Gian Franco Rodriguez, quando i sogni diventano realtà

Gian Franco Rodriguez, non lo conoscevamo ancora, ma adesso con il successo mondiale della attesissima serie TV targata Netflix “Halston” abbiamo potuto apprezzarlo in una performance da Oscar. Lui interpreta Victor Hugo, prima vetrinista e poi artista della gang di Andy Warhol. È fidanzato decisamente fuori controllo per l’appunto dello stilista più controverso made in USA che in pochi anni ha visto l’ascesa al successo ed il crollo nel baratro in maniera burrascosa.

Ma ora scopriamo chi è Gian Franco e le sue radici Italiane.



Conoscevi già la storia di Halston?

Purtroppo, no, Halston è morto nello stesso anno in cui nascevo io in Venezuela nel 1990, non ho avuto modo di scoprire la sua storia fino a quando ho letto il copione. Inoltre, la sua storia è molto conosciuta negli Stati Uniti e io sono cresciuto in Venezuela, solo nel momento in cui ho saputo di avere un’audizione per il progetto, mi sono informato in tutti i modi possibili, vedendo interviste e documentari.



Hai fatto molti provini per arrivare ad avere il ruolo?

Sì, davvero tanti, ma la cosa più bella è stata che nel momento in cui son stato confermato, il regista ci ha fornito un sacco di materiale inedito per poter studiare al meglio i personaggi che alla fine nessuno di noi conosceva. Ho avuto anche l’opportunità di conoscere un amico di Victor al quale ho potuto fare tantissime domande che solo lui che lo aveva frequentato poteva saper rispondere.

Siete al TOP10 in Italia e in molti paesi del mondo, ve lo aspettavate.

Sinceramente non ci ho pensato in quel momento, volevo solo fare il meglio che potessi perché ero super felice di farne parte. Mi sono catapultato nel personaggio al punto di non utilizzare i social per un anno e mezzo, volevo solo pensare al mondo di Halston.

Siamo anche stati interrotti dalla pandemia, avevamo iniziato le riprese a febbraio 2020 per poi fermarci a marzo e riprendere a settembre. Non è stato facile come per nessuno quel periodo.

Parlami delle tue origini italiane.

I miei nonni sono Siciliani di Milazzo, sono partiti negli anni 50’ quando nella bellissima Trinacria era difficile trovare lavoro alla volta del Venezuela nella speranza di una vita migliore. Ho anche voluto imparare bene la lingua e nel 2004 son venuto in Italia per studiare l’italiano per sei mesi.



Sei nato in Venezuela e quando hai deciso di venire a vivere in USA.

Sono venuto con mia sorella negli Stati Uniti nel 2010, ho sempre amato recitare, ma venendo da un piccolo paesino del Venezuela non è un qualcosa che puoi pensare possa diventare un mestiere, è talmente distante da qualsiasi realtà che ti circonda che sembra impossibile. Poi mi è successo di trovare una scuola di recitazione ed ho capito che c’era un mondo che mi stava aspettando.

Ora ti dividi tra New York e Los Angeles?

Quando mi son trasferito in USA son stato per molti anni a L.A. poi nel 2019 ho pensato di cambiare un pochino le cose e di trasferirmi a NY e vedere come sarebbero andati i casting per me nella grande mela. Le opportunità sono arrivate dopo pochi mesi, avevo il mio ruolo in Halston. 

So che hai una storia curiosa sul tuo primo provino.

Direi proprio di si, in quanto ero stato chiamato per il ruolo di un italiano, ma era talmente piccolo che alla fine del montaggio non esisteva nemmeno più, avevo visto la lista dei personaggi che erano richiesti, e con un venezuelano totalmente pazzo di mezzo mi son detto, voglio essere lui. Così il giorno dell’audizione quando mi hanno chiesto quale personaggio volessi leggere la mia risposta è stata rapida: Victor.



Ti sei trasformato per il ruolo di Victor.

Diciamo che i baffi sono i miei, con qualche piccola aggiunta per avere la forma esatta, invece i capelli hanno dovuto rasarli in quanto le scene non erano girate con la stessa sequenza della serie, quindi era molto più comodo mettere le parrucche.

La scelta di perdere peso è stata una mia scelta per essere il più possibile simile a Victor. Devo anche dire che il regista Daniel Minham ha voluto che fossimo come una famiglia, anche nel weekend quando non giravamo ci invitava sempre a casa sua per farci vivere più momenti insieme.



Qual è il tuo motto.

Penso che si debba sempre sognare in grande nella vita, anche se le persone intorno a te non lo hanno mai fatto, devi farlo a qualsiasi costo.

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