ti allena Salvino, tuo padre. Non sempre avere un familiare stretto come allenatore è cosa semplice, come funziona il vostro rapporto?

Ci rapportiamo in maniera diversa, quando siamo sulla pista oppure quando siamo a casa. In pista io sono l’atleta e lui l’allenatore, riusciamo a interagire molto bene, senza sforzo in maniera naturale. Ma anche fuori abbiamo un bel dialogo. Sono fortunato a poter passare tanto tempo con mio padre ed è un ottimo tecnico dal punto di vista professionale, ho fortuna doppia.

Avverti di più l’adrenalina quando sali su un palcoscenico per essere premiato rispetto a quando sei in gara? 

In entrambi i casi, anche se sono due cose diverse. L’adrenalina che si sviluppa in gara è dovuta ad una grande sensazione di incertezza, non sai come andrà a finire. Quando invece ricevi un premio quella sensazione scaturisce dalla soddisfazione, che si trasforma in orgoglio per quello che ti viene riconosciuto. 

Ti senti uno da “gran serata”? Come gestisci questo tipo di eventi? 

Amo molto lo sport in tutti i sensi per cui mi piace vedermi sullo stesso palcoscenico insieme ai grandi campioni, mi piace sentirmi uno di loro.

Se ti chiedessero di scegliere tra l’andare in un ristorante stellato o una semplice pizzeria per quale opteresti? 

Con gli amici assolutamente la pizzeria, mentre con la famiglia scelgo il ristorante stellato, i miei sono amanti della cucina raffinata. 

Il tuo look preferito?

Sono uno dai gusti classici, mi trovo bene in giacca e camicia oppure con magliette semplici, jeans e scarpe sportive. Non sento il bisogno di essere sempre alla moda.

Foto: Sprintacademy

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