C’è un soffio di vita soltanto, Lucy la transessuale più longeva d’Italia.

Daniele Coluccini e Matteo Botrugno sono i registi di “ C’è un soffio di vita soltanto” che verrà presentato alla 39° edizione del Torino Film Festival il 29 Novembre e poi in sala il 10 Gennaio ed a seguire su RAI e SKY.

Questo fenomenale documentario che racconta la storia di Lucy, la più longeva transessuale d’Italia o forse d’Europa.

È molto difficile risalire all’anagrafe, perché molte di loro hanno mantenuto il nome di battesimo maschile sul documento.

Nata nel 1924 a Fossano, provincia di Cuneo, poi deportata a Dachau come disertore dell’esercito, ed una vita rocambolesca, insomma una storia che andava assolutamente raccontata.

Come siete venuti a conoscenza con la storia di Lucy

Hai presente quando scorri Facebook, ecco noi ci siamo imbattuti in questa breve intervista a Lucy che ci ha colpito e ci siamo detti, ma tu guarda che storia incredibile! Così tramite un giro di conoscenti siamo riusciti a metterci in contatto con lei, e dopo il primo incontro conoscitivo, siamo tornati a Bologna ed abbiamo fatto un’intervista di tre giorni, molto emozionante sia per lei il ripercorrere la sua vita che per noi ad ascoltarla.



Quanti anni ha Lucy?

Ne ha 97 e ne farà 98 il prossimo anno, abbiamo fatto un po’ di ricerche, sicuramente è la donna trans più longeva d’Italia ma abbiamo ragion di credere che lo sia anche d’Europa, in quanto ne parlavamo con Vladimir Luxuria che presenterà la serata al Festival di Torino, ed anche lei ci ha confermato che non ce ne sono molte della sua età in giro.

Sicuramente tra le incredibili storie che ha raccontato c’è quella della deportazione a Dachau.

Certamente, li vi era stata deportata in quanto disertore dell’esercito, aveva diciannove anni e avrebbe dovuto essere arruolata per la guerra, ma era poco prima dell’armistizio del 8 Settembre 1943 e così lei è scappata nella confusione dello scioglimento dei plotoni.

Dopo una serie di vicissitudini rocambolesche lei è stata chiamata per diventare un militare dell’esercito tedesco, ma anche in questa occasione lei è riuscita a scappare, una volta trovata a Bologna è stata condotta prima in un campo in Austria, e poi a Dachau.

Quindi tecnicamente come prigioniero politico, come dice lei stessa è stata fortunata in quanto vi è rimasta pochi mesi, in quanto poi la guerra finì e si salvò, a differenza di tutti quelli che da quel campo di concentrazione non sono mai usciti.



Il suo percorso di transizione quando lo ha iniziato.

Parlando con lei capisci che non c’è neanche mai stato, in quanto si riferisce a lei come donna da sempre, poi in realtà la transizione l’ha fatta negli anni 80’ quando medicina e chirurgia lo hanno permesso a tutti gli effetti, ed aveva già sessant’anni, quindi molto tardi.

Se ci pensiamo all’epoca sua la parola transessuale non esisteva ancora, definirsi in un certo modo era veramente difficile.

È stata davvero una pioniera dell’identità di genere, ovvero con quello che oggi viene definito non binary, anche perché transitava nel vestire dal maschile al femminile per varie necessità della vita.

Una battuta che racchiude la sua essenza nel film è: “il mio nome è prezioso in quanto me lo hanno dato i miei genitori, è sacro, solo che una donna non può chiamarsi Luciano”

Voi che l’avete conosciuta è stata una donna felice.

Non proprio, con sprazzi di felicità si. Ci ha raccontato di qualche suo fidanzato, oppure di quando faceva gli spettacoli di cabaret en travesti nel dopoguerra, e poi parla con una certa gioia/tristezza di una bambina torinese rimasta orfana e da lei adottata, tanto che lei crescendo l’ha sempre chiamata mamma, la vita però se l’è portata via a soli cinquantotto anni prematuramente.

In qualche modo nella sua vita complicata è riuscita anche ad abbracciare la sfera della maternità.

Lucy, a 97 anni è di una lucidità ed una simpatia allucinante, arricchisce chiunque ha la possibilità di incontrarla.


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