In viaggio con Giulio Beranek

PH: Davide Musto

Styling: Francesco Vavallo

Grooming: Sandy Giuffrida

Assistenti PH: Michele Vitale, Eleonora Cova Minotti
Location: The Fifteen Keys Hotel – ROMA

Un’anima nomade e libera quella di Giulio Beranek, che nella nostra conversazione ci racconta gli imminenti progetti per l’estate e ripercorre il suo percorso ricordando personaggi che hanno fatto parte della sua carriera come Lorenzo di “Tutto può succedere” e l’iconico Mico Farinella de “Il Cacciatore”.  E ancora i grandi registi che lo hanno diretto, dai fratelli Taviani a Garrone, da Lodovichi a Danny Boyle, da Di Robilant a Corsicato. Lo scopriamo nell’intervista…

I tuoi esordi…


Inizia tutto in modo fortuito con “Marpiccolo” di Alessandro di Robilant a Taranto nel 2008, la mia terra d’origine ( unico luogo a cui Giulio resta davvero legato ancora oggi, ndr). Nel film ho interpretato Tiziano, un adolescente che vive a Taranto e che si trova ad affrontare situazioni difficili: episodi di malavita, un padre col vizio del gioco, personaggi che tendono a legarlo al mondo della malavita e miseria.


Un tratto predominante del tuo carattere?


Sono un’animia gipsy, inevitabile richiamo alle origini circensi della mia famiglia e da sempre abituato a condurre una vita nomade, libero da confini. Mi reputo una persona priva di vincoli nello spazio e nel tempo, non mi sono mai legato particolarmente ad un territorio. Siamo nati viaggiando e continuerò a farlo finchè vivrò…



Lavori in corso al momento?


Ho finito di girare la serie Christian, di Lodovichi, poi dobbiamo concludere le tre settimane finali dell’ultimo film di Aureliano Amadei, un progetto molto sfortunato che si è fermato a causa del covid. Ho inoltre terminato l’Arminuta, un film di Giuseppe Bonito dove ho una piccola parte, la storia è davvero bella. Poi tante altre produzioni in corso di cui ancora non posso parlare. In tutto questo passerò l’estate tra Puglia e Roma.


Total look: ARDUSSE

Hai un ruolo interpretato a cui ti senti molto vicino?


Mi lego a tutti i personaggi che mi trovo a interpretare, ogni volta che ho fatto provini e film c’è sempre stata tanta fame e voglia di rappresentare un personaggio. Per una questione folkloristica e di divertimento ti direi Mico Farinella ne “Il cacciatore”. In questo caso ho trovato un regista che mi ha dato piena libertà di azione, infatti nel film lo studio sul linguaggio/costume molto poco sobrio rischiava di far diventare il personaggio una macchietta, ma siamo riusciti a tirare fuori un “jocker palermitano” che mi da ancora tanta soddisfazione.

Come procede invece la vita da papà?


Molti meno bagni al mare (ride) meno sonno, più preoccupazioni, ma tanta felicità. Ho imparato a gestire l’ansia, diventare papà è stato salvifico. Tutti i miei pensieri adesso vanno verso mia figlia e come dicono tutti finchè non ti succede non lo capisci. Al momento questo è il film più bello.


JACKET: CANALI

Che rapporto hai con la moda?


Sono un vero gipsy, non ho mai seguito le mode e ci ho sempre girato intorno. È mancato forse l’interesse verso lo stile o i vestiti, al liceo ero quello con la tuta acetata. Il mio look è davvero personale, compro quello che mi piace e posso spaziare da capi low cost a grandi firme.



Devi partire domani, cosa porti con te?

Sono un viaggiatore leggerissimo: cuffie un libro e un cambio vestiti per passare 1/2 notti. Le cose importanti per me non sono cose.


Total look: MSGM

Progetti e sogni per i prossimi mesi?


Stiamo girando il documentario tratto dal mio libro “Il figlio delle rane” e mi piacerebbe che il romanzo diventi poi una serie tv. Il libro nasceva proprio con l’idea di raccontare la vita dei giostrai, e se quest’anno partisse la scrittura della serie ne sarei davvero molto felice. Incrociamo le dita!



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