Models to follow: Luca Cobelli

Modelstofollow Luca Cobelli

Photographer: Manuel Scrima @manuelscrima
talent Luca Cobelli @l.cobelli
Stylist: Rosamaria Coniglio @rosamaria_coniglio
Stylist assistant: Filippo Todisco @itsfilippot
Make-up: Arianna Scapola @ariannascapola 
Hair: Giorgio Aloisio @giorgio.aloisioassistente
Digital Photographer assistant: Matteo Triola @matteotriola 
Hasselblad photographer assistant: Gianluca Specchia @gianlucaspecchia 
agency: Ilovemodels @ilovemodelsmngt 

Basterebbero gli oltre 280 mila follower su Instagram e la liaison professionale con Dolce&Gabbana a inquadrare Luca Cobelli come uno dei modelli italiani più hip.
Zigomi affilati, capelli leggermente mossi, physique du role di prammatica, per il ventenne milanese la partecipazione al reality show di Rai2 Il Collegio, due anni fa, si è rivelata un trampolino di lancio per il modeling, che gli sta regalando una soddisfazione dopo l’altra: è diventato infatti un habitué delle sfilate del brand meneghino (l’ultima, in ordine di tempo, la Spring/Summer 2022), posando inoltre per campagne, lookbook e scatti pubblicati sui canali social della griffe.
Di recente, poi, ha firmato un contratto di esclusiva, per alcuni stati europei e la West Coast americana, con la Two Management, dove sarà in ottima compagnia, considerato che l’agenzia rappresenta numerosi assi del settore, volti noti anche per chi ha poca dimestichezza con defilé et similia, da Jodie Turner-Smith – attrice rivelazione del 2019 – a supermodelli maschili come Oliver Cheshire o Mark Vanderloo.
Parlando con Luca dei vari aspetti del suo lavoro (debutto, esperienze più rilevanti, traguardi futuri…) emerge il ritratto di un giovane ambizioso e sicuro di sé, deciso a perseguire una carriera che, sebbene già lastricata di obiettivi centrati e riconoscimenti, è ancora tutta da scrivere.

Come ti sei avvicinato a questa professione, quali sono stati i tuoi inizi?
«Ho sempre cercato di stabilire una connessione con il mondo della moda, alla fine mi hanno contattato proponendomi uno shooting e ho accettato, poi è arrivata l’agenzia, altri lavori, ho cominciato insomma la gavetta, cercando di capire cosa significasse, nel concreto, svolgere questo mestiere. Per fortuna, sto riuscendo pian piano a farmi un nome».

Qual è stata, ad ora, la tua esperienza più significativa?
«Sicuramente il primo lavoro “serio”, l’Alta Sartoria di Dolce&Gabbana, un’occasione straordinaria per qualsiasi modello; ritrovarmi subito in un evento del genere è stato un grande passo, rimane tuttora l’esperienza cui sono più legato».

Con Dolce&Gabbana hai un rapporto per così dire privilegiato, che ti ha portato a calcare varie volte le passerelle della griffe, a prendere parte a campagne, editoriali & Co. Com’è stato lavorare con due stilisti del loro calibro, vuoi rivelarci qualche aneddoto o ricordo?
«Da Dolce&Gabbana mi hanno preso subito sotto la loro ala, già durante il secondo fitting Domenico (Dolce, ndr) ha preso a farmi dei complimenti; mi sono emozionato, per me era impensabile, fino all’anno scorso, anche solo immaginare di scambiare due chiacchiere con lui, però man mano mi sono abituato, ho iniziato a considerarlo come un datore di lavoro.
Mi hanno coinvolto in tante belle esperienze, dalle sfilate alle presentazioni in showroom, dall’e-commerce a una campagna che uscirà a settembre, aiutandomi a entrare in un’ottica diversa, più professionale; si è instaurato un buon livello di fiducia per cui mi chiamano spesso, da parte mia sono felice di mettermi a disposizione, hanno creduto in me sin dall’inizio, perciò dò la priorità alle loro proposte.
Non è da tutti poter lavorare per un brand simile, è un’opportunità incredibile anche per imparare; quello di Dolce&Gabbana è un bell’ambiente, con persone che ti seguono e supportano al meglio, c’è un senso di famiglia per certi versi».

Nel 2019 eri nel cast de Il Collegio, cosa puoi dirci del programma? In futuro ti piacerebbe lavorare nuovamente in tv?
«Per adesso preferisco concentrarmi sulla moda, non mi immagino di nuovo in un reality, danno grande visibilità ma non è una cosa positiva di per sé, anzi, è un’arma a doppio taglio, si rischia di venire etichettati solo come l’ennesima bella faccia. Inizialmente, poi, ho accusato la mancanza di privacy, giravo l’Italia come in un tour e mi sentivo sotto pressione.
Mi attrae il cinema, però è un discorso prematuro, in ogni caso è un ambito completamente diverso dalla tv, trasmissioni alla Grande Fratello o L’Isola dei Famosi non rientrano nei miei programmi.
Il Collegio è stata comunque un’esperienza positiva, una parentesi che mi ha dato molto, è grazie a quella notorietà se ho potuto esser preso in considerazione come modello».

Quali designer o brand apprezzi maggiormente?
«Sono un fan sfegatato di Virgil Abloh, ammiro anche Dior Men e Fausto Puglisi così come Dolce&Gabbana, con loro ho potuto constatare la mole – e la qualità – del lavoro che c’è dietro il marchio in termini di manifattura, cuciture, cura dei dettagli… Sono fortunato a poter assistere dall’interno a certe dinamiche, alla fine è un privilegio vedere come si crea, presenta e valorizza un prodotto in determinati contesti, ad esempio l’e-store».

Un marchio con cui sogni di collaborare?
«Dato il mio debole per Abloh non potrei non indicare Off-White e Louis Vuitton, tra gli obiettivi c’è poi senz’altro lavorare per Dior Men, è difficilissimo ma vorrei provarci».

Come descriveresti il tuo stile? A quali capi o accessori non rinunceresti mai?
«Il mio stile si modifica in base a dove mi trovo, con chi e perché, nel guardaroba, ad ogni modo, non potrebbero mai mancare un paio di t-shirt bianche e altrettante nere.
Lo stile penso stia nel trasmettere un’immagine, un’idea di sé attraverso gli abiti, per quanto mi riguarda preferisco restare nella mia comfort zone (jeans e maglietta), logicamente il discorso cambia quando è richiesta una certa immagine; se c’è da vestire appariscente mi adeguo, idem se bisogna “esagerare”».

Cos’è secondo te la moda?
«In linea generale un contenitore di creatività, una ricerca di sé attraverso il design, la visione creativa di qualcun altro, poi sta alla singola persona sposare la cifra di questo o quel brand».

Che rapporto hai con i social?
«Ho lavorato parecchio con i social, realizzando “da dentro” che per me l’ideale è trattarli come un gioco, usarli al meglio senza trasformare la propria realtà in quella di un personaggio di Instagram, appunto, come fanno alcune persone che finiscono per aderire totalmente al loro alter ego social».

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