ORNELLA BIGNAMI: LA SIGNORA DEL COLORE

Per un fisico è un aspetto dell’energia radiante. Per uno psicologo è uno dei fenomeni di percezione. Per un pittore è un pigmento. Il colore è tutto questo e molto di più. Per Ornella Bignami è emozione, è cultura, è pure una forma di comunicazione, ma è anche strettamente connesso alla materia. La Signora del colore, come ci piacerebbe definirla – se non lei, chi? – da lungo tempo dialoga con questo affascinante aspetto della percezione visiva e ne ha rivelato l’intima connessione fra l’essere e l’apparire. Bignami è membro del board di Color Coloris – Italian Color Insight e di Intercolor (Organizzazione Internazionale del Colore), ma è anche l’anima e di Elementi Moda, società milanese di consulenza creativa. Altrettanto connessa e stretta è la conoscenza che Ornella ha del lino, una fibra talmente duttile ed eclettica da poter essere trasformata anche in una racchetta da tennis o in una bicicletta. Infatti, è partner strategico per l’Italia di CELC – Confederazione Europea del Lino e della Canapa per cui svolge attività di definizione tendenze moda e promozione. MANINTOWN l’ha incontrata per saperne di più.

Da dove nasce la passione per il colore?
Credo sia stato Elio Fiorucci a spingermi in questa direzione, quando lavoravo al Centro Design Montefibre, negli anni ’80. Il Centro è stato il primo bureau de style e io mi occupavo, per l’appunto, di stile e di fibre. È nata così la mia passione per il colore. Lavorando a monte della filiera occuparsene era pressoché indispensabile, anche perché deve sempre esprimere il carattere del prodotto e della materia.

Cos’è per lei il colore?
È emozione, è cultura, è anche comunicazione, sia in ambito lavorativo sia interpersonale. Vedo il colore come emozione, intorno a me. Ed è strettamente connesso alla materia.

Quali sono i trend più significativi dei prossimi anni?
Diciamo che ci sono delle costanti da cui non si può prescindere, come l’Ageless. Non si può pensare alla moda suddivisa per fasce di età. Inoltre il cambiamento climatico e la non stagionalità con rimescolamento continuo ci costringono a pensare a colori e tessuti adatti allo scopo. Il colore che verrà deve esprimere o rispondere alla situazione del momento, dal punto di vista politico, economico e sociale. C’è voglia di colori tranquillizzanti. Non neutri, ma tranquillizzanti, che legano alla Terra oppure che danno una sferzata di energia.

Il colore è diventato, per lei, oltre che motivo ispiratore anche promotore di cultura.
Agli inizi degli anni ’90 sono stata contattata da Intercolor – associazione di persone senza scopo di lucro, ideata con la finalità di diffondere la cultura del colore – e con un gruppo di amici imprenditori abbiamo creato Moda Italia Colore che, fino a sei anni fa, ha rappresentato l’Italia agli incontri internazionali di Intercolors.

E oggi?
Da sei anni anche noi ci siamo organizzati come associazione no profit, che si chiama Colors Coloris, il cui scopo è di diffondere la conoscenza e la cultura del colore e di rappresentare l’Italia in ambito internazionale. Inoltre, sono già tre anni che con questa società pianifico un incontro, intitolato Dialogare con il colore, che si svolge a Milano, in Triennale, dove stabiliamo un colore come tema guida con le sue declinazioni. Per diffonderne la conoscenza. L’associazione organizza anche dei workshop di aggiornamento delle tendenze sul tema, Il Colore che verrà.

Come si svolge il suo lavoro al riguardo?
Lavoro per tendenze, sviluppando una cartella colori di Intercolors, a cui fa seguito un fruttuoso scambio di opinioni con le altre entità connesse in tutto il mondo. I fruitori finali sono gli stilisti e le aziende a cui si fornisce l’informazione.

Cos’è, nello specifico, Elementi Moda?
È una società di consulenza creativa, nata nel 1979. Abbiamo un laboratorio di maglieria incentrato solo ed esclusivamente sulla ricerca, non sulla produzione, è rivolto ai filatori aziendali, agli stilisti. Facciamo test tecnici e punti per valorizzare il prodotto.

L’avventura con il lino quando è cominciata?
Negli anni ’80, con la collaborazione con la Confederazione Europea del Lino e della Canapa.

Cosa si può fare con questa fibra?
Forse pochi lo sanno, ma con il lino si può fare praticamente tutto, da un paio di sci alla bicicletta, alla canna da pesca. È un sostituto ideale della fibra di carbonio, inoltre è anallergico, ha proprietà antibatteriche, è una fibra termoregolatrice e non richiede l’uso di irrigazioni o fertilizzanti. I cicli di produzione hanno una durata media di sei anni. Purtroppo ci troviamo di fronte a stereotipi in merito che ostacolano la dovuta conoscenza di questa materia prima così duttile ed eclettica.

Elementi Moda come opera in tal senso?
Lavorando sulla corretta diffusione della conoscenza e sulla trans-stagionalità della fibra. Con la CELC organizziamo corsi di formazione nelle scuole tecniche e tessili e facciamo attività di promozione nelle fiere di settore. L’anno scorso, a settembre, è cominciato un progetto di sensibilizzazione del consumatore che culminerà a maggio 2017 con un evento clou a Milano e che vedrà coinvolti numerosi store del capoluogo meneghino.

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