Walt Cassidy, New York: Club Kids

Damiani Editori, l’importante casa editrice che da Bologna propone pubblicazioni internazionali dedicate all’arte e alla fotografia, sempre importanti, all’avanguardia e cool, ha mandato alle stampe un libro davvero interessante, sia per chi ama lo stile, sia per chi è incuriosito da come certi fenomeni abbiano influenzato una generazione e più, non certo solo da un punto di vista di immagine. Il libro “New York: Club Kids: By Waltpaper” di Walt Cassidy, con prefazione di Mark Holgate. I Club Kids di della scena notturna newyorchese anni Novanta sono stati forse l’ultimo fenomeno underground, l’ultima vera subculture a diventare qualcosa di riconoscibile e creativamente stimolante.

Saliti alla ribalta grazie anche al film “Party Monster” con Macaulay Culkin, che si sofferma di più su spiacevoli fatti di cronaca che coinvolsero soprattutto uno dei club kids, ovvero Michael Alig, nel libro di Walt Cassidy si torna a puntare l’accento sull’importanza mediatica, culturale e creativa di quel gruppo di ragazzi. E Walt lo sa bene, visto che il creativo, realizza gioielli, elementi di moda, quadri, murales, era uno degli elementi di spicco di quel gruppo di ragazzi da cui uscirono anche figure come Amanda Lepore e l’ormai personaggio iconico Ru Paul. Da ragazzino Cassidy era Waltpaper, una figura quasi genderless, da look alieno, e il libro ci riporta nelle notti di quegli anni Novanta che sembrano ispirare ancora così tanto stilisti, registi, pittori dei giorni nostri il libro quindi è ben più di una semplice cronaca del passato, come spiega bene Walt nell’intervista esclusiva che ci ha concesso.

Quando hai deciso di creare questo libro e perché? Quale è, secondo la tua opinione, l’importanza e l’eredità del periodo di cui parli?

NEW YORK: CLUB KIDS inizialmente cominciava con un editoriale di 40 pagine che avevo realizzato nel 2015 per Candy Magazine, dove avevo selezionato cinque fotografi che avevano documentato splendidamente i Club Kids e la vita notturna di New York negli anni ’90. Le immagini scorrevano con un piccolo testo biografico riguardante delle mie riflessioni personali su quel periodo.

Sono sempre stato attento a non eccedere con la nostalgia. Spesso le persone rimangono ancorate al passato, ma io sono più interessato al presente quindi nonostante le molte richieste di raccontare la mia vita a quei tempi, mantengo le mie energie focalizzate sulla mia vita attuale.

Con il passare del tempo, purtroppo alcune delle figure chiave della scena originale sono venute a mancare e sono innervosito dal fatto che alcuni importanti archivi fotografici possano correre il rischio di venire persi per sempre.

Non sono soddisfatto dell’interpretazione che i giornalisti hanno dato alla nostra scena, dopo 25 anni dal suo tramonto. Nessuno sembra in grado di comprendere e trasmettere la creatività e l’inventiva che i Club Kids hanno rappresentato.

C’erano moltissime idee e concetti che si intersecavano a New York in quel momento, ma molti di questi non sono ancora stati affrontati. Ho capito che quello era un lavoro che poteva svolgere soltanto una persona che ha vissuto la scena dall’interno, ed io ero l’unica persona che poteva mettere insieme un libro che potesse rappresentare in modo adeguato quei 10 anni.

C’è una fotografia in particolare che ti fa venire la pelle d’oca, che ti ricorda un momento particolare? Ti va di condividerlo con noi?

Il processo di realizzazione del libro è stato incredibilmente catartico e intenso. Avevo bisogno di elaborare tutti i sentimenti che avevo, nonché assorbire le energie e i pensieri di tutti i fotografi e soggetti rappresentati nel libro. Mi sono sentito responsabile for ogni persona coinvolta, nonostante sia una storia riguardante il mio personale punto di vista.

Inoltre, dovevo mettere insieme degli archivi molto frammentati e danneggiati, che avevano bisogno di un lungo restauro: infatti il libro ha avuto bisogno del lavoro di quattro graphic designers differenti. Ogni immagine evoca in me il ricordo di un momento preciso.

Da quando diverse persone citate non sono più con noi, si è aggiunto un nuovo livello di responsabilità. Ho raccontato la storia del mio primo amante a New York, che si chiamava Donald ed era un famoso imbroglione e probabilmente è morto di AIDS.

Nonostante la sua reputazione era molto protettivo nei miei confronti, anche perché avevo solo 19 anni ed ero nuovo in città, oltre che abbastanza innocente. Era un angelo dalle ali spezzate, ed è stato la mia introduzione alla vita di New York. Credo che lui mi osservi ancora ogni giorno.

Quale è stato il momento più difficile nella stesura del libro?

