Milano Moda – punto di partenza e perno di rivoluzione del linguaggio estetico – rivela una nuova dichiarazione d’identità

La settimana della moda donna 2021 apre con un immancabile un tributo a Beppe Modenese che ci ha lasciato il 21 novembre 2020, raccontato attraverso l’opera di Beniamino Barrese, che lo ricolloca immerso in un mondo a lui molto caro, quello a cui ha dedicato la sua intera esistenza, con la stessa severità e concretezza con cui risuona la sua voce: la moda.

Una Milano frenetica, accompagnata dal consueto rumore del traffico di sottofondo che scandisce le ore di lavoro come un orologio.
Dietro le sue parole, il supremo valore della moda come motore dell’economia e della nascita di nuove professionalità, che hanno contribuito a formare l’identità italiana, radicata ineluttabilmente nel suo Sistema.

Beppe Modenese

In che direzione sta andando la moda che vedremo in vetrina il prossimo autunno? A cosa si sono ispirati i designer per la loro idea di evoluzione dello stile, in un universo pandemico a cui ancora riesce difficile abituarsi?
Mossi da nuove necessità, imprescindibili per la salvaguardia del pianeta e per il genere umano diviso da inutili e distruttivi atti d’intolleranza, le nuove collezioni sono anche una dichiarazione di responsabilità, rivolto alle nuove generazioni che vogliono essere parte di un nuovo mondo regolato da un sistema circolare e libero dal pregiudizio.

La sfilata di Giorgio Armani è un excursus tra i capi iconici del guardaroba maschile degli ultimi decenni, aggiornati in chiave comfort per essere indossati con disinvoltura da un uomo consapevole di ciò che desidera e della propria fisicità. Come le giacche in maglia e i cappotti destrutturati che cadono morbide sulle spalle, evidenziando la naturale forma maschile.
Colli alla coreana, cifra stilistica dell’eleganza di Re Giorgio, caratterizzano camicie e giacche in velluto e pregiate texture.
Nuovi dettagli sono rappresentati da patchwork geometrici su giacche in lana o velluto e maglie che segnano la silouette. Libere sovrapposizioni di elementi caratterizzati da stampe e ricami floreali, ispirati a luoghi lontani, su pantaloni classici e mocassini in velluto, abbattono i confini stilistici e offrono quanto di più bello possa rappresentare la scelta di un capo: la libertà di esprimere se stessi. 

Un Missoni rivolto alle nuove generazioni, ambiziose e un po’ ribelli, riprese nel loro tempo libero, intente nelle loro passioni, piene di sogni e di progetti per il futuro. Si muovono con disinvoltura ed eleganza, tra abiti e cappotti in maglia multicolor e lamè che accompagnano i loro movimenti, rispecchiando i capisaldi della Maison in una versione più fresca e ottimista. Come il kaftano in lana o cashmere, simbolo della versatilità della collezione che si adatta a look diversi nelle sue varianti.
Le variazioni cromatiche, nel dna del marchio, toccano le sfumature di terracotta, cognac, rosa, ma anche turchese e arancio, fino all’elegante binomio del bianco e grigio, che viaggiano nel tempo, sotto le note di Mad World, cover dei Tears For Fears, interprete di un susseguirsi di generazioni con la versione di Gary Jules prima e degli altri artisti che l’hanno interpretata, dandole nuove e infinite vite.

Anche la Sfilata di Fendi con prima collezione Prêt-à-porter di Kim Jones, Direttore Artistico delle Collezioni FENDI Couture e Ready-to-Wear donna, parla di cambiamento, ma si tratta di un futuro che non esisterebbe senza le fondamenta del suo passato.
L’uomo e la donna di Fendi attraversano una passerella disseminata di colonne capitelli di chiara appartenenza classica, che hanno resistito al tempo, come rovine di un’antica città rinvenuta. Riferimenti che danno risalto e valore all’eredità di Karl Lagerfeld, nel suo monogramma Karligraphy, il tacco architettonico della scarpa FENDI First, nato da un disegno d’archivio e i motivi della collezione Couture del designer sono ripresi attraverso abiti di seta marmorizzata, rosette in fiore o delicati ricami di organza su maglie jacquard.

