Dalla tv ai social: comunicare secondo Mariella Milani

Giornalista alla Rai per 33 anni, Mariella Milani è stata fra le prime donne a condurre il TG2, inviata speciale in cronaca, caporedattrice ed autrice di numerosi reportage. La critica di moda è approdata anche online, dimostrando una notevole consapevolezza e dimestichezza con mondo dei social: durante il primo lockdown, ha creato “Un caffè con Mariella”, la rubrica in diretta sul suo profilo Instagram, raccontando a 360 gradi in modo ironico, deciso e soprattutto pungente, il settore fashion. Da poco si trova in tutte le librerie il suo ultimo lavoro,“Fashion Confidential”, edito da Sperling & Kupfer, che traccia i dettagli della sua esperienza professionale, attraverso le interviste dei più noti e distinti personaggi.

Come è nata la tua professione di giornalista di moda? (So che eri una reporter prima). Come risponderesti a chi ti chiede oggi “come faccio a diventare giornalista”? 

Ho iniziato quasi per caso, per una proposta che ironicamente definisco “indecente”. Mi occupavo di cronaca, guerre di mafia e diritti civili ma, come spesso accade in Rai, la mia redazione era stata chiusa e l’allora direttore del Tg2 Clemente Mimun volle affidarmi la moda perché la raccontassi con un tono dissacrante e ironico, adatto a un pubblico generalista. Confesso che inizialmente mi sembrava riduttivo ma con la curiosità di una bambina – che mi appartiene ancora oggi – affrontai un mondo assolutamente nuovo. Spesso mi viene chiesto come poter fare il mio mestiere ma la verità è che nemmeno io so rispondere. È un lavoro che si è fortemente evoluto negli ultimi anni e il digitale ha avuto un impatto non indifferente da questo punto di vista.



Nel tuo libro, Fashion Confidential, emerge come tu sia sensibile ai temi delle donne. Per una donna, credi sia più difficile o più semplice svolgere la tua professione e riuscire a ritagliarsi uno spazio nel mondo della comunicazione oggi? 

La televisione dimostra che alla guida della maggior parte dei programmi ci sono donne, così come sono moltissime le colleghe della carta stampata. Credo che, nel giornalismo, quel che conta è essere letti o ascoltati ed è su questo che si misura il successo.

Nel tuo libro, Fashion Confidential, si leggono diverse definizioni di moda attraverso le parole di noti personaggi, come stilisti, responsabili della comunicazione o modelle, etc… Ci dai la tua definizione di moda? Quali differenze noti sulla moda di ieri rispetto a quella odierna?

La moda per me è emozione, sperimentazione, eccentricità. Rispetto al passato, francamente parlerei di minore creatività. Oggi assistiamo più che altro a reinterpretazioni, rivisitazioni, citazioni. Un caso, tanto per fare un esempio, è quello di Versace che continua a riproporre i classici lanciati da Gianni negli anni Novanta, dalle stampe pop art o jungle o ispirate ai tesori dei fondali marini alla maglia di metallo.



Così come per il tuo libro, hai creato un progetto digitale sul tuo canale Instagram. Come pensi di svilupparlo?

L’obiettivo del mio profilo Instagram è quello di trasmettere un pizzico di cultura e conoscenza di quel che è stato e di quel che succede, sempre attraverso il mio punto di vista. “Ti racconto chi è”, per citarne una, è una rubrica dedicata ai designer – vecchi e nuovi – che hanno fatto la storia e utilizzo strumenti come i quiz o i reel per rendere i contenuti fruibili da un pubblico giovane e al passo con i tempi. La cosa che più mi piace, a proposito di social, è il confronto: credo che l’interattività, rispetto all’informazione classica, faccia la differenza perché riesco ad avere immediatamente un riscontro dai miei followers. Fra gli appuntamenti fissi, “Once upon a time” invece ripropongo le immagini, raccontando anche aneddoti o curiosità, di icone del cinema o del teatro, dive o fotografi. Ho ancora una curiosità quasi infantile e continuo a lanciarmi in nuove avventure. Il futuro? Sono sempre aperta a progetti interessanti.

Tra i diversi intervistati che si trovano nel tuo libro, chi è quello che più ti ha impressionato, e perché?

Ho sempre avuto un debole per Miuccia Prada. Apprezzo la sua continua voglia di sperimentare e rompere gli schemi. La sua Fondazione lo dimostra ed è un’istituzione riconosciuta in tutto il mondo.

Cosa pensi dei social media? Credi che hanno distrutto il modo di comunicare tradizionale o che invece lo abbiano trasformato?

La democratizzazione dell’informazione è senza dubbio positiva ma, come sempre, ci sono luci e ombre. Sono un’individualista per definizione e vocazione e penso che vadano fatti dei distinguo. Fino a qualche tempo fa sarebbe stato impossibile immaginare di fare cultura attraverso i social ma, negli ultimi tempi, c’è stata un’inversione di tendenza. I contenuti di qualità stanno acquistando un peso sempre maggiore mentre “la fuffa” fortunatamente sta perdendo terreno. Così come i consumatori non comprano più solo un prodotto ma i valori che questo rappresenta, anche i followers cercano autenticità, competenza e trasparenza.



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