Anna Ferzetti, «recitare è un po’ come andare in analisi»

Il suo cognome richiama un pezzo di storia cinematografica e teatrale italiana, idem quello del compagno: Anna Ferzetti, attrice romana, figlia di Gabriele (scomparso nel 2015, un interprete di razza della stagione migliore dello spettacolo nostrano, al servizio di autori con la A maiuscola quali Antonioni, Visconti, Leone, Petri…), legata sentimentalmente a Pierfrancesco Favino, a 39 anni (di cui una ventina trascorsi su set e palcoscenici di rilievo), fa parlare di sé, ben più che per le (illustri) parentele, per i ruoli cui ha dato vita tra grande – e piccolo – schermo e teatro. La notorietà gliel’ha regalata Una mamma imperfetta, ma l’elenco è corposo, comprende fra i tanti Terapia di coppia per amanti, Il colore nascosto delle cose, Rocco Schiavone, fino alla doppia candidatura (David di Donatello e Nastro d’argento) come miglior attrice non protagonista per Domani è un altro giorno.
Dal 13 aprile la vedremo ne Le fate ignoranti, trasposizione seriale del capolavoro di Ferzan Özpetek, e a maggio su Sky in (Im)perfetti criminali; la nostra conversazione parte da qui.

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Arriva su Disney+ Le fate ignoranti, cosa possiamo aspettarci dall’adattamento televisivo della pellicola che consacrò Özpetek tra i massimi autori del nostro cinema?

Secondo me bisognerebbe slegarsi un po’ dal film, la storia rimane la stessa ma ci sono sviluppi inediti, affidati ad altri interpreti, altre facce, altre umanità insomma, e il valore aggiunto consiste proprio in questo.
A causa dei parallelismi è spesso difficile lavorare ai remake, invece ci si dovrebbe concedere la libertà di avvicinarsi a una cosa diversa e, anche nel caso dei personaggi già esistenti, vederli con altri occhi.

Quali pensi siano le differenze principali tra l’originale e la serie?

Nei rifacimenti, come detto, ognuno porta con sé determinate caratteristiche, il suo personale modo di vedere il personaggio. Io sono stata fortunata perché, non avendo termini di paragone per Roberta, una new entry, mi sono potuta sbizzarrire, seppur nel contesto della “casa” di Le fate ignoranti.
Per quanto riguarda i protagonisti “originali”, essendoci un solo Stefano e una sola Margherita (Accorsi e Buy, rispettivamente Michele e Antonia nel film, nda), esattamente come un solo Eduardo (Scarpetta, nda) e una sola Cristiana (Capotondi, nda), è normale che ciascuno ne dia la propria lettura.

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Sei nel cast di (Im)perfetti criminali, commedia su quattro guardie giurate che si improvvisano rapinatori. Cosa puoi anticiparci del film e della tua parte?

Sono un’insegnante alla costante ricerca di supplenze, con Filippo Scicchitano formiamo una coppia di sposi che fatica ad arrivare a fine mese.
La trovo una storia deliziosa, capace di far riflettere pur essendo sostanzialmente una commedia su quattro persone semplici, metronotte che sbarcano il lunario e si troveranno ad aiutare un collega in difficoltà. Si sorride e allo stesso tempo ci si interroga, pensando a questioni complesse, concrete, alle difficoltà della vita quotidiana, tipo affitto e bollette.

È in onda su Rai2 la seconda stagione di Volevo fare la rockstar, tu però non sei nuova al mondo della tv: eri tra le protagoniste di Una mamma imperfetta, poi sono venuti Skam Italia, Rocco Schiavone, Il tredicesimo apostolo… Cosa ti stimola di più delle serie?

Non c’è un elemento specifico, ad attirarmi sono senz’altro ruolo e storia, di Volevo fare la rockstar, per dire, mi affascinavano gli argomenti trattati, l’amore, la famiglia, i tradimenti, la provincia anche, protagonista al pari del cast, perché la cittadina immaginaria di Caselonghe rappresenta uno spaccato del Friuli; come atmosfera è agli antipodi rispetto, ad esempio, a Le fate ignoranti, dove Roma viene restituita in modo pazzesco, con luci bellissime.
Finora sono stata fortunata, mi sono capitati ruoli diversissimi l’uno dall’altro.

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Nel 2020 hai preso parte a Curon, che sviluppava in chiave mystery il tema del doppio, come immagini un ipotetico alter ego di Anna Ferzetti?