Anche le borse si prendono la scena, grazie alla nuova creatura di Silvia Venturini Fendi: FENDI First, una clutch declinata in mille varianti e dimensioni, in pelle, shearling e pellami esotici. Nuove silhouette per la tote FENDI Way e la borsa a spalla FENDI Touch.
Grande attenzione alle maestranze del Made In Italy, a cui viene dato risalto nel progetto FENDI hand in hand – che coinvolge gli artigiani delle 20 regioni italiane per reimmaginare l’iconica Baguette.

La nuova moda di Salvatore Ferragamo è proiettata verso il futuro, guidata dall’ispirazione del Direttore Creativo Paul Andrew. References tratte dai film di fantascienza anni 90, tra tute e pantaloni imbottiti, maglie metalliche e tagli da uniforme spaziale, l’obiettivo è quello di rilanciare, con spirito energico e positivo, il futuro di un mondo che appartiene a tutti per diritto naturale. Senza distinzioni di colore o di classe sociale.
Fino alle rinnovate calzature, punto di partenza della storia della Maison, che nello space biker boot sposano un nuovo look, per una missione e una visione estetica tutta nuova.
Come diceva Salvatore Ferragamo a proposito delle sue calzature, questa collezione è dedicata a tutti coloro che devono camminare, uniti nella determinazione di reimmaginare e ricostruire un nuovo futuro responsabile, positivo e gioioso”, dichiara Andrew.

È ancora una dichiarazione di libertà la sfilata di Prada che con la sua autorevolezza affronta il concetto dell’esistenza del maschile e del femminile contemporaneamente, nell’uomo e nella donna. Questa libertà da ogni convenzione auspicata da Miuccia Prada e Raf Simons, trova espressione nei “long johns” aderenti in maglia jacquard elastica che se da un lato coprono completamente la pelle, dall’altro la rendono libera in tutti i suoi movimenti possibili, come se fosse nuda, scoperta, perché l’azione e l’attività, l’atto volontario prenda il sopravvento.
Ecco che le forme classiche si trasformano in favore delle praticità, con tessuti flessibili e tagli non convenzionali, e gli abiti da sera diventano pratiche tute e i cappotti sartoriali si coprono di colori
vivaci o di paillettes, cambiando il proprio fine originario nel suo esatto opposto. I materiali destinati a un capo o a un utilizzo precostituito, cambia destinazione, in nome della libertà da qualsiasi canonizzazione.
Anche la scenografia, la stessa utilizzata per la sfilata maschile, realizzata da Rem Koolhaas e AMO, destabilizza con i suoi contrasti di “faux fur” e marmo, proprio perché quell’esasperato contrasto possa rappresentare la via migliore esprimere la propria idea di libertà.
Importante ricordare che questi materiali saranno donati a Meta, un progetto di economia circolare con sede a Milano, che propone soluzioni sostenibili per lo smaltimento dei rifiuti prodotti da eventi temporanei.

Materiali fluidi per l’elegante sensualità di N°21, in cui il pizzo protagonista nella sua versione fluida, s’inserisce in un contrasto di pesi, sbucando da maxi cappotti in lana e versatili maglie oversize in mohair indossati in modo ribelle per l’uomo e per la donna, per un’esigenza di comunicare se stessi attraverso la propria fisicità, in seguito alla digitalizzazione forzata provocata dalla pandemia.
Dettagli preziosi come swarovsky si dispongono a pavet su impalpabili top di seta e accessori, o in chiave genderless, disposti in fila su profili di giacche check per mettere in mostra colli e la fisicità maschile come quella femminile, come i cappotti a uovo in lana maculata in versioni simili per l’uomo come per la donna. L’ispirazione di Alessandro Dell’Acqua nasce da una polaroid di Carlo Mollino: «… Mi ha fatto riflettere su una forma di estetica che il grande architetto italiano trasferiva anche nelle posizioni e nelle attitudini delle donne che fotografava in ambienti costruiti con la sua visione eclettica. Ho voluto trasferire nella collezione lo stesso erotismo eccentrico, tipicamente italiano, che riesce a mettere insieme il pudore e la voglia di farsi notare. Nasce da qui una declinazione molto “pulita” del lato eccentrico della borghesia fatta di reggiseni in pizzo che sfuggono al cardigan, di trasparenze che nascono per caso, di voglia di fisicità e di nudità che proprio la loro esposizione casuale fa diventare innocenti. È una collezione che non è costruita sui “doppi sensi” da interpretare ma sulle parole dirette che danno la possibilità alle donne e agli uomini di rappresentarsi per come vogliono essere».

