Talking with Karim Rashid

Eclettico, visionario e irriducibile innovatore, ha firmato più di 4000 progetti e collaborato con designer e brand tra i più amati al mondo, vincendo più di 300 premi. Tra gli ultimi e più prestigiosi l’American Prize for design dal Chicago Athenaeum Museum of architecture and Design e dall’European Centre for Architecture Art Design and Urban Studies.
La sua versatilità l’ha portato a lavorare anche su progetti diametralmente opposti, grazie a un’innata capacità d’interpretare differenti contesti e i rapidi cambiamenti di un’epoca, cogliendo valori nuovi e necessità imminenti.
Il suo design concreto, con un occhio di riguardo verso aspetti fondamentali come utilità e praticità e un orientamento deciso al futuro e all’innovazione, entra in una nuova logica estetica, integrata in un ciclo di produzione totally conscious.

Egiziano, naturalizzato canadese e italiano d’adozione, per la sua approfondita esperienza a fianco di nomi altisonanti come Rodolfo Bonetto, Ettore Sottsass e Alessandro Mendini, porta il suo personalissimo contributo nell’universo del design, con il timbro audace del colore che anima il mondo del design e della moda. Complici, l’energia e il carisma di una creatività assolutamente riconoscibile sotto il nome di Karim Rashid.
Il suo studio di New York ha firmato produzioni che hanno portato il vento della rivoluzione in questo settore, collaborando con marchi di lusso d’importanza mondiale, come Acme, Melissa, Artemide e Veuve Clicquot, per citarne alcuni. 
Progetti d’architettura come il nuovo concept building interamente sostenibile a Washington D.C realizzato per Urbanico Realty Group, in Bladensburg Road, i Prizeotel di Erfurt e di Berna in Germania, caratterizzati da lussuose linee avveniristiche, grafiche fluide e asimmetriche; senza dimenticare lo Switch Restaurant di Dubai, il cui spazio è delimitato da soffitti e muri ondulati, superfici avvolgenti in vetroresina che diffondono luce e colore, insieme a un connubio di natura e tecnologia, legati con l’armonia di un’orchestra sinfonica.

Partendo dalla tua formazione. C’è una figura che ha rappresentato un po’ il tuo mentore e che ti porti dentro?

All’inizio della mia carriera Ettore Sottsass mi ha insegnato che ci sono molti begli oggetti di design, ma che devi chiederti “Cosa fanno per noi?”
Nel senso di oggetti umani e stimolanti, Memphis è stata una rivelazione.
Ci sono molti oggetti di design imponenti che hanno bisogno di stare da soli per stupire. Ma mi chiedo sempre “cosa resta, se togli il disegno?” Se si tratta solo di stile, è un ricordo del passato.

Inoltre, Sottsass mi ha insegnato a non essere troppo artista per essere un grande designer. Tengo i suoi vasi e alcune opere di Memphis in giro per ricordarmelo. Un artista non è un designer e un designer non è un artista. Ciò che conta alla fine è aiutare il mondo a diventare un posto migliore: dall’estetica al comportamento umano, dall’ecologia all’economia.
Quindi il design è un atto creativo, un atto sociale, un atto politico e un atto economico.

Parliamo di futuro. Cosa è per te l’innovazione?
Sia nel campo della moda che nel design.

L’innovazione arriva solo quando ci si concentra su questioni contemporanee e si lavora anche con i recenti cambiamenti sociali, bisogni e desideri. Innovazione e design sono inseparabili, come sono inseparabili anche tecnologia e design.
La moda dovrebbe parlare del tempo in cui viviamo e non ripetere antiquati stili derivati ​​del passato. Viviamo in un’era digitale basata sui dati e, come i nostri strumenti digitali, il nostro mondo fisico dovrebbe avere la stessa fluidità, facilità, immaterialità, funzionalità e intelligenza.

Perché la scelta di colori spesso audaci? che valore hanno per te?

Dall’età di 5 anni ho iniziato ad amare i colori neon e quelli vivi. Fino ad oggi trovo che questi colori (nelle loro varianti) possano cambiare il nostro umore, creare più positività, farci sentire più vivi. Il colore può alterare i nostri comportamenti ed elevare il nostro benessere mentale. Certo, deve essere usato con una certa sensibilità, e trasformarsi, quindi, in un fenomeno gratificante, che si tratti di un intero edificio, uno spazio interno, un prodotto, un mobile, un capo di abbigliamento.

Tu sei un punto di riferimento per appassionati di design, una figura chiave anche per le nuove generazioni, soprattutto per il modo trasversale in cui riesci a sviluppare i tuoi progetti. Che messaggio vorresti dare proprio a loro?

Sinceramente, direi agli appassionati di design e ai consumatori di mettere in discussione cosa stanno creando, acquistando, e portando nelle loro case. Dobbiamo ricordare gli ovvi problemi UMANI in un prodotto.
Siamo consumatori che acquistano con leggerezza inutili pezzi kitsch o che valutano un prodotto in base a criteri come emozione, facilità d’uso, progressi tecnologici, metodologia d’so del prodotto, umorismo e significato uniti a uno spirito positivo ed energico?

