Il più eclettico tra gli eclettici: Saturnino

Saturnino Celani, è un vero artista a 360°, istrionico bassista, compositore ed anche designer della sua collezione di occhiali, trade mark che lo rende unico.

La sua amicizia nonché sodalizio artistico con Lorenzo Jovanotti proprio quest’anno compie trent’anni di musica e divertimento in giro per il mondo.



Un musicista come te ha suonato a Capodanno?

Beh, non esattamente, però ho suonato la mia chitarra classica sul divano di casa attenendomi alle regole imposte da DPCM, però devo ammettere che non è stato male perché quando non suono va benissimo così.

Non l’ho mai vista come una festa in cui bisogna divertirsi per forza, son stato bene anche con la mia Bulldoggina.



Quando è nata la tua passione per la musica?

In realtà da quando è arrivata la percezione del suono quindi credo intorno ai quattro/cinque anni, appena sentivo la musica iniziavo a ballare, ed il mio pubblico erano la mia sorella maggiore ed i miei genitori, quindi ho iniziato sin da subito.

Non hop fatto altro che perseguire quella che era la mia passione.

Parlami del tuo incontro con Lorenzo Jovanotti.

È avvenuto a Milano nel 1991, infatti proprio quest’anno festeggiamo trent’anni di amicizia, fratellanza e collaborazione.



Quanto ti manca suonare con il pubblico davanti?

Davvero indescrivibile da raccontare, mi manca come l’aria, è una sensazione di cui non ci si stanca mai, ti dirò che essendo un fruitore di musica, mi manca allo stesso modo l’andare ai concerti, quindi davvero speriamo di poter tornare il più presto possibile ad una vita normale.

Invece dimmi della tua passione per gli occhiali?

Esattamente così, nel senso che non è diventato un vero lavoro, rimane una mia grande passione, in quanto io ho iniziato ad indossarli anche quando non avevo bisogno, solo con lenti trasparenti, per darmi una di carattere in più.

Poi è successo che ne avevo rotto un paio a cui tenevo moltissimo, e l’ottico che mi seguiva mia ha proposto farne io una linea visto che tanto non ce ne era mai nessuno che andasse bene e volevo sempre quel dettaglio che mancava.



I primi son stati solo cento pezzi che abbiamo venduto solo da lui e poi piano piano siamo diventati una piccola realtà.

Con molte difficoltà ma ad oggi realizzare qualsiasi cosa è estremamente difficile.

Sei molto attivo sui social, lo sei sempre stato oppure è un effetto del lock down?

Lo sono sempre stato poi sicuramente si è amplificato con il lock-down, quindi non ho fatto altro che trovarmi pronto, e poi oltre che dal punto di vista artistico è stato fondamentale per quello umano.

Son riuscito anche ad insegnare a mia madre a fare le video chiamate, che son diventate una consuetudine ed è davvero stupendo.

Con tutte le difficoltà del caso con l’inquadratura della telecamera, che nonostante siano lucidissimi i miei, mancano di dimestichezza con IPAD, ma son migliorati.



Dimmi dei tuoi nuovi brani usciti alla fine dell’anno

Il primo è una collaborazione con un’artista indipendente di Bassano che si chiama Piol, il pezzo si intitola “Sotto il portone”, me lo aveva mandato tempo fa, però abbiamo scelto di farlo uscire sotto Natale con l’anteprima su Radio Italia.

L’altro invece è un progetto fatto con Tato di Radio Deejay,con lo pseudonimo SATUHOUSE GANG, ed è un collettivo di cinque persone che hanno tutte registrato rigorosamente singolarmente da casa e mixato da un nostro amico di New York, forse sarà il primo di una lunga serie, cambiando i personaggi.

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