Jack Jaselli, on the road sulla via Francigena

Su Real Time e disponibile su Dplay il documentario “Torno a casa“ a tempo di musica del cantautore milanese da ottobre.

Jack Jaselli, cantautore milanese, ha deciso di partire per un’avventura indimenticabile, attraversando con uno zaino e una chitarra la via Francigena, da Milano a Roma nel documentario “Torno a casa”.

32 tappe in 40 giorni, 15 concerti, 800 km a piedi. Patrocinato da Legambiente e grazie alla collaborazione delle Regioni e dei Comuni della Via Francigena, in questo viaggio iniziato il 16 aprile a Pavia e concluso a Roma il 23 maggio, Jack porta la sua musica in luoghi unici.

L’improvvisazione musicale è il leitmotiv del format di Jack Jaselli.

Nelle tappe del suo percorso Jack incontra anche “ospiti speciali” con cui condivide la sua esperienza e la sua musica, come Boosta, fondatore e tastierista dei Subsonica, Michele Dalai, giornalista e conduttore, insieme ad altri scrittori, autori e registi. Stay tuned! Jack si è raccontato in esclusiva per noi di Man in Town.

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Partiamo dalla musica, dal tuo ep di esordio “It’s gonna be rude, funky, hard” fino al tuo primo album in italiano dell’anno scorso chiamato “Torno a casa”. Un bilancio di questi anni?

Sono passati quasi dieci anni dalla pubblicazione del primo album e se mi fermo un secondo a guardare è successo davvero di tutto. Sono partito con un disco registrato in cantina, suonando 70 volte in un anno solamente a Milano in locali che spesso erano grandi come il salotto di una casa. Ho registrato un disco acustico dal vivo in una grotta sul mare, suonato negli stadi, di nuovo in locali piccoli e accanto ad alcuni mostri sacri.

Ho registrato un album in California con un produttore d’eccezione, collaborato con Lorenzo Jovanotti, Guè Pequeno e altri amici. Poi ho iniziato a scrivere e cantare in italiano e ho pubblicato un disco prodotto dal grande Max Casacci. Per me il cambiamento di lingua è stato una svolta epocale. Allo stesso tempo ho iniziato a sentire il bisogno di raccontare la musica anche in altre forme ed è iniziata la mia collaborazione con Real Time con cui ho girato due documentari.

Il primo, “Nonostante Tutto” racconta la storia di una canzone scritta insieme alle detenute del carcere femminile della Giudecca a Venezia. Il secondo è “Torno A Casa” e racconta del mio tour musicale a piedi lungo la Via Francigena.
Nel frattempo, il mondo musicale è cambiato: mille correnti sono nate, scomparse o si sono trasformate. Il mercato della discografia e la scena live hanno subito rivoluzioni e ribaltamenti. Eppure, sembra passato un batter d’occhio.

Negli anni hai suonato con artisti del calibro di Ben Harper, hai collaborato con Guè Pequeno e Jovanotti e la lista prosegue. Vuoi regalare un aneddoto ai nostri lettori durante queste session? Sentiti libero di scegliere l’artista, o magari se ce ne vuoi raccontare più di uno.

C’è una cosa divertente e significativa che è successa ad Imola. Eravamo stati chiamati ad aprire il concerto di Ben Harper, ed eravamo esaltatissimi. Aspettavamo con trepidazione di fare il soundcheck perché si era fatto molto tardi e si stava avvicinando inesorabilmente l’ora dell’apertura dei cancelli.

Sembrava tutto pronto, i Relentless Seven avevano finito le loro prove, il nostro fonico era già dietro al mixer e noi aspettavamo a bordo palco. Ciò nonostante, non potevamo allestire la nostra scena: Ben Harper non sembrava intenzionato a scendere dal palco.

Il sole aveva iniziato a scendere e una luce ambrata si stendeva sulle tribune e sul prato mentre una brezza leggera anticipava il crepuscolo. Tutto era magico e calmo, a tal punto che Ben era completamente rapito e assorto tanto da restare sul palco a improvvisare con la chitarra acustica senza rendersi conto del tempo che passava.

Nessuno del suo entourage aveva il coraggio di interromperlo e noi ci godevamo lo spettacolo. Facemmo il nostro soundcheck con parte del pubblico già presente, ma non ce ne importava niente. Quando ami davvero ciò che fai, il tempo non conta più nulla.

Ora passiamo allo stile: il tuo animo gipsy traspare anche dal tuo look. cosa non manca mai nella valigia di jack jaselli parlando di abbigliamento?

