Cinecult: Io, Daniel Blake di Ken Loach

Ken Loach regista di film di denuncia a sfondo politico-sociale ma anche densi di romanticismo come ‘Riff Raff’, ‘Piovono Pietre’, ‘Ladybird Ladybird’, ‘Il vento che accarezza l’erba’ film quest’ultimo per il quale si è aggiudicato il suo primo Palmarès, è uno che parla diretto alla testa e al cuore del suo spettatore. E lo dimostra egregiamente con il suo ultimo meritatissimo Palmarès, ‘Io, Daniel Blake’, distribuito da ‘Cinema’ di Valerio De Paolis. E’ la storia tragica e malinconica di un maturo falegname in crisi per aver perso il lavoro e immerso repentinamente in una burocrazia farraginosa e perversa che è palesemente contraria allo Stato Sociale e ai diritti dei lavoratori. In uno degli uffici per l’impiego dove è solito protestare e ricevere quotidianamente ‘ceffoni’ da burocrati insensibili ai suoi problemi che non fanno che complicare la sua già durissima vita, Daniel s’imbatte in Katie, una giovane disoccupata come lui ma con due figli a carico che a un certo punto medita di prostituirsi pur di sbarcare il lunario lontano da Londra. Paragonato da acuti critici alla filmografia di Vittorio De Sica, questo è un film molto vero come dimostra la battuta preferita del regista (e di Daniel) : “Io non sono un cane, sono un uomo” quasi a voler enfatizzare la sua condizione frutto di una burocrazia di destra ipertrofica e arrogante. “Stiamo perdendo il valore del termine cittadino-ha detto Ken Loach quando ha presentato il film a Roma-i governi sono schierati col capitale e i posti di lavoro o non ci sono, o sono insicuri o non garantiscono la dignità e un adeguato tenore di vita ai lavoratori; sono stato paragonato a De Sica: ebbene nei suoi film mancava la solidarietà civica e operaia mentre oggi in Inghilterra i lavoratori si sostengono molto l’un l’altro” dice il cineasta britannico. E aggiunge: “La complessità del governo che sa ciò che fa nasce per intrappolarci. Ogni settimana, come si vede nel film, vengono applicate delle sanzioni ai disoccupati: ebbene tutti coloro che hanno accettato di recitare dietro la scrivania come impiegati del governo nelle scene del mio film ambientate nei Job center sono ex dipendenti che mal tolleravano la crudeltà del sistema sanzionatorio. Pensi che durante il film mi raccontavano storie di vessazioni e ingiustizie vissute analoghe a quelle replicate durante il film”. Un grandissimo film da vedere e tenere gelosamente in videoteca.

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