Intervista a Marco Bianchi: il gusto della felicità

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Per Marco Bianchi cucinare è un gesto d’amore, per noi stessi, per le persone che amiamo, per tutti coloro che ci vogliono bene. Ma anche parlare di cibo e di salute rappresenta un modo di esprimere questo amore. Da qualche tempo è tornato nelle case degli italiani, sempre in cucina, con un nuovo programma, Il gusto della felicità, in onda su Food Network, canale 33 del digitale terrestre. Nel suo libro invece, Il gusto della Felicità in 50 ricette, si racconta ripercorrendo i momenti più importanti, gli incontri, gli aneddoti e i ricordi che lo hanno reso la persona che i suoi tantissimi fan conoscono e amano.  

Ti definisci un food mentor, ma cosa significa nel concreto?

Significa ogni giorno andare alla ricerca di quello che il cibo ci può offrire, in qualità di prevenzione e benessere. Il mio compito è quello di studiare la letteratura scientifica e di portarla allo stato pratico nella quotidianità, attraverso i blog e i canali social.

Come è nato il tuo impegno con Fondazione Veronesi?

È nato un po’ per caso, ero ricercatore e borsista nello staff di Umberto Veronesi, nella parte di oncologia sperimentale, e chiacchierando con il Professore mi sono innamorato anche dell’aspetto divulgativo. Questo incontro ha permesso di sensibilizzarmi ulteriormente all’argomento, infatti mi sono buttato a capofitto su questo progetto che ha avuto poi un ottimo riscontro.

Quali sono oggi, secondo te, le barriere sulla prevenzione che bisogna abbattere?

Sicuramente tante, prima tra tutte quella sugli uomini. Sto portando avanti una campagna proprio dedicata a loro, ed è imbarazzante scoprire quanto un uomo oggi sia ignorante in termini di prevenzione. Un’autopalpazione ai testicoli, ad esempio, dovrebbe essere una prassi normale che chiunque potrebbe fare tutti i giorni sotto la doccia ed invece diventa per gli uomini qualcosa che non hanno mai pensato di fare. Purtroppo, invece, è un tumore che colpisce il genere maschile giovane, tra i 15 e i 45 anni, e ad oggi è ancora uno dei primi che colpisce questa fascia d’età. Abbiamo tanto da imparare dalle donne, che sono sempre in prima linea su questo, dal pap test alla visita ginecologica alla mammografia, sono certamente più attente.

Oggi ci sono molte più intolleranze rispetto ad un tempo, penso anche alla celiachia ad esempio. Perchè questo fenomeno? Quali potrebbero essere dei consigli?

Abbiamo veramente un incremento di sensibilità e intolleranze. Sembra dovuto al fatto che abbiamo perso l’abitudine di mangiare in maniera varia, ma ci focalizziamo sempre sugli stessi alimenti sensibilizzando così il nostro intestino a non accettare determinate sostanze come glutine, zuccheri e grassi. Purtoppo, ognuno di noi ha una propria sfaccettatura sotto questo punto di vista. Basterebbe resettarsi con un digiuno mirato, educato e fatto con un medico, variando la dieta. In un secondo tempo si potrebbero reintegrare pian piano alcuni alimenti mentre altri invece andrebbero allontanati per un certo periodo.

Quale è la tua giornata tipo?

Dipende, ho giornate veramente varie. La più standard vede la sveglia alle ore 7, una colazione piacevole e abbondante perché deve essere un momento bello e poi c’è lo studio dell’agenda e degli impegni da fare. Dopodiché, inizio solitamente con qualche riunione, e in base ai periodi sono più rilassato o meno. Devo anche gestire la vita da papà: c’è sempre la spesa da fare, devo cucinare, e a volte lo mostro attraverso i social mentre altre volte preparo 7/8 piatti diversi che poi presento nel corso delle settimane o dei giorni.

Prossimi libri o prossimi progetti in cui ti vedremo?

Fino a fine Gennaio sono in onda con “il gusto della felicita” su FoodNetwork dalle ore 21. Poi sto mettendo in cantiere un nuovo progetto TV che spero vada in porto e un nuovo libro. Per quest’ultimo ho ancora le idee un po’ confuse, ci metterò la testa da gennaio in poi.

Il food ha avuto un’esplosione sui canali TV negli ultimi anni. Ti piace che se ne parli così tanto?

All’italiano piace sedersi a tavola e ama cucinare e finché abbiamo programmi che fanno questo posso funzionare ancora anch’io. Tuttavia, mi distinguo dagli altri, mi piace essere un po’ di nicchia sotto quel punto di vista perché non cucino di tutto e seleziono ingredienti e ricette. Vado a cucinare per migliorare la salute altrui, e finché l’obiettivo c’è ed è forte, bisogna sempre inventarsi qualcosa di nuovo affinché non diventi tutto troppo monotono.

Rispetto ai social invece, cosa pensi anche di questa ascesa?

È la nostra rivoluzione oggigiorno. Probabilmente li guardiamo anche troppo, però dipende sempre dagli usi che ne facciamo. Personalmente, è l’unico modo che ho per scambiare opinioni con la mia community e quindi anche di migliorarmi. Le critiche possono esserci sempre e, costruttive o distruttive che siano, ci permettono di allinearci con le esigenze della fan base.

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