100 anni di Gucci – Aria è una passerella di celebrazione e rinascita

Anno di rinascita – anno di celebrazioni. Il centenario di Gucci coincide con l’ultimo atto della fase pandemica e si profila di buon auspicio per una ripresa economica e creativa. La sfilata Aria, presentata attraverso un film codiretto da Alessandro Michele e Floria Sigismondi – che ha già firmato la recente campagna di Gucci Bloom con Angelica Huston – è solo il primo di una serie di eventi e progetti, scaturiti dal genio creativo di Alessandro Michele, che si faranno portatori di una celebrazione lunga e personalissima come la storia della Maison. In una celebrazione del passato come atto di consapevolezza del presente e catalizzatore del futuro.

Della musica si è occupato lo stesso Michele, col remix di Lawrence Rothman, le cui variabilità sonore si spostano da Gucci Gang di Lil Pump a Gucci On My Bag di Mier.

Aria come inno alla libertà dai rigidi codici di stile, firma intellettuale del Direttore Creativo che con l’utilizzo fluido di linee morbide, chemisier di seta e suits in velluto dai colori brillanti e dettagli preziosi come gioielli, ha emancipato la moda dai vincoli di genere.
Aria come punto d’arrivo dei 94 modelli, importanti e carichi di significato che, dopo aver attraversato un paesaggio notturno metropolitano caratterizzato da luci al neon e una dark room, giungono in un giardino segreto in cui la natura torna rigogliosa e protagonista di un mondo nuovo e rigenerato.

Una revisione di tutto quello che ha fatto la storia di Gucci, ibridandola di nuove “riserve di energia che possiedono in potenza una vita ulteriore” per usare le sue parole “Nel mio lavoro, accarezzo le radici del passato per produrre infiorescenze inattese, scolpendo la materia attraverso innesti e potature. A questa capacità di riabitare il già dato faccio appello”

Ad alterare l’ordine di questo percorso di memoria, il gioco provocatorio di alcuni capi all’interno della collezione che Alessandro Michele si è divertito ad hackerare con il logo di BALENCIAGA (come nella JACKIE 1971) che, badate bene, non ha nulla a che vedere con una capsule collection.

I riferimenti al mondo lussuoso e sexy di Tom Ford e a quello equestre, radicato nell’heritage del brand, s’intrecciano senza scivolare nella nostalgia, ma riproponendo visioni riconoscibili in una lettura rinnovata e rinvigorita di futuro.  

Il richiamo all’Hotel Savoy di Londra, così caro a Guccio Gucci dove lavorò prima del suo rientro a Firenze per aprire la Guccio Gucci nel 1921.

Il logo ripetuto e messo in risalto dalla luce dei cristalli swarowsky, insieme alla banda bicolore istituzionale completamente rieditata e rivoluzionata nella forma in abiti e gonne. 

Rigenerazione e prime volte, come gli articoli di alta gioielleria della linea Orto Deliciarum che per la prima volta vengono inclusi in sfilata: un’anteprima dei nuovi articoli di alta gioielleria di Gucci.

“Attraversare l’ora in cui tutto ebbe origine è per me una grande responsabilità e un
gioioso privilegio. Significa poter aprire le serrature della storia e sostare sull’orlo del
cominciamento. Significa immergersi in quella sorgente natale per rivivere il vagito
e l’apparire al mondo.”
Dichiara il Direttore Creativo Alessandro Michele

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