Sailor Moon il primo cartoon ad affrontare tematiche LGBTQ+ negli anni Novanta

Nostalgia, nostalgia canaglia. Una generazione, quella nata tra gli anni 80 e i primi anni 90 che il 1 maggio 1997 è rimasta orfana di uno dei baluardi della cultura pop connessa al mondo delle “anime”. A distanza di tempo, pronta a versare qualche lacrima e poco prima delle nuove restrizioni che hanno visto la chiusura dei musei, sono approdata alla mostra che celebra il quarto di secolo di Sailor Moon in Italia, presso il Museo del Fantastico di Torino (Mufant). 

Dopo aver scavato nei cassetti della memoria, letto articoli e saggi mi sono persa nell’edificio situato alla periferia del capoluogo sabaudo, tra memorabilia e gadget di Jack The Skeleton e Il Signore degli anelli, con la consapevolezza che Sailor Moon è stato davvero il primo manifesto di emancipazione sessuale nel panorama delle reti televisive italiane. Un “anime” incredibilmente gender che, nei due anni di trasmissione nel nostro Paese, subì pesanti censure che interessarono, appunto, i personaggi Lgbtq+ all’interno della storia: dai cattivi Lord Kaspar e Zachar, quest’ultimo riproposto sotto “sembianze femminili” per giustificare la relazione omosessuale tra i due, alle due guerriere Sailor Uranus e Sailor Neptune, unite da una profonda relazione amorosa. Non solo: il personaggio di Heles è gender fluid. Spesso veste abiti maschili e lascia che gli sconosciuti la percepiscano come uomo. Ma la sessualità, in Sailor Moon, è un argomento che non ha confini: lo dimostra il fascino che Bunny stessa subisce sia dalla sua amica Sailor Jupiter la prima volta che la conosce, sia nei confronti di Sailor Uranus, con la quale si scambierà anche un bacio nella terza stagione.


Nella quinta e ultima serie, infine, vediamo le Sailor Stars, le paladine trans: nella vita normale sono uomini, mentre possono trasformarsi diventando donne. Il trio, inizialmente non censurato in Italia, venne lapidato dalla psicologa Vera Slepoj che sentenziò: «Sailor Moon è un’eroina dotata di una grande forza, una donna che comanda. È un personaggio molto ambiguo, con tratti maschili. Tutto ciò crea disturbi nei bambini, li confonde proprio in un’età in cui hanno un grande bisogno di modelli da imitare». Dalle guerriere Sailor i preadolescenti dell’epoca hanno imparato il senso della sorellanza, dell’amicizia e della complicità. La storia delle guerriere è stato un manga in grado di precorrere i tempi e di normalizzare ciò che dovrebbe essere normale già di natura. Per questo Sailor Moon viene percepito come un vero e proprio manifesto LGBTQ+ attraverso il quale si imparava a non temere la propria identità e il giudizio altrui.

La Luna Splende, Il Cristallo del Cuore, Il Mistero dei Sogni e Petali di Stelle per Sailor Moon sono le sigle che accompagnano il percorso espositivo segnato da cartelli di stampo analitico e femminista, dai giocattoli e dal materiale scolastico che hanno lasciato un segno indelebile nei Millenials. 

La mostra riaprirà al pubblico il 7 dicembre 2020, salvo nuove disposizioni.

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