Un viaggio in Toscana tra i Borghi Bandiera Arancione

San Casciano dei Bagni

L’incrocio tra Val di Chiana e Val d’Orcia è un riempirsi gli occhi di castelli, torrette, colline e boschi; l’olfatto del delizioso tartufo e la forchetta di una buona chianina. Grandi spazi verdeggianti al sole, che parlano di nobiltà, di guerre antiche e di cultura. Un itinerario di un weekend, per tre borghi Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, tra i più interessanti della Toscana, da Chiusi a San Casciano dei Bagni, fino a Sarteano. Piccole frazioni nell’entroterra, immerse nella natura, entro i diecimila abitanti e con una pregnante attività culturale. D’altronde, il 2017 è stato dichiarato anche “l’anno dei borghi”, dal Ministero del Turismo e si sta sempre più sviluppando una tendenza a preferire piccole perle di storia, da Bergolo in Piemonte, – il più piccolo borgo Bandiere Arancioni con 71 abitanti – a San Vito al Tagliamento, in Friuli, con quasi 15mila. La ricerca delle tombe etrusche ci porta a Chiusi, patria di Re Porsenna: leggenda narra che per un periodo dominò Roma e proprio sei mesi fa è stata scoperta una nuova sfarzosa tomba nella necropoli di Poggio Renzo, che sembrerebbe essere regale. Una Toscana di confine che regala emozioni, come quelle che si provano di fronte all’abbraccio del Museo Etrusco, un coperchio funerario che simboleggia un amore straziante, come quello dell’ultimo addio tra innamorati. Tra canopi, vasi antropomorfi e tombe funerarie anche le opere di Bizhan Bassiri, artista iraniano trasferitosi a Chiusi, che ha recentemente esposto le sue opere alla Biennale di Venezia, creano un suggestivo contrasto. Poco distante il museo della cattedrale, con una tra le più importanti collezioni di codici miniati e il labirinto di Porsenna, una rete cunicolare che attraversa i sotterranei del paese, dove vengono organizzati divertenti caccie al tesoro etrusco. Qui è terra del brustico: il particolare persico di lago abbrustolito secondo le ricette etrusche, con le sottili canne del lago di Chiusi, che si possono degustare al ristorante Pesce d’Oro, in abbinamento al suggestivo Kernos, il vino che matura in un cunicolo dell’azienda Poggio ai Chiari. Altro ristorantino da frequentare, proprio in centro paese è La Solita Zuppa: tra l’aglio del bacio (ovvero l’aglione della Val di Chiana, non contente allina, quindi ovvia alla consueta cattiva digeribilità), ragù toscano e le ricette medicee è un indirizzo da provare. Il giorno successivo approcciate il borgo medioevale di San Casciano, qui un’ampia terrazza che si affaccia sulla valle è spesso teatro d’incontri con vip e personaggi dello spettacolo, che vengono in vacanza in questo borgo. Senza dimenticare essere il paese con il più alto numero di chianine in provincia di Siena, come ricorda Serena Mori, presidentessa del Consorzio Terre e Terme. Poco distante si trovano le Cantine Ravazzi, “azienda toscana in cantine umbre”, dove degustare una microproduzione di sole 2mila bottiglie di Vinsanto Occhio di Pernice, 98 punti per la guida vini di Luca Maroni, il migliore nella sua categoria. Da qui ci si sposta alla frazione di Palazzone, dove assaporare la produzione di vino e olio biologico di Cantina Mori, alla quarta generazione, dove ammirare anche il frantoio settecentesco, con la macina a pietra. Sempre poco distante, se avete la fortuna di strapparlo ai suoi boschi, è interessante scambiare quattro chiacchiere con un tartufaio doc, Gianni Barzi di Podere Bulgherino, 100 ettari incontaminati dove, con i suoi lagotti romagnoli e spinoni, ricerca i pregiati tuberi. Perla gastronomica locale e non solo, a Castello di Fighine, altra frazione di San Casciano, lo chef Heinz Beck – 3 stelle Michelin de La Pergola a Roma – ha formato il giovane e promettente chef Gianluca Renzi, già stellato a soli 28 anni. Al Castello è affascinante pranzare sulla terrazza coperta di glicine bianco, rimbalzando tra la tecnica della scuola di Heinz e ottimi prodotti del territorio, senza perdere la visita, a pochi metri, della bucolica Pieve di San Michele Arcangelo. Altra meta per gli amanti dei sapori autentici è l’agriturismo Il Poggio, piccolo resort con ristorante e 100 ettari di coltivazione bio, con oltre 2400 olivi, il vigneto che produce Orcia Doc, lino bio, allevamenti di cinta senese, polli bio di razza rustica e un maneggio con quindici cavalli tra arabi e maremmani, un vero gioiello nella campagna più autentica, un’azienda agricola alla 14esima generazione. Prima di ripartire è d’obbligo una sosta ristoratrice alla stazione termale di Fonteverde: un maestoso palazzo rinascimentale che domina la fonte, voluto dal Granduca Ferdinando I de Medici, fra dolci colline, boschetti di cipressi e piccole chiese. Ci si può riposare guardando l’orizzonte dalle piscine panoramiche, lasciandosi cullare da una temperatura costante a 42 gradi. Il tour si conclude a Sarteano, con il racconto della giostra del Saracino, sentito quanto il Palio di Siena. Lo scopo è quello di infilare l’anello tenuto dal moro nella lancia, senza essere disarcionato. Un borgo che è la fedele riproposizione dell’Italia medioevale e che ha dato i natali a Papa Francesco Tedeschini dei Piccolomini, al secolo Pio III. Proprio qui si trova uno degli affreschi meglio conservati dell’epoca etrusca: la tomba della quadriga infernale, proveniente dalla necropoli di Pianacce. La tappa a Sarteano merita anche solo per ammirare la magnificenza del serpente a tre teste, più grande nella storia antica e il colorato ippocampo, in una città che, tra i tanti archi murati, vuole mantenere netta la separazione tra mondo dei vivi e dei morti.

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