Il nuovo umanesimo secondo l’uomo che verrà

Semplicità, umanità, modestia, amicizia, fratellanza. Non è il manifesto di un clan o di una società segreta ma il complesso dei messaggi antropocentrici che sono circolati con dovizia nelle ultime sfilate uomo per l’autunno-inverno 2017-18. In passerella non è solo la giacca, sempre con spalle scese e coulisse in vita come un parka, a subire un processo di decostruzione. Destrutturata è anche la nuova identità maschile pure secondo Giorgio Armani, che da sempre professa una fede incrollabile nell’essenzialità e lo riconferma con la sua idea cool di una sciarpa che avvolge un braccio e fascia il busto. Semplice ma sexy. Ritornare a un linguaggio essenziale significa recuperare la verità e la modestia di un completo da artista bohémien in velluto a coste da alternare a una maglia con disegni da pittore naïf: è il Miuccia Prada pensiero che opta per una mascolinità un po’ acerba e ribelle a base di collane con conchiglie e pantofole di pelo. Giocano la carta dell’essenzialità che riporta in auge il montone in tutta la sua declinazioni anche Fendi e Dirk Bikkembergs dove è approdato Lee Wood. Silvia Venturini Fendi difende l’idea di un uomo molto moderno e gentile, amante del nylon reversibile spesso lavorato e accoppiato con la pelliccia, visone o shearling poco importa e degli accessori multitasking come lo zaino che può diventare sgabello. La vera eleganza che si nutre di sobrietà e di una nuova umanità circola anche nelle proposte maschili di Donatella Versace che alterna un lato più classico a uno decisamente selvaggio e quasi street mettendo insieme un cast multietnico “perché i ragazzi di varie parti del mondo devono dialogare fra loro”. Meglio allora disegnare per loro completi tailored snelliti ed epurati con belle borse da meeting d’affari alternativo, come quelli del Signor Finestra protagonista della serie televisiva ‘Vinyl’, dalla graffiante anima rock come quello della bionda anima creativa della Medusa. Da Dirk Bikkembergs Lee Wood, nuovo direttore creativo del brand distilla un guardaroba che sembra emulare Jil Sander anni’90 con una grande passione per la pelle spesso dark e per il montone che denuda le spalle, con abiti strutturati ed eleganti in colori chiari. Regale e signore del web e del grande e piccolo schermo è l’interlocutore privilegiato di Dolce & Gabbana che pensano a Cameron Dallas e a Lucky Blue Smith battezzati ‘nuovi principi’ con tanto di corona, fra i protagonisti di uno show faraonico nel cast e nella messinscena che ha premiato l’opulenza di abiti damascati e la vena funny di borse-zaino in peluche a forma di testa d’animale. Perché ciò che conta in un’epoca complessa come la nostra è giocare la carta dell’ironia e della leggerezza per sdrammatizzare il più possibile senza perdere di vista la necessità di uno storytelling solido e gravido di contenuti plausibili per il pubblico maschile.

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