Direi che ci sono alcune cose che amo avere sempre con me. Un cappello a tesa larga, specialmente uno Stetson, un chiodo in pelle nera e degli scarponcini o stivaletti di pelle. Spesso quando suono indosso uno degli anelli portafortuna che ho comprato in New Mexico e negli ultimi anni hi iniziato ad amare gli orologi da polso classici e vintage, rigorosamente automatici.

Ora qualche curiosità per conoscerti meglio, oltre alla musica hai altre passioni o hobby?

Sono un avido lettore e un accumulatore quasi seriale di libri. Amo anche scrivere, soprattutto raccontare dei miei viaggi che sono un’altra delle mie ragioni di vita. Mi piace il pugilato e andare a camminare in montagna e cimentarmi in qualche facile scalata.

Amo il surf: è da molto che non salgo sulla mia tavola ma quest’anno mi sono promesso di rimediare. La mia compagna mi ha trasmesso la sua passione per lo yoga e la meditazione. Vado nettamente più forte sulla seconda!

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E tornando alla musica ma rimanendo sul viaggio, a ottobre debutta su Real Time “Torno a casa”, storia del percorso che hai intrapreso a ritmo di musica e jam session sulla via Francigena da Roma a Milano. Vuoi parlarcene meglio?

In un mondo dove tutto cambia freneticamente, come quello musicale, mi sono chiesto come potesse essere fare un tour partendo a piedi da casa portandosi dietro solo una chitarra e uno zaino. Avevo bisogno di recuperare la forma più semplice della mia musica e riconnettermi con dei ritmi e dei tempi più umani e necessariamente più dilatati. Questa è stata la scaturigine di “Torno A Casa” e del tour a piedi.

Il cammino più adatto a questo scopo era senza dubbio la Via Francigena. Ho iniziato a percorrerla da Pavia, facendo una tappa zero che dal portone di casa a Milano mi ha portato in 35 km a piedi alla partenza della prima tappa. Durante le 32 tappe ho tenuto 15 concerti, praticamente uno ogni due giorni, è stato un viaggio unico.

32 tappe, 15 concerti, 800 km: un luogo che ti ha particolarmente colpito in questo viaggio? Immagino saranno più di uno…

Mi sono messo in cammino per ascoltare prima ancora che per suonare. Per conoscere e capire di più il nostro paese e non ho esitazioni nel dirti che alcuni incontri ed alcuni luoghi hanno avuto un fortissimo impatto.

Ho salito il passo della Cisa inondato da fiumi di fango e pioggia per poi discenderlo con un sole fantastico e fermarmi a Toplecca Di Spora (population 5) e fermarmi a suonare in una Iurta Mongola triplicando la popolazione del paese e auspicabilmente aumentandone la natalità.

Deviando dal percorso sono stato ospite dell’Istituto Lama Tzong Khapa, importante centro di studi buddhisti, e nel giro di un pomeriggio mi sono trovato ad essere benedetto dal Lama e a suonare nel Gompa Cerensig, il loro tempio sacro. Ho improvvisato con Boosta un concerto sotto la Rocca del Tentennano in Val D’Orcia, per poi cenare con i Cantori del Maggio che preservano una tradizione che sta scomparendo.

Questi sono solo alcuni esempi di quello che è accaduto e che potrete vedere nel docufilm. Quando viaggi camminando e suonando le esperienze ti rimangono nell’intero sistema nervoso, non si fermano agli occhi.

Ti sei sentito a tuo agio di fronte alle telecamere? Insomma, come è stato l’approccio con il format televisivo?

Non era la prima volta che mi trovavo a lavorare per un prodotto televisivo. Avevo già scritto, ideato e narrato il documentario di “Nonostante Tutto” e avevo accompagnato Michele Dalai nel suo programma di storytelling sportivo “Due Di Uno”.

Direi che mi diverte stare davanti alla telecamera, è un linguaggio narrativo e comunicativo diverso da quelli da cui provengo, ma potentissimo. Non nego che fare un cammino in solitaria e farlo con una troupe al seguito siano due esperienze completamente differenti, ma la possibilità di documentare un viaggio di 40 giorni in ogni suo aspetto è davvero particolare.

Stai già lavorando a del nuovo materiale? Qualche anticipazione? Quale contaminazione sceglierai questa volta? verso dove porterai i tuoi fan?

Sto scrivendo nuove canzoni. Alcune sono nate in viaggio. Ho intenzione di dare grande peso alla musica suonata e alla scrittura dei testi. Credo che per me sia il momento di tornare a non avere alcun compromesso.

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