Giovanni Angelucci, l’antropologo contemporaneo di Gambero Rosso Channel

Un esploratore continuamente affamato e assetato di cultura che mappa i luoghi “assaggiandoli e vivendoli” o meglio ancora, un antropologo contemporaneo e romantico del “qui e altrove”. Tutto questo e tanto altro è Giovanni Angelucci, giornalista enogastronomico e volto noto di Mangio Tutto Tranne in onda su Gambero Rosso Channel ora con il focus sulla Polinesia; un programma che, con cadenza settimanale, racconta in trenta minuti le peculiarità, le abitudini alimentari e le tradizioni di un paese del mondo da lui visitato, riuscendo contemporaneamente a familiarizzare con una cultura nuova e a conservare il suo sguardo da lontano.

Angelucci nel dietro le quinte

“Sono un abruzzese doc, un viaggiatore assetato. Probabilmente sono nato affamato – racconta Angelucci. Faccio il giornalista, l’ho sempre fatto da freelance, sono un battitore libero, nonché un’anima libera e ancora prima di fare/essere un giornalista sono un gastronomo. Ho imparato all’università il valore e rispetto del cibo. Prediligo il reportage, sono sempre in giro per il mondo e cerco di raccontare posti e luoghi mangiandoli”.

Giovanni, che si descrive “curioso, determinato, pignolo, ma anche impaziente, a tratti ossessivo e con una spiccata sensibilità”, ha l’abilità di entrare in connessione con tutto ciò che è “altro”, avendo premura di raccontare in profondità e con assoluto rispetto tutto ciò che ha vissuto. La conoscenza di un popolo per lui si forma a tavola, attraverso le loro tradizioni enogastronomiche “perché trovo che sia questo il modo più romantico, più godereccio e più umano per farlo. Dalla tavola, in un momento di condivisione non formale, nascono le migliori storie”.

Giovanni Angelucci in "Mangio Tutto Tranne "
Giovanni Angelucci in Mangio Tutto Tranne

Scrivere di un piatto o di un drink, mai in maniera negativa, significa andare “oltre o se vuoi dietro. Mi piace parlare con chi ha creato quello che bevo o mangio, capire cosa l’ha stimolato, quale reazione si aspetta dal cliente”. I posti che esplora li beve e li mangia. Da qualche anno il suo cocktail preferito è il Martini Dry con un’oliva anche se, come racconta, ha provato di tutto in loco “dal Pisco Sour in Perù al Fernandito in Argentina e il Daiquiri a Cuba, la più grande isola dei Caraibi che è stata la sua casa per circa tre mesi”.

“A L’Avana ho lavorato sulla tesi antropologica del cibo vivendo a Santo Suarez, il quartiere più povero e più popoloso della capitale. La famiglia cubana a cui ero stato assegnato mi ha accolto in casa come nessuno mai finora. Cuba è sicuramente il mio viaggio del cuore”. Per quanto riguarda il cibo, complice una componente emotiva non di poco conto, il suo piatto preferito “è una semplicissima frittata di patate fatta da mia nonna che ha insegnato la ricetta a mia madre, e che mangio ogni volta che torno in Abruzzo”.

Giovanni Angelucci in Polinesia
Giovanni Angelucci in Polinesia

“E poi, sempre legato alla mia regione, gli arrosticini e di Milano, città che ora mi ospita, il risotto alla milanese con ossobuco che mi sbiella”. Va da sé che per lui il viaggio è una dipendenza, un’autentica passione come lo è la montagna (“la mia anima è legata alla quota”), la fotografia, la bicicletta per un turismo lento che insegna a godere con calma di quello che si vede, i cani e il phon che “rappresenta il sacro connubio tra rumore e calore. Lo tengo acceso lì per ore”. Diverte l’ironia leggera ed educata dei suoi aneddoti. Giovanni in fin dei conti è anche lui un luogo da scoprire in profondità e a cui avvicinarsi mentre, in sottofondo, scorrono le note di Chan Chan dei Buena Vista Social Club o di Bufalo Bill di De Gregori, due tra le sue canzoni preferite.

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