A tu per tu con Francesco Arca: esordi, passioni, progetti passati e futuri

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Toscano doc (è nato a Siena nel 1979), l’attore Francesco Arca si è avvicinato alla recitazione quasi casualmente, grazie anche alla notorietà regalatagli nei primi anni Zero da alcuni programmi e reality show, ma da allora non l’ha più abbandonata, costruendosi una solida carriera. Dopo gli inizi in fiction dal grande seguito è approdato al cinema d’autore con Ferzan Özpetek – che l’ha voluto al fianco di Kasia Smutniak in Allacciate le cinture (2014), poi sono arrivati serial italiani (Sacrificio d’amore, La vita promessa, il recente Svegliati amore mio) e di respiro internazionale come Los nuestros o Promesas de arena. A breve lo vedremo in nuovi titoli per il grande e piccolo schermo, come ci ha confidato nell’intervista che segue.

In questo momento sei sul set, a cosa stai lavorando?

«A una serie per Canale 5 di cui sarò protagonista con Vanessa Incontrada, girata quasi del tutto ad Arezzo; per la prima volta interpreterò un personaggio appunto toscano, il che mi riempie di soddisfazione. Sono anche sul set di una serie Netflix e, a fine giugno, inizieranno le riprese del nuovo film di Lillo, in questo caso si tratta di poche scene per un piccolo ruolo, ma sono contento di dare il mio contributo».



La recitazione è sempre stata tra i tuoi obiettivi oppure è venuta fuori man mano?

«Non era assolutamente tra i miei obiettivi, all’inizio per un discorso di emulazione della figura paterna volevo fare il militare, poi ho intrapreso un percorso televisivo di cui mi sono stancato dopo un paio d’anni, lasciando anche Milano che per me rappresentava quell’ambiente lì.
L’amore per la recitazione è nato quando mi sono fidanzato con Laura (Chiatti, ndr), seguendo lei, accompagnandola sui set dove ho cominciato silenziosamente a guardarmi intorno, a osservare; ben presto mi sono fatto coinvolgere dalla magia del cinema, così ho cominciato a studiare, a inserirmi pian piano in questo mondo, da lì è partito tutto».



Sei stato tra i protagonisti di Allacciate le cinture (2014) di Özpetek, cosa puoi dirci di quell’esperienza, com’è stato lavorare con un autore della sua caratura?

«È stata un’esperienza unica, all’epoca non riuscivo a rendermene conto appieno, tornandoci a distanza di anni ne traggo delle considerazioni che prima non sarei stato in grado di fare, su tutte quanto mi abbia aiutato in termini lavorativi girare un film con lui, quanto si possa imparare da un maestro del genere, che ti fa capire come, alla base di questo mestiere, ci sia sempre l’emozione, nel bene e nel male bisogna emozionare il pubblico.
Özpetek insisteva molto proprio sul piano emozionale, sul far rivivere determinati momenti, non era un lavoro tanto pratico quanto psicologico, perlomeno prima di girare, quando mi ha fatto entrare nella sua fantastica visione. Sul set invece mi guidava, anche perché ne avevo bisogno, essendo privo dell’esperienza necessaria a gestire un ruolo simile, dunque mi ha guidato e io saggiamente, in modo quasi militaresco, l’ho seguito».



Ci sono dei registi, in particolare, con cui vorresti lavorare?

«Lasciami dire che un’altra figura per me fondamentale è stata Ricky Tognazzi: mi ha dato una cosa che in pochi mi avevano concesso, la fiducia, ha creduto in me e, pur seguendomi, mi ha lasciato andare. Ricky e Simona (Izzo, moglie e collaboratrice del regista, ndr) sono state due persone davvero importanti a livello sia umano sia lavorativo.
Per quanto riguarda i registi ce ne sono tanti, ad esempio ultimamente mi sono trovato a girare con Fabrizio Costa, una persona squisita che mi ha aperto il cuore; è un cineasta di vecchio corso e mi sta insegnando molto, il bello di questo lavoro sta nel fatto che ogni persona con la quale collabori apporta un qualcosa, ti dà un quid. La più grande vittoria per me consiste nel riuscire a lavorare con tanti autori che possono regalarti altrettante sfumature diverse, solo allora puoi diventare un attore completo».

Al di là del lavoro, quali sono le tue passioni?

«Sono sempre stato per il mens sana in corpore sano, il mio tempo libero lo dedico allo sport; da 6-7 anni, inoltre, ho scoperto la meditazione, che intendo anche semplicemente nel senso di prendere asciugamano e libro, andare in un parco e mettermi lì da solo, immergendomi in una pratica che riesce a tranquillizzarmi».

Che rapporto hai con i social?

«Sono ormai parte integrante della nostra vita, non mi sono certo messo contro questo dato di fatto, ho cercato di assecondarlo senza farne un uso smodato. Penso di avere un rapporto tutto sommato equilibrato con i social, pubblico qualcosa quando mi va, non perché debba o voglia apparire per forza, anzi, di mio sono abbastanza riservato, però ci sono persone che magari mi seguono da anni e cerco di metterle al corrente di ciò che faccio. D’altra parte se prima il pubblico poteva informarsi sugli attori solo attraverso interviste e articoli, ora con i social può farlo in maniera diretta ogni giorno».



Cosa pensi del connubio tra abiti di scena e interpretazione del personaggio? E che rapporto hai con la moda?

«I costumi ti aiutano tantissimo a entrare in una determinata situazione, nel momento di indossarli avviene come una magia e diventi quel personaggio specifico, in questo senso più gli abiti di scena sono caratterizzanti, meglio è; credo però che i veri artisti, cui va dato tutto il merito, siano i costumisti, che piegano abilmente la moda alle esigenze del cinema o del teatro. Per quanto riguarda il mio gusto personale, ho alcuni stilisti di riferimento che, anche a livello comunicativo, mi lasciano la libertà che cerco, in effetti è proprio questa la parola chiave parlando di moda; non mi piacciono gli stereotipi, adattarmi per forza alle tendenze o avere cose che portano tutti, cerco di definire un mio mondo».

Quali capi o accessori non possono mancare nel tuo guardaroba?

«In estate sicuramente dei jeans corti neri che ho da circa dieci anni, li indosso continuamente, poi un paio di sneakers che porto sempre con me, per potermi ritagliare ovunque un’oretta per correre o allernarmi».


Cosa ti aspetti dal 2021 e, in generale, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Mi aspetto di tornare in Spagna, dove intendo portare avanti dei contatti che risalgono al 2017, ho fatto due lavori lì che mi hanno permesso di crescere tanto e non vedo l’ora di tornarci, ho trovato una dimensione per certi versi molto più vicina a me.
L’obiettivo, per il futuro, è passare nel paese almeno meta dell’anno lavorando a progetti in lingua spagnola o araba, nel solco di quanto fatto finora».

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