Muore Oksana Shachko fondatrice di “Femen”

È stato rinvenuto ieri nel suo appartamento di Parigi il corpo senza vita di Oksana Shachko, fondatrice del movimento femminista “Femen”. Si parla di suicidio, l’ultimo post di Instagram recita “Siete tutti Fake”.

La Schacko fonda il movimento nel 2007 a Kiev e ha iniziato con lo slogan “L’ucraina non è un bordello”, con cui voleva combattere, attraverso la lotta politica del gruppo, la cattiva reputazione dell’Ucraina post sovietica in tema di prostituzione. Il movimento proponeva l’utilizzo del corpo nudo come strumento per attirare l’attenzione mediatica; le fondatrici hanno spiegato che in uno stato come l’Ucraina il femminismo tradizionale non avrebbe funzionato, hanno così deciso di adattare la lotta al modello ucraino spogliandosi perché era l’unico modo per essere ascoltate.

Qualche anno dopo il movimento si trasferisce in Francia, dove le attiviste ottengono asilo politico in seguito alle manifestazioni di solidarietà in favore delle Pussy Riot, altro movimento femminista russo, che al tempo finì sotto i riflettori per una serie di problematiche legate al governo russo di Vladimir Putin.

Femen activist Inna Shevchenko sits with her computer in an apartment in Kiev
Oksana è stata la prima attivista del gruppo ad aver manifestato in topless, attirando numerosi consensi ma altrettante critiche dovute all’atto, dai più considerato osceno. La Schacko si è così difesa: “Non dovrebbe spaventare il seno, è meraviglioso, è il simbolo della maternità. Se una donna allatta suo figlio per strada non dovresti sentirti spaventato e con le nostre proteste è la stessa cosa.” Nel 2014 era stata estromessa dal gruppo da Inna Schevchenko e si era dedicata alla pittura, con la quale comunicava la sua lotta per l’emancipazione femminile.  L’attuale leader Inna Schevchenko ha dato la notizia della morte quest’oggi, ricordandola così. “Oksana è una delle più grandi donne della nostra epoca, una delle più grandi combattenti che hanno lottato duramente contro le ingiustizie della nostra società, che ha combattuto per se stessa e per tutte le donne del mondo. Siamo sopravvissute alla foresta bielorussa insieme dopo essere state torturate e abbiamo camminato per le strade di Parigi formando un nuovo battaglione di donne combattenti. Oksana ci ha lasciato ma è qui e ovunque. Lei è in ognuna di noi, è nella sua pittura attraverso la quale esprimeva le sue doti artistiche. È nella storia del femminismo”.

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