Intervista a Jan Michelini, regista di “Diavoli”

Jan Michelini è un regista dal talento internazionale, infatti ha costruito le basi della sua carriera proprio respirando e carpendo i segreti di grandi maestri che lo hanno guidato. Fin da giovanissimo ha cercato di lavorare al fianco di visionari professionisti come Mel Gibson. Si divide tra un set e l’altro senza trascurare la sua bellissima moglie Giusy Buscemi, già Miss Italia, da cui ha avuto due bellissime bimbe.

La sua ultima fatica “Diavoli” è in onda sui canali SKY dal 17 Aprile con Alessandro Borghi e Patrick Dempsey protagonisti.

Dove stai trascorrendo la tua quarantena?

Ovviamente a casa, vivo a Roma e più precisamente a Trastevere, grazie al cielo abbiamo una bella terrazza che permette di avere un po’ di sfogo, e soprattutto con due bambini piccoli che non possono uscire è davvero indispensabile. Nel frattempo, mi sono trasformato in colf.

Diamo che la più grande se ne sta accorgendo perché ogni tanto ci fa capire di voler tornare al nido dai suoi amici, l’altra non se ne rende conto perché ha sei mesi.

Che differenza trovi nel girare una fiction italiana ed una internazionale?

Di base il mio lavoro non cambia, la differenza la fanno solo le risorse che si hanno a disposizione per realizzare il progetto.

Ovviamente in una produzione internazionale avendo più giorni a disposizione si può dare più sfogo alla creatività.

E poi ci sono serie come “DOC: nelle tue mani“ dove invece ti chiedi come fare ad ottenere un prodotto di altissima qualità con meno mezzi, e li posso dire che nascono i veri miracoli.

Ti aspettavi il grande successo della serie “DOC”?

Quando avevo letto la storia scritta da due grandissimi autori, per altro realmente accaduta, ho capito immediatamente che c’era una storia forte con dell’ottimo materiale su cui poter lavorare.

Soprattutto nella fase di montaggio mi son reso conto di continuare a provare emozioni diverse, poi la scelta della messa in onda in un momento così difficile dove eravamo bombardati da immagini di medici ed ospedali.

Credo che il pubblico ci abbia premiato in quanto è una serie televisiva che comunque porta a credere nella speranza.

Il finale invece lo vedremo a settembre?

Sì, quando è scattato il blocco totale ci mancava ancora una settimana di riprese, ed anche una parte di montaggio, ma quello son riuscito a farlo da casa con l’oramai noto “smart working”.

Che hai pensato quando ti è stata offerta diavoli?

Beh, la prima cosa è stata: studia, studia! Era un argomento che non conoscevo assolutamente, non conosco la finanza, non investo quindi era una scoperta anche per me.

Non conoscevo le radici profonde di un territorio di guerra, che giorno dopo giorno può decidere le sorti dei paesi.

È una serie che non da un giudizio morale sulla finanza, anzi permette al telespettatore di farsi una propria opinione e capire quale può essere il bene e quale il male.

Diavoli è un titolo che può essere frainteso, ma non posso ovviamente svelare le vere origini altrimenti svelerei la fine della serie, ma non si riferisce all’entità spirituale diabolica.

La scelta del cast l’hai fatta tu o era già sul tavolo quando sei arrivato?

In quel momento non era ancora definito, ma ci stava lavorando il titolare della prima parte della serie, però devo dire che è stato un lavoro svolto totalmente a quattro mani e chi meglio di Alessandro Borghi e Patrick Demsey per quei ruoli, credo nessuno.

Regista e Miss, è da sempre un connubio che funziona, come vi siete conosciuti?

La prima volta è stato ad un evento di beneficenza dove lei era testimonial, io son andato di corsa giusto per salutare, ed un amico me l’ha presentata, ma non ci siamo assolutamente filati.

Ci sono voluti almeno tre anni di incontri casuali, avevamo entrambi dei pregiudizi a vicenda, che poi con un viaggio in treno sono crollati in un attimo.

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