La collezione MANIFESTO dedicato alla FW21-22 di MSGM è un riavvolgimento del nastro. Un Rewind per comprendere e riprendere possesso di noi stessi e delle nostre radici. Perché non si può riprogrammare un futuro di successo senza una piena consapevolezza del passato.
Il lock-down forzato ci portato a lunghe pause di riflessione, tra flash-back e studio profondo del sè.

Il Manifesto per antonomasia segna l’inizio di qualcosa di nuovo che investe tutto l’universo culturale di un periodo storico, ed è proprio nella sede del Teatro Manzoni di Milano che è stato girato il film-evento, girato da Francesco Coppola, uno dei giovani registi in ascesa del panorama italiano, sotto le note della canzone scritta e interpretata da Gea Politi, editrice di Flash Art, in collaborazione con Club Domani, idea discografica di Sergio Tavelli e Andrea Ratti.
Tessuti lucenti, lattex e vinili riciclati, pellicce ecologiche e maglie spalmate, ci raccontano una Milano notturna, perché a questo polo multiculturale aperto al futuro si rivolge Manifesto. A una Milano instancabile, ottimista e motore dell’economia.

Il mondo è una realtà digitale, utopica e commutabile, in cui lo spazio prende forma in base al modo in cui ci relazioniamo con esso. In quest’atmosfera di libertà intellettuale Iceberg celebra il suo heritage con abiti avvolgenti in cui il bianco protagonista, realizzato su ampi volumi, ci riporta a un’estetica da paesaggio lunare, comfort e accattivante.
Per poi essere trasportati in un ambiente ideale, delimitato da archi, scale ed elementi strutturali che ci conducono tra le mura domestiche che in questa nuova quotidianità assume le stesse sembianze del luogo di lavoro, ma più silenzioso e meno frenetico. È lì che si manifestano grigi e neri di forte annessione metropolitana su abiti tricot, silouette più marcate e linee più femminili integrate in una nuova veste più agile e funzionale. È ICEBERG Knitwear Utopia

“Ho pensato a un guardaroba completo, fatto di abiti che si adattano a ogni momento della giornata, dal mattino alla sera. Indumenti pensati per una donna contemporanea attenta alla cura dei dettagli, immersa in una realtà diversa, meno caotica. Le consuete cromie pop di ICEBERG sono smussate in favore di una palette essenziale per evadere dalla realtà e per tuffarsi in un universo parallelo cucito a maglia sulla pelle “ – spiega il direttore creativo James Long.

La sfilata di Ermanno Scervino da Palazzo Serbelloni, chiama a raccolta i suoi punti di forza che hanno contribuito al successo dell’opera del designer. Creatore di femminilità per culto, rilancia in passerella la vita e a silouette, attraverso un uso couture della pelle e la sensualità contemporanea del pizzo. per sviluppare una collezione evoluta ma con dei punti di riferimento che sono parte integrante del retaggio culturale di Ermanno Scervino. Come la lavorazione couture della pelle che raggiunge il suo massimo livello su pizzi e intarsi, il sapiente uso del macramè per abiti ad alto tasso di femminilità, mantenuta nei materiali di ricerca come l’uso dell’innovativo neoprene, sapientemente declinato su un grande classico come la gonna a pieghe.

La nuova sfida di Alessandro dell’Acqua per Elena Mirò connette il brand con i principi di femminilità e seduzione, tanto cari allo stilista che si serve della sensorialità della seta, del seducente macramè e l’avvolgente maglieria che insieme agli ampi capispalla seguono con naturalezza i movimenti del corpo. Materiali che ben riescono a interpretare una donna connessa con la natura e la dinamicità della vita metropolitana.
“Ho pensato di costruire abiti desiderabili senza lasciarmi condizionare dalle regole legate alle taglie”, spiega Alessandro Dell’Acqua, “In pratica, mi sono applicato a trasformare tecnologicamente i tessuti per aumentarne il comfort, anche quando sono pesanti come il tweed, e ho allontanato qualsiasi soluzione facile che potesse dare la sensazione di avvolgere le donne in una forma a sacco. Ho accettato questa sfida perché sono convinto che si possa lavorare su questo tema senza cadere nel cliché della moda curvy”.

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