SuvAttack 2021: Holubar e Mercedes uniscono le forze per un viaggio sul Gran Sasso, tra arte, cultura e craftsmanship

L’unione fa la forza: un concetto spesso abusato ma assai calzante per l’attuale frangente storico, che ha mostrato la necessità della collaborazione, a tutti i livelli (sociale, economico, creativo). Devono pensarlo anche Holubar e Mercedes, realtà d’eccezione nei rispettivi ambiti (outerwear e automotive), artefici di un’iniziativa voluta per dare il giusto risalto ai valori che accomunano i due brand, tesi per vocazione a spingersi oltre, a superare costantemente i propri limiti per offrire ai clienti prodotti impeccabili sotto il profilo esecutivo, perfettamente bilanciati fra tradizione e rinnovamento. Il Ceo di Holubar Patrick Nebiolo, a tal proposito, precisa che l’operazione è figlia di «una visione molto simile, che unisce heritage e innovazione, un concetto, quest’ultimo, che oggi passa anche attraverso la sostenibilità e un forte impegno per l’ambiente».



Nasce da queste premesse “SuvAttack 2021: da Oaxaca al Gran Sasso”, un viaggio che ha toccato diverse località del gruppo montuoso più alto dell’Appennino; l’itinerario on the road si è snodato tra gli altopiani della regione, da Campo Imperatore al paese di Rocca Calascio (su cui troneggiano le torri del castello omonimo) fino a raggiungere Santo Stefano di Sessanio, borgo medievale dal fascino fiabesco, incastonato sulle pendici del Gran Sasso a 1.250 metri di altitudine.
Proprio tra le distese incontaminate caratteristiche di quest’angolo del Belpaese (un outback decisamente suggestivo, che negli anni ha ospitato le riprese di diverse pellicole cult quali Il nome della rosa, Ladyhawke e gli spaghetti western di Sergio Leone) è stato possibile ammirare Alebri-G, esemplare unico nel suo genere di Classe G, il mitologico fuoristrada del marchio della Stella. La sua storia merita di essere raccontata: è stato il team dello stabilimento di Graz (l’unico del gruppo Daimler tuttora deputato alla produzione della gamma) a rivolgersi alla coppia di artisti messicani María e Jacobo Ángeles per realizzare una versione eccezionale – nel vero senso della parola – del suv, trasformato in un’opera d’arte zapoteca su ruote. Ispirandosi agli alebrije del folklore messicano, spiriti-guida che assistono le vite delle persone (come degli angeli custodi, trasfigurati spesso in variopinti animali fantastici), il duo ha riversato la propria inventiva sull’auto, tracciando con minute pennellate in cromie sature (giallo, rosso, turchese, blu oltremare…) motivi che si ripetono ritmicamente sulla livrea, rendendo la Classe G in questione un connubio one of a kind di tradizione, cultura e maestria artigianale.



Il senso del colore, del resto, è un tratto identitario anche per Holubar, brand Usa che fa dell’abbigliamento outdoor la propria ragion d’essere sin dalla fondazione, avvenuta per mano di una coppia di alpinisti – Alice e Roy Holubar – 74 anni fa a Boulder, in Colorado; luogo non certo casuale, poiché la cittadina ai piedi delle Montagne Rocciose è la mecca americana di climber, escursionisti e appassionati di sport all’aria aperta in generale. L’azienda, nel tempo, si è distinta per l’approccio pionieristico al settore dell’outerwear tecnico, ad esempio utilizzando già negli anni ‘50 una combinazione di nylon e imbottitura in piuma come tessuto esterno di sacchi a pelo e capispalla, mettendo a punto l’imbottitura a sandwich, introducendo modelli reversibili e, soprattutto, il parka da montagna Deer Hunter, divenuto rapidamente “il” capo Holubar, chiamato così in onore del capolavoro di Michael Cimino del 1978, in cui a indossarlo erano nientemeno che Robert De Niro e Meryl Streep.
In tutto ciò, le tonalità accese fanno parte da sempre del vocabolario di stile della griffe, basti vedere il giubbotto arancione sfoggiato, appunto, da De Niro/Mike Vronsky ne Il cacciatore, oppure il duvet azzurro cielo di Jonathan Hemlock – alias Clint Eastwood – in Assassinio sull’Eiger (1975).

Una storia pluridecennale rinverdita, ora, da collaborazioni mirate (tra le più recenti quella con l’etichetta parigina Maison Kitsuné), dall’ingresso in selezionati department store e multibrand internazionali (da Le Bon Marché a Rinascente passando per El Corte Inglés, Galeries Lafayette, Merci e tanti altri, per un totale di 500 negozi tra Europa, Asia e Nord America) e dall’impegno green profuso in azioni come l’adesione al programma 1% For The Planet, per cui le imprese collegate devolvono l’1% delle vendite alle cause delle organizzazioni ambientaliste.
D’altronde la sostenibilità è uno dei principi alla base della partnership tra Holubar e Mercedes per il progetto SuvAttack, accompagnato dal claim “Stronger than time”; ché unirsi, lo si diceva all’inizio, vuol dire essere più forti.



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