Come un mio opposto, ognuno ha i suoi punti deboli e credo gli toglierei quelli, le paranoie varie che mi porto dietro.
Si tende a raffigurare il doppio come la parte oscura dell’io, mi piacerebbe al contrario trasmettergli quei lati caratteriali che non mi appartengono, anche in Curon ho provato a individuare le sfaccettature positive del personaggio, quelle non pienamente sviluppate.

Qualche serial che apprezzi – o hai apprezzato – particolarmente? In fondo hai dichiarato di guardare sempre Netflix con le tue figlie…

Ce ne sono davvero tanti, mi viene in mente Fleabag, per citarne solo uno; amo andare al cinema, comunque, quindi cerco di tenere insieme le due dimensioni, ritagliandomi il tempo necessario a godersi un film in sala.

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Confidavi nel 2021 al Corriere della Sera di fare come tuo padre che «amava trasformarsi, imbruttirsi», cioè?

Gli attori hanno l’immensa fortuna di vivere le vite degli altri, allontanarmi da me stessa anche fisicamente, oltre a divertirmi, in questo senso mi aiuta. Se il copione prevede una determinata postura o “difetti” fisici, perché non accentuarli?
L’attenzione ad aspetti simili, probabilmente, dipende dall’essere cresciuta a teatro, che concede maggiore libertà artistica rispetto al cinema, dove il discorso è diverso, più complesso a livello tecnico; di contro, è ancora più stimolante provare a trasformarsi per un film o la tv, risultando altrettanto credibile sullo schermo.

Due anni fa eri al fianco di Pierfrancesco Favino in Tutti per 1 – 1 per tutti, come ti sei trovata a condividere il set con lui?

Non era una novità assoluta, abbiamo fatto spettacoli insieme per anni, era però la prima volta sul set e, trattandosi di una commedia, la difficoltà principale era non ridere, una vera sfida date le situazioni esilaranti che si venivano a creare, non di rado improvvisate, per giunta.
Io e Pierfrancesco ci divertiamo molto a lavorare insieme, sicuramente l’alchimia che c’è tra noi aiuta, per quanto non manchino scontri e dubbi.

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Hai vissuto il teatro fin da piccola, lavorando anche dietro le quinte, e recentemente l’hai definito una comfort zone. Cosa rappresenta per te il palco?

È come una seconda casa, quando si accendono le luci e il sipario si alza, scatta qualcosa che le parole non possono spiegare appieno, a partire dal rapporto col pubblico, lo percepisci distintamente, avverti che è lì, vive nella storia con te.
Ora con Vanessa Scalera, Daniela Marra e Pier Giorgio Bellocchio riprenderemo Ovvi destini alla Sala Umberto, tornare in scena dopo un periodo del genere e sentire le persone in platea partecipi, che commentano, ridono o si commuovono, è davvero emozionante, riempie di gioia vederle felici alla fine dello spettacolo.
Il teatro ha l’enorme privilegio della simbiosi con il pubblico, per questo ci torno appena posso e, ogni volta, la sensazione è di essere a casa. I ritmi cinematografici e televisivi sono diversi, semplicemente, sto ancora prendendoci le misure; il nostro è un mestiere in cui, per fortuna, la ricerca per tenere vivo quel fuoco che ne la base è continua, non si smette mai di imparare, anche solamente osservando i colleghi che, magari, a sessanta o settant’anni si spingono ancora oltre, senza dare nulla per scontato.

Un ruolo o genere con cui finora non hai avuto la possibilità di confrontarti e che, invece, ti piacerebbe sperimentare?

Fondamentalmente ho sempre lasciato che fosse il personaggio di turno a “travolgermi” e vorrei proseguire su questa linea, sorprendendo gli altri – e me stessa – con parti che mi diano stimoli inediti. Insistendo sulle stesse cose, d’altronde, si finisce per annoiarsi e annoiare gli spettatori, i primi con cui bisogna entrare in sintonia, spingendoli a immedesimarsi con ciò che vedono.
Mi chiedo spesso come sia possibile non avere ruoli che mi piacerebbe da matti interpretare, e non so rispondere, del resto ci sono così talmente tanti lati della personalità da esplorare e raccontare, senza parlare dei temi da affrontare… Recitare è un po’ come andare in analisi, ti fai molte domande e arrivi a sfidarti, a metterti in discussione, come attore e persona in generale.

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Credits

Talent Anna Ferzetti

Photographer Davide Musto

Ph. assistant Valentina Ciampaglia

Stylist Nick Cerioni

Fashion assistants Michele Potenza, Salvatore Pezzella, Noemi Managò

Make-up Michele Mancaniello for #SimoneBelliAgency

Hair Simona Imperioli

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