Benessere al maschile, risponde l’urologo

Parliamo di benessere tutto al maschile con il Dott. Nicola Macchione, specializzato in Urologia presso l’Università degli Studi di Milano e con all’attivo numerose esperienze internazionali. Se l’interesse verso la “salute del maschio” da parte di società e media era marginale fino a qualche tempo fa, oggi fortunamente aumenta sempre di più. Nicola cerca di superare questa sfida medica e culturale quotidianamente, e per farlo utilizza anche i social (@md_urologist su Instagram e @NicolaMacchione su Twitter) offrendoci diversi spunti di riflessione attraverso il racconto della sua professione.

Come è nato il tuo interesse per questa specialità?

Ecco, è sempre molto difficile rispondere a questa domanda, in praticolar modo perché in realtà le motivazioni che spingono un medico ad interessarsi di una specifica branca della medicina, sono molteplici e spesso sconnesse tra di loro. Ebbene, io, come molti miei colleghi, cominciato il percorso di studi, sapevo da che punto iniziavo, ma non ero conscio di cosa sarei finito a fare. Ed è proprio nel corso degli studi e della formazione, che gli incontri, le patologie trattate, le prime esperienze chirurgiche da studente; in qualche modo ti segnano e finiscono con l’influenzare quella che è la scelta finale. Io, ho trovato la branca uro-andrologica sempre estremamente interessante. Pensa, che mi formavo in un periodo storico dove il concetto di “salute del maschio” era praticamente assente nel percorso di studi. Non se ne parlava, anzi, era qualcosa di cui vergognarsi, ancora un tabù. Molte patologie come il tumore della prostata, il deficit erettivo e anche l’eiaculazione precoce,  erano trattate marginalmente. Per questo ho scelto questa branca della medicina che in qualche modo ti esponeva ad “una sfida in più”, non solo medica, ma anche culturale.  

Molti temono la tua figura, ma quando è opportuno cominciare ad andare dall’urologo?

Spero in realtà che nessuno tema l’urologo, ma hai colto in pieno il punto con questa domanda.  In realtà, non esiste una “data di scadenza” per cui è utile andare dall’urologo, ma esiste il buon senso. Anche qui si tratta di un fattore puramente “culturale”. Mentre siamo abituati a sentire di una donna, appena adolescente, che si reca dal ginecologo (nonostante non abbia problemi, ma solo per eseguire una valutazione del suo stato di “maturità e crescita”). Non lo siamo affatto se sentiamo di un adolescente che si reca da un urologo. Tale evento subito tende a farci pensare alla presenza di un “problema”, una “malattia”.  Questo perché mentre la maturità della donna passa attraverso le note “perdite mensili”, e quindi l’idea del sangue ci porta a pensare alla presenza di un qualcosa da dover controllare, la maturità del maschio, passa clinicamente “inosservata”, e quindi perché recarsi dal medico ? Per cui si rimanda al “buon senso” di ognuno, o alla fortuna di avere medici di famiglia scrupolosi.

Nell’ambito della tua professione quali sono le malattie e i disagi per cui vieni interpellato più di frequente?

Dipende dalle fasce di età di cui parliamo. Solitamente i pazienti tra i 15-20 anni giungono alla mia osservazione per problematiche sostanzialmente legate all’apparato genitale, che vanno dal “dolore al testicolo” alla “fimosi serrata”. Come del resto accade anche per i pazienti di età compresa tra i 20-30 che tendenzialmente arrivano con problematiche che sono legate a disfunzioni dell’apparato genitale, ma che riguardano argomenti differenti; come il deficit dell’erezione, l’eiaculazione precoce e per questioni “morfometriche” del pene. I pazienti invece dai 30 ai 50 anni, giungo solitamente all’osservazione per problematiche “minzionali; legate soprattutto alla prostata. Queste vanno dalle prostatiti sino a quadri di ipertrofia prostatica. Poi superati i 50 anni, tendenzialmente le differenze tra le fasce di età si appiattiscono per cui vedo paziente per i motivi più vari; ovviamente aumenta la percentuale  di malattie oncologiche dell’apparato uro-genitale.

I cibi migliori e quelli invece da evitare per la salute di noi uomini

“Lascia che il cibo sia la medicina”, sembra avesse detto Ippocrate. E mai come in questi ultimi anni studi scientifici ci mostrano ogni giorno di quanto il padre della medicina non si sbagliasse affatto. Tanto è vero che l’uso di integratori alimentari usati per il benessere e la prevenzione di patologie dell’apparato uro-genitale è un fenomeno che cresce esponenzialmente. Esistono molte sostanze in natura capaci di “aiutare” il nostro corpo ad “invecchiare meglio” e quindi a prevenire processi patologici. Pertanto in generale utile impostare una dieta che preveda un giusto rapporto tra carboidrati, proteine e grassi. Ridurre gli zuccheri ed i grassi totali, un giusto equilibrio tra omega-3 (effetto antinfiammatorio) ed omega-6 (pro-infiammatori). Per cui pesce (olio di pesce), riso, olio extravergine di oliva, carote, zucca, zucchine, cavolo, finocchio, cicoria e rape (radici in genere) ad alto contenuto di tali grassi. Per ridurre gli omega-6 (perché co-fattori degli stati infiammatori) razionare l’apporto di carni fresche e conservate, salumi, insaccati, uova, fritti, dolci, bevande zuccherate, farine raffinare e formaggi grassi. Bene anche l’uso di soia, curcuma, zafferano, pomodoro e semi di zucca.

Un tema importante è quello dell’inferitilità, quale la relazione tra stile di vita e questa problematica?

Negli ultimi anni assistiamo all’incrementare del numero di pazienti che giunge alla nostra osservazione per “infertilità”. Tale fenomeno sicuramente è legato a moltissimi fattori, sociali, culturali (che per fortuna stanno cambiando) ed ambientali. La condizione di fertilità è un equilibrio in continuo divenire che cambia continuamente. Tale condizione può avere diversissime cause; prima tra tutte quelle genetiche, ambientali, comportamentali ed anche sociali. Infatti fattori che influiscono oltre a quelli cromosomici, sono l’età (ormai sempre più avanzata) alla quale si decide di diventare papà; l’inquinamento (esposizione continua a sostanza tossiche), comportamenti sessuali inappropriati (trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili), ed altri ancora. In questi casi è sempre utile eseguire un corretto inquadramento del soggetto affetto da infertilità, ma soprattutto della realtà “coppia”.

Utilizzi molto i social per raccontare il tuo lavoro, quali sono i feedback di chi ti segue?

Negli ultimi anni il modo di comunicare ed informare è cambiato moltissimo; anche in ambito scientifico. Basti pensare all’uso di twitter durante i meeting internazionali per comunicare tra audience e relatori. Ho deciso di cominciare con i social (Instagram e Twitter) per far sì che le informazioni (non quelle di dottor Google, ma quelle dei medici veri) arrivassero ad un pubblico quanto più ampio possibile. Insomma per smetterla di lamentarmi della disinformazione “in rete” e per fare “informazione & formazione”. I feedback sono positivi, mi giungono ogni giorno mail e messaggi per info e curiosità in merito a “falsi miti” e veri e propri problemi uro-andrologici.

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