Scrivere l’ultimo paragrafo è stata la parte più difficile non solo perché dovevo trarre delle conclusioni riguardo come mi sentivo, ma anche perché dovevo assicurarmi del fatto che il libro avrebbe avuto una qualche utilità per i quindicenni che avrebbero scoperto questa cultura per la prima volta, oltre che per le persone della mia generazione che avrebbero riflettuto sui tempi passati scorrendone le pagine.

SKID, Waltpaper, Nocturnal Oddities at Willow Gallery, 1992. Copyright SKID. All Rights Reserved.
 

Eravate tutti molto creativi nel vestirvi, ti ricordi l’ouitfit più oltraggioso che hai indossato? Salveresti qualche outfit del tempo? Ne hai conservato qualcuno?

Non ho conservato nessun outfit. Una cosa particolare e che ci ha contraddistinto è che ci approcciavamo alla moda come se fosse usa e getta, la maggior parte dei nostri abiti erano fatti per essere indossati una notte soltanto.

Nel libro ho usato la metafora della “decostruzione”, come un concetto che ha definito gli anni ’90. Lo puoi vedere nella musica, nei vestiti e nelle droghe. Invece di conservare i vestiti, ho tenuto tutte le mie foto e i miei editoriali, che insieme hanno creato le fondamenta del libro.

In che modo pensi che i Club Kids di oggi possano essere differenti da quelli della tua generazione? E, in generale, com’è cambiata New York secondo te?

L’energia e le dinamiche della cultura giovanile sono sempre cicliche e giocano sugli stessi concetti ricorrenti, ma parlano delle politiche e delle tecnologie di un determinato periodo di tempo. Al centro della nostra storia e della nostra esperienza ci sono immagini e parole. Questo è l’essenza di tutto.

Come catturiamo le nostre esperienze e come parliamo di esse è ciò che distingue i diversi periodi e le diverse generazioni. Tutto ciò risale ai disegni rupestri e ai primi esseri umani, e la mia eccitazione deriva dal vedere come queste cose cambiano e si evolvono. La cultura umana scorre e si declina tra liberale e conservativo, e la città di New York ha sofferto delle politiche comunali conservative, così come l’agenza finanziaria ed edilizia sin dagli ultimi anni ’90.

Sento che siamo sulla cuspide di un periodo più positivo ed eccitante, non solo a New York ma in tutto il mondo. Al momento siamo nella stessa posizione in cui ci trovavamo a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90, o tra gli anni ’50 e gli anni ’60. I conservatori hanno avuto a lungo il controllo, ma presto questa storia finirà. Sono entusiasta della Generazione Z e dell’idea che questi giovani stiano iniziando a farsi strada.

Cosa hai imparato su te stesso o su quel periodo mentre preparavi il tuo libro?

È importante presentarsi e partecipare alla vita, anche se non sei stato invitato. Specialmente se non sei stato invitato.

Sei una persona molto diversa da quella che eri al tempo, o almeno questo è quello che possiamo cogliere dall’esterno. Cosa è rimasto di quel giovane?

Sono sempre la stessa persona che si muove attraverso questa vita, raccogliendo nuove esperienze ogni giorno che passa. Credo che l’essenza della vita sia la fluidità quindi permetto a me stesso di rimanere in un flusso, e di poter costantemente cambiare ed evolvermi. Credo che sia un grande errore convincersi dell’idea che sia possibile trovare la felicità inseguendo una singola esperienza o identità.

La paura è ciò che guida il desiderio di aggrapparsi a una cosa, e ciò non porterà mai alla libertà e alla gioia. Il mondo non è piatto, e nemmeno l’esperienza umana lo è. Siamo degli esseri multidimensionali, e questo aspetto dovrebbe sempre essere ricordato.

Hai molti progetti, ci puoi raccontare di cosa ti stai occupando al momento?

Sono un artista multimediale, quindi per tenermi impegnato navigo su vari mezzi. I miei gioielli ed opere d’arte sono disponibili su www.waltcassidy.com. Il mio focus primario al momento è il lancio del libro.

Stiamo collaborando alla cerimonia d’apertura del negozio, e abbiamo creato una piccola capsule collection ispirata al libro, che verrà presentata a metà novembre e coinciderà con l’evento di lancio del libro. NEW YORK: CLUB KIDS è pubblicato da Damiani ed è già disponibile per il pre-order online, e sarà presente a livello internazionale a partire da Ottobre.

Visto che Manintown ha un particolare focus sui viaggi, ci puoi dare qualche consiglio riguardo New York, come ad esempio i posti che ti piacciono di più? E un paio di posti dove mangiare/bere/divertirsi?

Amo i parchi di New York City… Central Park, Prospect Park e Hudson River Park in particolare. Recentemente ho scoperto Dekalb Market Hall a Brooklyn, che ha un’ampia scelta di posti dove mangiare. Lo stand Wiki Wiki Hawaiian food è il mio preferito.

SKID, Christopher Comp at Wall Street outlaw party, 1992. Copyright SKID. All Rights Reserved.
 

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