Celebrando Lagerfeld Fendi goes global sempre di più

‘Asian graffiti on fur’, ovvero un ponte fra Oriente e Occidente in nome dell’arte e dello stile. Potrebbe essere questo il titolo del nuovo progetto creativo, ultima chicca di Fendi che quest’anno ha arruolato alcuni giovani talentuosi artisti asiatici, graffitisti street.

Missione: la realizzazione di psichedelici arazzi in pelliccia che saranno presto esposti in mostra a Roma al Colosseo Quadrato (ribattezzato da Fendi Palazzo della Civiltà Italiana), sede centrale del marchio. Sono veri e propri quadri che riproducono soprattutto languidi disegni esotici, motivi patchwork, il logo Fendi stilizzato, lanciato da Karl Lagerfeld negli anni’60 e reinventato dai giovani creativi con gli occhi a mandorla nella versione inscritto in una stella in technicolor, e infine una variopinta mappa del globo tutta fatta di velli preziosi.

A conferma che Fendi, il brand oggi fiore all’occhiello della multinazionale del lusso LVMH, è un marchio Made in Italy top player nell’agguerrito mercato internazionale, sinonimo di eccellenza artigianale e ad alto tasso di glamour, proiettato nel futuro e soprattutto in uno scenario dominato dal gigante asiatico, dal dragone e dal Sol levante. Siamo come nani sulle spalle dei giganti. E sulle spalle dei fondatori del marchio nato a Roma nel 1925 come epitome di pelletteria e pellicceria, e sulle spalle del gigante Karl Lagerfeld che in 54 anni di attività come direttore creativo della maison ha rinnovato l’universo asfittico e opulento dell’alta pellicceria con le sue eclatanti trovate, prospera oggi un marchio che pensa in grande e corteggia assiduamente Francia e Cina con risultati più che positivi.

In principio nel 1969 fu il debutto nella Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze, culla dell’allora nascente alta moda tricolore e svolta epocale per il marchio capitolino, già affidato alla matita di Lagerfeld e guidato da un ‘battaglione al femminile’, le cinque sorelle Fendi, Alda, Carla, Franca, Anna, Paola che alla fine degli anni’60 spiccarono il grande salto affacciandosi in una vetrina assolutamente internazionale e lanciando il prêt-à-porter in pelliccia.

Dunque la Mitteleuropa di un uomo, geniale e poliedrico, (Lagerfeld) e la romanità magniloquente di cinque donne (le Fendi) votate alla famiglia e all’azienda, ansiose di sbarcare a Hollywood e negli Stati Uniti. Già alla fine degli anni’70 le vetrine di Bergdorf Goodman a New York esponevano le meraviglie del marchio, famoso per le sue iperboliche lavorazioni manuali che sfidavano i limiti naturali dei velli, dai più preziosi ai più umili e accessibili. Per ricordare il genio di Lagerfeld scomparso quest’anno e deus ex machina dell’ascesa mondiale della griffe, l’erede talentuosa di Karl Silvia Venturini Fendi, figlia di Anna Fendi e dell’ingegnere Giulio Venturini, una gentildonna pacata ma sagace che dal maestro di Amburgo ha appreso tutti i segreti del mestieri della haute fourrure, ha concepito, in tandem con il presidente e CEO della maison Serge Brunschwig, un kolossal d’arte, moda e alto artigianato in una magica serata romana d’estate.

Una volta tanto la collezione couture di Fendi, che solitamente sfila a Parigi, ha incantato Roma con un evento faraonico sul Palatino al quale hanno assistito 600 ospiti internazionali, fra i quali star del calibro di Susan Sarandon, Catherine Zeta-Jones, Jason Momoa, Zendaya oltre a molte celebrità del cinema italiano come Isabella Ferrari, Alessandro Roja e Magherita Buy.

In questa occasione lo stato maggiore di Fendi ha presentato il progetto di restauro del tempio di Venere al Palatino, il primo nucleo storico dove è stata fondata Roma e sul quale il gruppo LVMH ha deciso di investire 2,5 milioni di euro, perseguendo la sua linea di riportare agli antichi fasti i più bei monumenti di Roma, dalla Fontana di Trevi fino al complesso delle quattro fontane e delle fontane del Gianicolo, del Mosè, del Ninfeo, del Pincio e del Peschiera. In una sfilata di 54 uscite andate in scena al crepuscolo, in una cornice solenne davanti al Colosseo, e indossate da mannequin top come Maria Carla Boscono e Freja avvolte in un’atmosfera siderale, il direttore creativo della maison ha distillato il meglio della bellezza e della raffinatezza dell’archivio delle lavorazioni degli atelier Fendi.

Una galleria di virtuosismi da cardiopalma, ispirati stavolta a temi floreali, alle geometrie della Secessione Viennese e ai motivi mutuati dalle decorazioni marmoree dell’antica Roma come i pavimenti cosmateschi, il tutto virato in toni naturali e chiari dal miele al sabbia e oro, dal verde salvia al grigio fumé, fino al rosa carne, e al binomio bianco e nero. In un video suggestivo la stilista cosmopolita ma legata a Roma a doppio filo, mostra la bellezza della città eterna e la sapienza manuale degli artigiani del brand che traduce in silhouette stilizzate. Come quelle della iconica cappa geometrica ad astuccio nata nel 1971 e indossata da Marisa Berenson nel film di Luca Guadagnino ‘Io sono l’amore’, le pellicce di cashmere o di mohair abbinate al cotone e al PVC, i trench reversibili doppiati di zibellino oppure le giacche avvitate dai riflessi dorati dalle spalle a T e dai revers di visone e zibellino abbinate a stivali alti, macrobaguette di morbida pelliccia e pantaloni a zampa. E per la sera scenografiche toilette da ballo policrome con la gonna a crinolina e le maniche ballon, rigorose robemanteau interamente ricamate a mano o lavorate a canestro in visone rasato, seducenti abiti boudoir ricamati con spighe di grano e tasselli di pelliccia completati da preziose miniclutch e sensuali boa di volpe bicolore.

Photo by Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/ Getty Images for Fendi

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