Alberto Malanchino, ecco il DOC nelle vostre mani

Photographer: Davide Musto @davide_musto 

Ass. Photographer: Emiliano Bossoletti @_emilianobossoletti

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Grooming: Elisa Zamparelli @elisazamparelli @makingbeauty.management

Location: Osteria il Matto – Roma @osteriailmatto 


Alberto Malanchino, attore italiano con madre del Burkina Faso, si definisce un ragazzo dell’Hinterland Milanese, la sua passione per il cinema nasce sin da piccolo, anche se all’inizio intraprende studi più tecnici per poi capire che non erano la sua strada. Ora lo apprezziamo nel ruolo di Gabriel Kidane per la serie “Doc nelle tue mani”, uno dei maggiori successi della fiction targata RAI1.

Dimmi come nasce la tua passione per la recitazione..

La prima volta è stata sicuramente da piccolo in quanto vedevo molti film in compagnia di mia madre che è stata la prima persona a trasmettermi la passione per il cinema. E senza distinzione di bollino rosso o blue me li faceva vedere tutti, ed ho iniziato a subire il fascino degli attori come Al Pacino o Michele Placido, e ti sto parlando ancora di VHS, che sembra una vita fa. Ti confesso che ero molto incuriosito dal fatto che tutti parlassero italiano, allora poi mia madre mi ha spiegato che esisteva il doppiaggio, così è stata una doppia fascinazione.

Invece il secondo momento quando è stato?

Esattamente al quinto anno di ragioneria, dove la professoressa ci portò a vedere “Le allegre comari di Windsor”, mentre avevo amici che volevano proseguire gli studi con la Bocconi o insomma altre scuole, io ho capito di voler fare una scuola di recitazione. E così sono entrato in accademia a Milano alla Paolo Grassi.

In DOC nelle tue mani interpreti un giovane medico, come ti sei avvicinato al personaggio?

Innanzi tutto, ho cercato di vedere che cosa potessimo avere in comune io e lui, e mi è saltato subito all’occhio il fatto che tutti e due avessimo una grande dedizione per il lavoro. Poi c’è stato l’approccio professionale, ed in questo caso devo ringraziare il nostro regista Jan Michelini che ci ha permesso di fare un piccolo training all’interno del Policlinico Gemelli di Roma, per poter studiare tutte le varie dinamiche tra i pazienti ed i medici. Ed è stato di vitale importanza per poter utilizzare termini tecnici con una certa naturalezza e confort.

Il tuo ruolo ha origini Etiopi invece tu che origini hai?

Diciamo che sono dell’hinterland Milanese, dell’Altesana, dell’Adda, e poi per esigenze lavorative ovviamente mi son traferito a Milano. Il mio papà è italiano, mentre mia mamma è africana originaria del Burkina Faso.

Sin dalla prima puntata è stata un vero successo questa fiction, te lo saresti immaginato?

Ovviamente sono molto contento, perché la verità è che è stata una scommessa grandissima, in quanto da quello che mi dicevano il genere “medical” in Italia ha sempre fatto un po’ fatica ad attecchire. In più andando in onda con la prima parte della serie in piena pandemia, ci ha fatto riflettere sul fatto se fosse utile o meno far uscire una serie TV di quel genere in quel momento. E poi più che altro, avevamo iniziato a girare in tempi non sospetti, ma non avevamo finito, quindi aggiungiamo anche il dubbio se aspettare di finire o partire con la prima parte. Ed infine il pubblico ci ha premiato.

Come stai vivendo questa seconda devastante fase di pandemia?

Diciamo un po’ come tutti quelli chiusi in zona rossa sto aspettando giorni migliori, organizzo la mia vita creativa che prima non aveva il tempo di svilupparsi, come stesure di soggetti e scritture. E poi siamo stati svezzati dalla prima ondata quindi abbiamo trovato una quadra.

Che cosa non deve mai mancare nella tua valigia prima di un viaggio, quando torneremo a viaggiare?

Sicuramente una bella crema protezione 50, visto che non possiamo mai cambiare cromia della pelle per lavoro, e poi sicuramente un cellulare con tanta rete da poter comunicare con chi è distante.

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