NINO CERRUTI: “LA MODA, PRIMA DI TUTTO, SIA CONSAPEVOLE”

Nino Cerruti, nominato Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica nel 2000, è uno di quei personaggi che ha letteralmente segnato la storia degli ultimi cinquant’anni della moda italiana. Dalla sua prima linea di abbigliamento, Hitman, presentata a Milano nel 1957, Nino, pur avendo ricevuto riconoscimenti internazionali, resta un uomo concreto, a capo del Lanificio Fratelli Cerruti, nel biellese, con cui continua a produrre idee, ascoltando i giovani e seguendo il loro talento esattamente come a metà degli anni ’60, quando assunse come l’allora sconosciuto designer Giorgio Armani al suo esordio nel campo della moda.

Come vede evolversi la moda oggi giorno?

Direi che c’è un sano ritorno alla normalità: finalmente il quotidiano, con ogni sua implicazione, sta tornando di moda. Gli abiti rappresentano una connessione con i messaggi e i valori che la società, di volta in volta, invia. E queste connessioni, oggi, mi paiono tornare alle basi… all’autentico.

La moda si adegua al mondo, insomma.

Assolutamente sì. Ed è cosa buona e giusta. Ho sempre trovato piuttosto presuntuosa la pretesa di certi creativi di vedersi scissi, avulsi dal contesto sociale a cui tutti apparteniamo. La moda non grida. E’ la società a farlo: i cambiamenti, le rivoluzioni, le stanchezza. La moda può assecondarle, calmarle, o farle ascoltare anche di più. Ma il cambiamento, sempre, viene dalla società.

Il Genderless ne è un esempio, non trova?

Assolutamente si: un tempo il ruolo aveva una caratterizzazione fondamentale nella vita degli uomini e delle donne: oggi la fluidità ha preso il sopravvento. Tutto pane per i denti della moda: ci si può divertire a mischiare, a travalicare i confini, ridefinirli.

Quella presente, è un’epoca fruttifera per lo stile?

Trovo che non ci sia mai stata tanta confusione, nell’abbigliamento, come nel contemporaneo. Oggi coesistono, a volte con ottimi risultati, altre volte meno, almeno quattro stili differenti: quello formale, lo sportivo, il casual e lo chic per eccellenza. E’ difficile trovare una chiave di lettura che li unisca tutti, sempre, con eleganza. Qualche esempio di eccellente risultato, per fortuna, c’é: le più sono caricature, banalità, eccessi di stupore.

Cosa ne pensa del fenomeno dei Direttori Creativi, da cui le grandi maison sembrano essere talvolta affascinate, altre quasi “impauriti”?

Un tempo i grandi produttori, spesso persone molto serie, formali direi, delegavano a questi giovani talenti creativi il compito di tradurre in eccesso e stravaganza le richieste che la società aveva: loro avevano carta bianca, se ne vedeva davvero di tutti i colori. Oggi, che la realtà si è quasi uniformata alla stravaganza – per lo meno quello della moda – tendo a diffidare un poco da tutta questa “genialità” di cui si sente parlare. Ci vuole molte componenti, ed una grandissima conoscenza, per definire qualcuno geniale.

Come riesce a mantenere la sua azienda un marchio di grande standard qualitativo e al contempo adeguarsi alle richieste del pubblico 2.0?

La mia azienda nasce con dei valori: quelli ne sono la base, l’essenza. Non si discutono. Poi riarmonizzare le esigenze e gli stili con i passi del tempo …quello è un lavoro duro ma necessario. Spesso le persone parlano di contradditorietà: io non la penso così. Rimettersi in discussione non è andarsi contro, ma rigenerarsi.

C’è tantissima velocità oggi nel fashion business: addirittura molti brand iniziano a vendere i capi direttamente dopo la sfilata. Cosa ne pensa?

Non credo siano queste le eccezioni che possono determinare l’andamento di un mercato: sono messinscena per scaldare gli animi, per catturare l’attenzione e l’appeal del pubblico sulle nuove collazioni. Ma credere che oggi siano tutti ad aspettare il giorno dopo la sfilata per comprare i capi … mi pare un filo irrealistico (ride ndr)

Nino, come vede e sente il futuro delle aziende tessili?

Diciamo che lo sforzo massimo dev’essere quello di non restare indietro ma nemmeno correre troppo avanti: la base di ogni mestiere è quello di conoscerlo, innanzitutto, alla perfezione. I materiali, la loro lavorazione, il modo in cui reagiscono: sono componenti fondamentali per un professionista di questo campo. Non ci si improvvisa, anzi: non si smette mai di fare ricerca e di imparare. Il tessile è un settore antichissimo, deve impegnarsi a fare innovazione ma con equilibrio. Mostrare continuità, rispettando il passato e la sua tradizione, e poi aggiungere un pizzico di divertimento e bizzarria, ben consapevole che di quella si tratta.

L’ultima domanda: che consiglio dà ai giovani che si approcciano al mondo del fashion design?

Se davvero hanno deciso di intraprendere questa strada… la scelta l’han già fatta (ride di nuovo, ndr). La moda è un mondo che si conosce man mano che lo si vive, ha un forte equilibrio fra aspetti positivi e quelli negativi. Bisogna non lasciarsi tentare soltanto dai primi, e farsi le ossa per sopportare i secondi. E soprattutto rimanere coi piedi per terra, smettendo di confondere il lusso con ciò che è raro. Il vero lusso, credo io, è tutta un’altra storia.

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