Cinecult: Ouija Le origini del male di Mike Flanagan

Promette di aggiudicarsi una buona posizione anche nei box office italiani ‘Ouija le origini del male’ diretto da Mike Flanagan e distribuito da Universal Pictures. La storia, che precede quella raccontata nel film Ouija del 2014 è ambientata nella Los Angeles del 1967 e descrive gli esperimenti di Alice Zander (Elizabeth Reaser, la ricordiamo tutti per Twilight) che, figlia di una chiromante e vedova del giovane marito, per sbarcare il lunario e mantenere le figlie si reinventa nel ruolo di medium procacciando sedute spiritiche totalmente taroccate a concittadini creduloni e bisognosi di un rapporto con le anime dei loro cari defunti. Ma lei è intimamente convinta di fare del bene a queste persone. Complici negli inganni di Alice sono le due figlie, la primogenita Paulina detta Lina (Annalise Basso) e la piccola Doris (Lulu Wilson). Ma la situazione prende una brutta piega e dall’inganno si passa all’evocazione del maligno quando Alice decide di comprare una tavoletta Ouija, la cosiddetta ‘tavola parlante’ che consente, grazie a una lente incastonata in una sorta di triangolo di legno, di instaurare un dialogo con uno spirito specialmente quando la si usa da soli. Così nel tranello del diabolico strumento di matrice ancestrale (è nato nell’Ottocento) cade per prima la piccola Doris che viene posseduta da un demone che a sua volta è l’anima di una delle vittime di un medico tedesco di fede nazista. Doris inizia a manifestare atteggiamenti sospetti tanto da suscitare la preoccupazione del Preside della Scuola delle due figlie di Alice, Padre Tom (Henry Thomas già visto in ‘Gangs of New York’) reso volutamente affascinante che, avendo preso i voti dopo la morte della moglie, inizia a indagare sul caso scoprendo che gli spiriti ai quali Doris ha aperto le porte della casa non hanno alcuna intenzione di lasciarla. Questo film, che racconta le difficoltà economiche realistiche di una famiglia americana in crisi guidata da una vedova con qualche nozione di occultismo, combina elementi sovrannaturali e momenti più terreni e drammatici che possono attrarre un pubblico diverso da quello che di solito frequenta il genere Horror. Il film presenta momenti terrificanti dove la tensione e la paura non sono affatto prevedibili senza indulgere in eccessi e in impennate tipiche dei film di genere. “La paura in questo film è più spontanea proprio come la musica jazz”, sottolinea il regista. Pregevole la ricostruzione dello spirito misticheggiante e dei costumi dell’epoca. Se avete apprezzato il primo film questa pellicola non vi deluderà. E occhio a non perdere i titoli di coda.

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