Dietro le quinte della prima digital fashion week italiana: Caterina Ercoli

Gli stakeholder del Made in Italy raccontano il proprio approccio alla digitalizzazione della Settimana della moda  

Production Alessia Caliendo
Interview Francesco Vavallo

Ph Matteo Galvanone

Caterina Ercoli, buyer presso Antonioli, luxury boutique e punto di riferimento degli amanti dello shopping, dopo aver conseguito studi economici, si specializza nello studio del prodotto diventando una delle buyer italiane più conosciute.

Quali sono le strategie digital utilizzate ai fini del buying durante le attuali campagne vendita?


L’approccio è sicuramente cambiato, attuiamo una strategia di acquisizione più che di ricerca, di brand.
Noi buyer siamo diventati dei semplici spettatori della moda. Non c’è più possibilità di avere un confronto o di poter esprimere il nostro punto di vista sulla collezione interfacciandomi con i nostri colleghi del popolo della moda. Le campagne vendita sono sicuramente cambiate, se in positivo non so. 

Pensi che tale rivoluzione digitale, che ha reso la presentazione delle collezioni assolutamente mainstream, esplorando e promuovendo nuovi linguaggi visivi degni del più rivoluzionario film festival, possa segnare la fine degli eventi fisici

Spero vivamente di no. Gli eventi sono molto importanti nel nostro settore, come detto prima, danno la possibilità di interfacciarsi con diverse realtà e con gli addetti ai lavori.

Quanto è cambiato il tuo mindset professionale Post Covid? 

Sicuramente sto viaggiando molto meno e mi avvalgo dei supporti digitali per continuare il mio lavoro di buying. Potrei dire che ne stiamo giovando tutti sotto l’aspetto lifestyle e spero che questa metodologia venga utilizzata anche nelle prossime pre-collezioni. Riguardo lo smart-working non credo possa che possa diventare “la normale prassi”, abbiamo bisogno di fisicità e di poter toccare il prodotto. 

Quale sarà la nuova visione dell’uomo post-pandemia?

Dopo questi ultimi digital-show ho notato dei look sempre più sobri e basati sul daily-wear, ma devo dire che anche il lounge-wear sta avendo il suo spazio. Credo in ogni caso che l’impossibilità di spostarsi e viaggiare in maniera libera e sicura abbia condizionato o che comunque condizionerà la creatività dei designer.

Se dovessi fare proiezioni per la prossima stagione quale sarebbe lo scenario in termini di comunicazione e vendita del prodotto?

Credo che tutto sarà più digitale che fisico. I negozi sono fortemente penalizzati ma i canali on-line stanno reagendo in maniera positiva e sono in crescita. Gli eventi moda ai fini della comunicazione del prodotto saranno esclusivi e per gli addetti ai lavori. 

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