‘Reflecting Pasolini’, le fotografie di Ruediger Glatz rileggono vita e opere di PPP

A cent’anni dalla nascita, la figura di Pier Paolo Pasolini non ha perso un grammo della propria forza, dell’icasticità di opere che hanno segnato come poche altre la letteratura, il cinema, la politica, in breve la società italiana del Novecento, riverberandosi nel lavoro di autori che continuano ad esaminarne l’eredità artistica, le sfaccettature forse meno evidenti, ma ugualmente pregnanti, del suo opus.

Reflecting Pasolini mostra
L’allestimento della mostra Reflecting Pasolini al Palazzo delle Esposizioni, a Roma

Lo prova una mostra in corso di svolgimento al Palazzo delle Esposizioni romano, in cui l’obiettivo di Ruediger Glatz (fotografo 47enne i cui ritratti concettuali, quasi esclusivamente in bianco e nero, appaiono immersi in un flusso temporale impetuoso, vibrante) si sofferma su aspetti precipui del lavoro di PPP, ossia i film da lui diretti e il rapporto coi luoghi che più lo hanno influenzato, sul piano creativo e umano, indagati nelle oltre 60 fotografie che compongono due serie distinte.

Embodying Pasolini performance
La sala dell’esposizione con le foto della serie Embodying Pasolini

Due serie fotografiche celebrano l’eredità artistica di Pasolini

Nella prima, Reflecting Pasolini – questo il titolo della personale curata da Alessio de’ Navasques, che resterà aperta fino al 4 settembre, si passano in rassegna pellicole seminali della filmografia pasoliniana, Il Vangelo secondo Matteo, Porcile, Il Decameron, Uccellacci e uccellini, Edipo re…; vengono evocate attraverso i monumentali – in tutti i sensi – costumi di Danilo Donati, interpretati, è il caso di dirlo, da una performer d’eccezione, Tilda Swinton, attrice dalla carriera stellare (coronata, nel 2020, dal Leone d’oro consegnatole a Venezia), nonché personificazione di uno stile androgino sommamente chic, corteggiatissima dalle griffe per la facilità con cui riesce a valorizzare anche le mise più ardite.
Esattamente un anno fa, infatti, la musa di Jim Jarmush era la star dell’happening Embodying Pasolini, chiamata a vestire gli abiti di scena dei film citati, ricercando al loro interno, nelle pieghe e sgualciture del tessuto di cimeli provenienti da set passati alla storia, gesti e pensieri dei personaggi che li avevano indossati sullo schermo e, quindi, l’essenza stessa del cinema dell’intellettuale friulano.

Tilda Swinton Pasolini
Credits: Ruediger Glatz, Embodying Pasolini, performance di Tilda Swinton e Olivier Saillard con Gael Mamine – Mattatoio, Roma, 2021

Ad accompagnare la performance, svoltasi al Mattatoio di Roma, erano stati proprio gli scatti di Glatz (sodale di lunga data del curatore, Olivier Saillard), ospitati adesso in una sala al pianoterra dell’edificio di via Nazionale, affissi alle pareti di quella che si configura come una specie di stanza temporale, deputata a raccogliere il ciclo fotografico che ricapitola visivamente l’esibizione.
L’autore tedesco non si limita, effettivamente, a documentare quanto accaduto, ma come un novello esponente della Subjektive Photographie (movimento degli anni ‘50 che opponeva, alla mera registrazione, la necessità di un’interpretazione soggettiva del dato reale), sottopone la pellicola a esposizioni prolungate o multiple, ottenendo riflessi e sdoppiamenti dell’immagine, che rendono appieno il pathos emanato dalla Swinton durante la prova.

