VIVIENNE WESTWOOD: LA DAMA RIVOLUZIONARIA.

Iconica, punk, rivoluzionaria e controcorrente, nel corso degli anni Vivienne Westwood ha dato vita ad uno stile unico che si sposa perfettamente con il suo attivismo. Lo scorso 20 febbraio è uscito nelle sale cinematografiche “Westwood. Punk. Icona. Attivista” diretto da Lorna Tucker e distribuito da Wanted Cinema e Feltrinelli Real Cinema, un intimo ritratto dell’iconica designer britannica. Ma perché Vivienne Westwood è così importante?  Ecco i cinque motivi per cui designer britannica è diventata un’icona destinata a rimanere per sempre tra i nomi che hanno rivoluzionato la moda.

Ha lanciato lo stile Punk nella moda.
Proveniente dalla Working Class Inglese, Vivienne arriva a Londra all’età di 17 anni, la sua vita prende una piega inaspettata quando incontra Malcom McLaren, impresario e manager dei Sex Pistols: insieme aprono un negozio a Kings Road lanciando il genere punk,  che di lì a poco diventerà poi una vera e propria sub-cultura dal respiro rivoluzionario.


Ha attuato una rivoluzione sessuale
Dalla metà degli anni 70, il negozio assume un’identità ancora più forte, attraverso design perversi destinati a prostitute e personaggi eccentrici della movida londinese, viene esplorata la sfera sessuale e trasferita direttamente sui capi. La coppia più eccentrica di Londra aveva come obbiettivo quello di scioccare le persone e rivoluzionare l’opinione pudica di quegli anni, pertanto, vennero istallati dei graffiti pornografici nelle pareti interne del negozio.Westwood e McLaren arrivarono persino a includere nelle loro collezioni delle scarpe che ricordavano atti sessuali espliciti.

L’impegno politico
Le battaglie politiche sono fondamentali nella storia della Westwood. Nel 1983 appare in copertina per la rivista Tatler vestita e pettinata come Margaret Thatcher, allora primo ministro del Regno Unito:  l’immagine era accompagnata dalla scritta “THIS WOMAN WAS ONCE PUNK” Il completo indossato da Westwood nell’immagine era stato ordinato dalla Thatcher. Tra i suoi appoggi a questioni civili ricordiamo quello al gruppo britannico per i diritti  National Council for Civil Liberties nel 2005 dove lanciò una serie di capi che includevano lo slogan “I am not a terrorist, please don’t arrest me” durante la battaglia per la salvaguardia della libertà individuale che vige nel Regno unito. Il gesto più anticonformista rimane però il suo incontro con la Regina Elisabetta II in occasione del ricevimento del titolo di dama dell’ordine dell’impero britannico, Vivienne da sempre ostica alla Gran Bretagna fece ruotare l’ampia gonna, mostrandosi con addosso soltanto delle collant senza biancheria intima.

La battaglia ambientalista
Da sempre un’attivista molto sensibile a tematiche ambientali, Vivienne promuove nelle sue creazioni una moda sostenibile e cruelty free. Dalla linea di borse e accessori creata per l’Ethical fashion Africa project,  fino al suo sostegno per la campagna Save the Artic con lo scopo di fermare le trivelle e la pesca industriale nell’artico, passando per le t-shirt in collaborazione con Marie Claire e People Tree volte a salvaguardare le tribù indigene della foresta pluviale. La sua battaglia ecologica va a pari passo con quella politica, ricordiamo il famoso aneddoto del natale 2014 quando regalò al primo ministro inglese David Cameron un pacco contenente amianto per protestare contro la pratica del fracking.

E’ una stilista da Museo
Vivienne Westwood ha da sempre avuto un profondo rapporto con il mondo dell’arte tanto da dare vita ad una concezione di moda che è un punto d’incontro tra arte e design. Alcune delle sue creazioni sono diventate fondamentali per la storia del costume, tanto da essere esposte nei musei come delle vere e proprie opere d’arte, è il caso della collezione Pirate in mostra al Victoria and Albert Museum di Londra.
Proprio lo scorso dicembre è stata annunciata la sua collaborazione con il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, per l’occasione, la dama della moda Inglese ha disegnato le divise del personale, andando così a solidificare il suo legame con le istituzioni museali.


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