Ci parli del tuo rapporto con la musica?

Ascolto una gamma di musica molto ampia.
La musica mi permette di concentrarmi, essere ispirato, sognare, immaginare ed entrare completamente in connessione col soggetto su cui sto lavorando. È una parte essenziale del mio processo. Per lo più ascolto elettronica o jazz, senza testi, poiché mi porta nel mio stato d’animo lirico che a sua volta mi guida nella scrittura dei miei testi mentre disegno.

Questa pandemia ci ha costretto tutti quanti a fermarci e a fare una profonda riflessione. Cosa immagini nel futuro del design?

Questo mondo iper-consumista mi porta alla conclusione che in futuro non avremo nulla perché questa è la nostra vera natura: noleggiamo auto, affittiamo case e presto impareremo ad affittare tutto, a sperimentare un prodotto per un breve periodo per poi passare a quello successivo.
Creeremo una condizione umana dinamica, in continuo mutamento, dove tutto sarà ciclico, sostenibile, biodegradabile, personalizzabile e senza soluzione di continuità.
Questa è utopia, questa è libertà e questo è il nirvana. Tutti i beni del mondo esisteranno solo se ci daranno un’esperienza nuova o necessaria.
Ci smaterializzeremo.

I personaggi eclettici come te sono anche dei grandi visionari. Sogni qualcosa di rivoluzionario?

Nel prossimo anno ho intenzione di costruire la casa dei miei sogni! Ho progettato tanti spazi per altri, ma questa sarà la mia Utopia.
Per così tanto tempo sono stato ispirato dalla Bubble House di Pierre Cardin (Le Palais Bulles) oltre alla sua moda e al suo design.
Lo spazio è così flessibile, curvo, organico e concettuale. In questo modo la mia casa dei sogni coinvolgerà tecnologia, immagini, trame, molto colore, oltre a soddisfare tutte le esigenze intrinseche per vivere un’idea avvolgente di casa e di tutti gli elementi che la compongono, meno disordinato ma più semplice e più sensuale.

Forme completamente nuove, volumi che si sviluppano all’interno di volumi diversi, forme che si sovrappongono, anche nella moda hai dato il meglio di te. Tra le tue collaborazioni con uno svariato numero di brand, se dovessi scegliere un’esperienza che ti ha toccato particolarmente, quale ci racconteresti?

Sono stato molto ispirato quando ho lavorato sulla barca Hugo Boss.
Quella è stata l’occasione per parlare di velocità, esclusività, energia, potenza e coraggio, attraverso l’estetica visiva della barca a vela. La mia intenzione era di fare una dichiarazione grafica abbracciando nuove tecnologie e materiali.
Ho lavorato con pannelli solari, vernici tecniche e tecnologie di stampa tecnologiche per dare forma a una barca a vela fotogenica e memorabile.
L’incontro con Alex Thompson e il tour in barca mi hanno mostrato la grande passione necessaria per queste gare e questi progetti. Incontrare Hugo Boss e i membri del team ATR, avere un dialogo costante avanti e indietro, è stato essenziale per dare forma al progetto finale.
L’incontro con Stewart Hosford, che mi ha mostrato i campioni di fibra di carbonio, ci ha aiutato a orientarci nella giusta direzione per ciò su cui dovremmo basare il nostro design, come ispirazione diretta per la livrea poiché questa barca costruita in fibra di carbonio è la prima del suo genere.


Ogni ciclo di progetti doveva essere analizzato dal punto di vista delle loro prestazioni. Questo ha portato a molte iterazioni e revisioni, ma alla fine ci ha aiutato a restringere il campo per finalizzare il miglior design possibile dal punto di vista funzionale ed estetico, sposando il marchio Hugo Boss e ATR con la mia idea. Ho indossato abiti e acqua di colonia Hugo per molti anni e ho sempre apprezzato la semplicità quando si sposa con l’innovazione dei materiali e la perfezione della qualità. Hugo non segue il riciclo impertinente delle tendenze. Mi vedo con questi stessi attributi: precisione, eleganza, minimal, ma umanizzato.

Finalmente il concetto di sostenibilità sembra essere entrato concretamente all’interno dei più svariati ambiti di produzione. Potresti darci la tua idea di qualità della vita?

Il riciclaggio è entrato definitivamente in un modello ciclico, sia negli Stati Uniti, che in molti altri paesi. Conservare le risorse significa utilizzare meno materie prime ed energia per tutta la vita di un prodotto. Dallo sviluppo e produzione al suo utilizzo, riutilizzo, riciclaggio e smaltimento.
Mi sto appassionando ai materiali biodegradabili.
Sto cercando di utilizzare bioplastiche; la lattina Garbo è in mais e la sedia Snap di Feek è realizzata al 100% in polistirolo riciclato ed è al 97% in aria. Tempo fa ho progettato imballaggi per un fast-food utilizzando amido e patate che sono stampati a iniezione, e hanno l’aspetto esatto della plastica. Queste innovazioni stanno finalmente entrando a far parte dello zeitgeist del consumatore.

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