Il caban, un capo senza tempo

La storia del caban ha origini lontane. Grande protagonista della moda uomo, domina la scena di ogni stagione.

Originariamente era un capo per uso militare. Definito anche peacot, ha una linea comoda, realizzato essenzialmente in panno blu per onorare le origini militari. Nel tempo, però, si arricchirà di nuovi dettagli e verrà declinato in differenti colori. Esso, infatti, affonda le sue radici nel campo navale, in un periodo che viene inscritto dal XVII al XVIII secolo d.C.

Steve McQueen in “Quelli di San Pablo

L’etimologia della parola, è chiara. Caban deriva da Cab ovvero, carrozza. Molti attribuiscono l’uso del cappotto ai cocchieri dei Reali d’Inghilterra contribuendo, in modo decisivo, alla sua diffusione. Prenderà largo uso nella Royal Navy nel XIX secolo d.C. come uniforme dei sottoufficiali. Successivamente verrà adottato come uniforme nella marina statunitense prendendo il nome di Colani o Kulani.

La struttura del caban

Il caban è realizzato con tessuto naturale, principalmente la lana. Poi, verrà declinato in diversi materiali, a seconda dell’evoluzione nel campo tessile. Il taglio corto, che arriva al livello dei fianchi, è una scelta ben definita: il capospalla, infatti, doveva agevolare i movimenti dei marinai. Il caban o peacot si riconosce dalla chiusura a doppiopetto con, appunto, una doppia fila di quattro bottoni. Ai fianchi, immancabili le tasche, realizzate per proteggere le mani dal freddo.

Jack Nicholson – Ultima Corvé

Questo fortunatissimo capospalla, che non teme il correre del tempo, è stato tra i protagonisti del cinema internazionale; lo indossarono Spencer Tracy in “Capitani coraggiosi”, Gregory Peck in “Moby Dick”, Steve McQueen in “Quelli di San Pablo” e Jack Nicholson in “L’ultima corvè”.

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