A NEW RISING STAR: MAX IRONS

Trentatré anni, figlio del Premio Oscar Jeremy Irons e una carriera avviata come attore. È Max Irons, attore britannico formatosi alla Guildhall School of Music and Drama, il cui debutto professionale in “Wallenstein” di Friedrich Schiller al Chichester Festival Theatre gli è valsa la nomination al prestigioso Ian Charleson Award. La sua carriera da attore è costellata di successi internazionali, come “Red Riding Hood” a fianco di Amanda Seyfried e Gary Oldman, il suo ‘Tommy nel thriller “The Runaway” nominato agli Emmy, o il suo ruolo come re Edoardo nella serie televisiva della BBC/STARZ “The White Queen” candidata ai Golden Globes, solo per nominarne alcuni. Tra gli ultimi progetti ricordiamo la serie spy “Little Drummer Girl” basata sul romanzo di John le Carré, dove Max interpreta Al, sotto la regia di Park Chan. Quest’anno sarà protagonista in “Condor”, una serie drammatica di dieci episodi, in cui il personaggio del giovane attore è ispirato al ruolo iconico di Robert Redford nel thriller politico “Three Days of the Condor” del 1975, su cui si basa la serie, in uscita a giugno negli Stati Uniti. Comparirà anche in “Terminal”, un thriller noir scritto e diretto da Vaughn Stein, prodotto e interpretato dalla candidata al Premio Oscar Margot Robbie, in cui Max è il sicario Alf. Ad agosto negli USA, Max è apparso come David Castleman nel film indipendente “The Wife”, scritto da Jane Anderson e basato sul romanzo omonimo di Meg Wolitzer, dove recita al fianco di Glenn Close, Jonathan Pryce e Christian Slater. Ha inoltre prestato il suo volto per marchi come Burberry e Mango. Personaggio affascinante e molto riservato, Max Irons non è un fan dei social network e si dichiara molto geloso della sua privacy. In questa intervista esclusiva scoprite i suoi prossimi progetti e l’editoriale scattato nella sua amata Londra.

Quando hai deciso di diventare attore?


Ho deciso di diventare attore quando frequentavo la scuola d’arte drammatica.  Ho diretto e recitato in un piccolo lavoro teatrale chiamato Gaggle of Saints, che è un atto unico del drammaturgo Neil LaBute. Ho quindi insegnato teatro per un anno e da lì ho avuto la conferma che era quello che volevo fare. Inoltre, se riesci a superare i tre anni di scuola di recitazione e ti diverti ancora, allora stai facendo la cosa giusta.

Come è stato il tuo percorso di formazione alla scuola di arti drammatiche Guildhall?

Intenso, terrificante ma illuminante allo stesso tempo.

Come è andata la tua prima esperienza e apparizione come attore?

Esilarante e spaventosa in egual misura.

Chi sono i registi che ti hanno maggiormente ispirato? Con chi ti piacerebbe lavorare in futuro?

Steven Soderbergh, Francis Ford Coppola, David Fincher, Christopher Nolan, Mike Nichols, Martin Scorsese e Stanley Kubrick, giusto per citare qualcuno.

Ti dividi tra serie tv e cinema, come selezioni i tuoi progetti?

Non c’è una formula fissa, valuto caso per caso. Dal cast coinvolto, la sceneggiatura, la storia della parte, è una combinazione di una serie di cose.

Quest’anno hai interpretato Joe Condor nel film Condor e il tuo personaggio si basa sul ruolo di Robert Redford. Come ti sei preparato per questa parte e quale è stata la tua esperienza?

 Fare una parte resa famosa da Robert Redford è una cosa che può intimidire, ma è anche un onore essere invitato a farlo. Tuttavia, anche se è importante rispettare ciò che è venuto prima, bisogna prendere e imparare quello che puoi e rielaborarlo perché che non ha senso cercare di emulare una determinata performance. Il fatto stesso che sei tu a interpretare la parte lo rende diverso e quindi ti permette di ampliare la tua comprensione del personaggio liberamente. Inoltre, lo scenario della nostra versione di Condor è diverso a causa dell’ambiente geo-politico estremamente mutevole in cui ci troviamo.

La tua performance in The Riot Club ha avuto grande successo ma allo stesso tempo ha creato scalpore, come descriveresti questa esperienza?

 The Riot Club è stata un’esperienza fantastica su più livelli. Lavorare con un giovane cast di attori inglesi e avere Lone Scherfig, una regista danese che racconta un inglese è stato molto entusiasmante.

Hai recitato anche il ruolo chiave di Edoardo IV nella serie storica The White Queen. Com’è lavorare su personaggi storici?

 The White Queen è ambientato durante il periodo storico della Guerra dei Roses, un momento affascinante e ricco di storia. Un’enorme quantità di risorse da cui attingere.

Esaminando la tua carriera, e tra i numerosi ruoli recitati quali sono per pietre miliari per te? Quali sono i film o le serie che rappresentano i punti di svolta per la tua crescita come attore?

 Farragut North, una commedia che ho fatto al Southwark Playhouse e al Riot Club

Quali sono i luoghi in cui ti rilassi e ti ricarichi?

Mi piace andare in bici, ma amo anche l’arrampicata. Mi piace molto anche la Grecia.

 

Il tuo ultimo viaggio che hai nel cuore?

Visitare Maiorca in bici

L’ultimo film che hai visto e ti ha ispirato?

Hereditary. Mi piacciono i film di paura e questo è estremamente bello.

Vivi a Londra o New York?

Londra, mentre prima vivevo a New York.

Hai un forte legame con Londra, quali sono i tuoi luoghi  preferiti della città?

Mi piace andare ad Hampstead Heath e al Borough Market

Raccontaci come è stato l’anno scorso e cosa c’è nel tuo futuro.

Il 2018 è stato un anno molto intenso, sono usciti al cinema ben due film: Terminal e The Wife. Ho recitato anche nella serie della BBC/AMC The Little Drummer Girl basato su un racconto di John Le Carrè. Nel 2019 tornerò a recitare nella seconda stagione di Condor. Non vedo l’ora!

Quali sono i piani per la tua carriera?

Continuare a lavorare, imparare da chi mi sta intorno e non perdere la prospettiva, cercando di divertirmi sempre mentre lo faccio. Il segreto è tutto lì.

 

 

 

 

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