Divine Bovine: monumenti e testimonianze

Le pitture rupestri nelle grotte di Lascaux in Dordogna e in quelle spagnole di Altamira sono i primi esempi di raffigurazioni in epoca preistorica, che conosciamo essere di opera umana. Non è un caso che l’origine della storia artistica di questo pianeta inizi proprio con dei bovini. Questi animali sono compagni di vita dell’uomo dall’inizio dell’Olocene, ovvero tra i 10.000 e i 7.000 anni fa, quando è avvenuta la “rivoluzione neolitica”, la prima grande rivoluzione dell’agricoltura. L’uomo è passato gradualmente da un’economia di sussistenza basata su caccia e raccolta a una incentrata sull’allevamento e la coltivazione.

Toni Meneguzzo per cinque anni si è avventurato in diverse regioni dell’India, dove è nato e si è diffuso l’Induismo: Tamil Nadu, Karnataka, Andhra Pradesh, Orissa, Uttar Pradesh, Madhya Pradesh, Assam, Rajasthan, facendocene scoprire le tradizioni attraverso un punto di vista esclusivo.

In un viaggio lungo e intenso tra il 2008 e il 2013, acquisisce un repertorio vastissimo di un’arte che sta scomparendo. Divine Bovine è il frutto di questo viaggio: un progetto artistico, antropologico, ma anche di testimonianza della tradizione Hindu, quella di onorare il raccolto e la sacralità delle mucche allo stesso tempo, in quanto elementi fondamentali e correlati per la sussistenza dell’esistenza umana, così come da tradizione millenaria. Secondo questa tradizione – ormai in via di estinzione, e su cui non esistono praticamente fonti documentarie, essendo tramandata oralmente di villaggio in villaggio – durante le celebrazioni delle feste rurali, un esemplare di mucca viene donato al tempio come ringraziamento per il raccolto. Gli animali, adornati con ghirlande, fiori e vari paramenti, vengono dipinti direttamente sul manto con pigmenti coloratissimi, che li rendono vere e proprie opere d’arte viventi.

La mucca per gli indiani è un altare, è la genesi di tutta una spiritualità. Tirano l’aratro e danno il latte, non vengono mangiate e il loro concime è molto prezioso. Quando bloccano il traffico nessuno fa nulla, perché una dea non si tocca.

L’artista ci fa sentire in pieno il senso della loro presunta divinità: le ritrae con lo sguardo attento, fiero perché incarnazione di quel tempio divino che rappresentano, che esprime dignità, forza, resistenza, maternità e servizio incondizionato verso l’umanità, senza sottomissione alcuna.

La mostra Divine Bovine, è una preziosa e rara testimonianza di un’arte insolita per il pensiero e per lo sguardo occidentale contemporaneo, un’arte rurale e al contempo raffinata di cui Meneguzzo si rende custode.

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