Tilda Swinton performance 2021
Credits: Ruediger Glatz, Embodying Pasolini, performance di Tilda Swinton e Olivier Saillard con Gael Mamine – Mattatoio, Roma, 2021

Tilda Swinton “interpreta” i costumi più noti della filmografia pasoliniana

Da sola o attorniata da collaboratori che l’aiutano a vestirsi, in posa con tutta la ieraticità di cui è capace o colta nell’atto di saggiare la consistenza del capo o accessorio di turno, col volto camuffato o nature, l’inconfondibile pixie cut argenteo sempre pettinato all’indietro, l’attrice domina ogni fotogramma, stagliandosi nettamente sul black&white dell’insieme. La vediamo – o intravediamo, dati i succitati effetti ottici – avvolgersi negli abiti liturgici commissionati dal regista per il Vangelo (ricalcati a loro volta, mitra torreggiante inclusa, sulla raffigurazione fattane da Piero della Francesca in alcuni affreschi), oppure nel tabarro di velluto drapée del narratore de I racconti di Canterbury (lo stesso Pasolini).

Altrove si muove delicatamente sul palcoscenico, come danzando, nonostante sia appesantita dalle imponenti tuniche bicolori dell’Edipo re, indugia sui tessuti sfarzosi del guardaroba de Il fiore delle Mille e una Notte, esamina i simboli della vanità femminile che fu, ripescati dall’archivio di Salò o le 120 giornate di Sodoma (corsetti, cappellini, un bouquet floreale), infila il completo scuro e il trilby sfoggiati da Totò in Uccellacci e uccellini, esibendo una mimica indecifrabile.

Pasolini Tilda Swinton
Credits: Ruediger Glatz, Embodying Pasolini, performance di Tilda Swinton e Olivier Saillard – Mattatoio, Roma, 2021

I singoli momenti dello show, insieme al volto ineffabile della protagonista, trasfigurato dall’intensità della performance, rappresentano il punctum delle foto – Roland Barthes, nel fondamentale La camera chiara (1980), lo descrive come «quella fatalità che […] mi punge (ma anche mi ferisce, mi ghermisce)», all’interno del quale i leitmotiv della cinematografia di Pasolini, veicolati dalla Swinton, si riflettono e rifrangono. Da qui la presenza, nel titolo, del verbo reflecting, alla base in realtà dell’intero progetto, completato da immagini di On PPP, che costituiscono un’ideale topografia pasoliniana.

On PPP: un itinerario sulle tracce dello scrittore e regista

Pasolini Roma serie fotografica
Credits: Ruediger Glatz, On PPP, La chiesa di San Felice da Cantalice a Centocelle dal film Accattone, Roma 2022

Nella sala adiacente alla prima, ecco perciò un itinerario sulle tracce dell’autore degli Scritti corsari, tra le ormai note borgate romane, scelte come ambientazioni delle pellicole più rappresentative, eremi in campagna e scorci che esemplificano bene la natura agreste da lui mitizzata.
Il fotografo cattura la luce che investe le architetture di quartieri quali Centocelle o Quadraro, la placidità lacustre di Villa Feltrinelli (ultima residenza di Mussolini, presa a modello per la Salò del film), alternando frammenti (ammassi di sterpaglie, le canne al vento in un parco, una finestra in controluce, le pietre dell’amato rifugio a Torre di Chia, in provincia di Viterbo) e panoramiche, come la foto scattata dall’alto dei tetti del Mattatoio, che abbraccia con lo sguardo il Gazometro. Glatz, in definitiva, sembra voler condividere coi visitatori le coordinate di una mappa (anche) emotiva che, nel centenario di PPP, offre prospettive inedite sulla legacy di uno dei massimi pensatori italiani.

Pasolini Salò film villa
 Credits: Ruediger Glatz, On PPP, Il Grand Hotel Villa Feltrinelli, Salò, 2022

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Credits: Ruediger Glatz, On PPP, Vista dai tetti del Mattatoio verso il Gazometro, Roma 2022

Nell’immagine in apertura, credits: Ruediger Glatz, Embodying Pasolini, performance by Tilda Swinton and Olivier Saillard, Mattatoio, Rome, 2021

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