Napoli tra cultura e musei

COSA VEDERE A NAPOLI

Se avete in programma un viaggio all’insegna della cultura e del buon cibo, Napoli è senz’altro la meta che fa per voi; dopo un primo tour gastronomico di cui consigliamo qui le tappe, e successivamente alla visita del Museo di Capodimonte, le destinazioni da non perdere sono queste e ve le raccontiamo con il cuore:

Museo Cappella San Severo

Incarnazione napoletana del dottor Faust, il Principe Raimondo di Sangro è certamente da annoverare come figlio della Napoli misteriosa. Gran Maestro massone, scrittore, alchemico, inventore, studioso devoto e curioso, la figura di Raimondo di Sangro è aleggiata da leggende fomentate da egli stesso.
Personalità eccentrica e intellettuale illuminista, il principe si dedica alle “macchine anatomiche”, testimonianza custodita all’interno della cappella di San Severo: due scheletri (un uomo ed una donna) che riproducono nel dettaglio il sistema arterovenoso, realizzato a metà settecento da Giuseppe Salerno, medico palermitano. Il principe avrebbe ottenuto la metalizzazione dei vasi sanguigni grazie all’iniezione di mercurio, trovata diabolica che lascia voci di una presunta attuazione quando i due corpi erano ancora in vita. Nella realtà, la ricostruzione esemplare si deve all’utilizzo della cera d’api e dei coloranti. 

Macchine anatomiche, Cappella San Severo

Star della Cappella di San Severo, il “Cristo velato” di Giuseppe Sanmartino, opera in marmo datata 1753 dietro commissione del Principe Raimondo di Sangro, che mette lo zampino sull’ennesima leggenda intorno al capolavoro scultoreo. Seguito dalla fama di noto alchimista, il principe avrebbe insegnato allo scultore la calcificazione del tessuto in cristalli di marmo, si credette quindi l’incredibile trasparenza del sudario fosse risultato di un procedimento alchemico di marmorizzazione; studi successivi hanno invece confermato che l’opera è stata scolpita da un unico blocco di marmo. L’illusione di quella leggerezza e dell’impalpabilità del tessuto, fece innamorare Antonio Canova che dichiarò:
Sarei disposto a dare dieci anni della mia vita pur di esser l’autore di questa simile meraviglia”.

Napoli, Cappella Sansevero, Cristo Velato




Palazzo Reale di Napoli

Dimora della dinastia borbonica dal 1734 al 1861, il Palazzo Reale di Napoli è simbolo della magnificenza e della bellezza di un patrimonio italiano ineguagliabile. Ubicato sulla bella Piazza del Plebiscito, racchiude al suo interno uno scalone d’onore definito da Montesquieu come il più bello d’Europa.

Lo scalone monumentale fu progettato dall’architetto Gaetano Genovese nel corso della ristrutturazione del palazzo dopo l’incendio del 1837, e compiuto da Francesco Gavaudan nel 1858. Conserva l’impianto della scala antica in piperno, costruita da Francesco Antonio Picchiatti al tempo del viceré conte di Onate tra il 1651 e il 1666.

Le pareti sono rivestite da marmi rosati: portovenere, lumachino di Trapani, mondragone, rosso di Vitulano, breccia rosata di Sicilia, su una base di breccia del Gargano. Ad essi si alternano bassorilievi di marmo di Carrara, con ornati e figure: a destra “La vittoria tra il Genio della fama e il Valore”, di Salvatore Irdi; a sinistra “La gloria tra i simboli della Giustizia, della Guerra, della Scienza, dell’Arte e dell’Industria”, di Francesco Liberti.
Ai lati si aprono quattro nicchie con sculture monumentali di gesso: la Fortezza di Antonio Calì e la Giustizia di Gennaro Calì; la Clemenza di Tito Angelini e la Prudenza di Tommaso Scolari. La volta a padiglione è ornata di stucchi bianchi su fondo bianco-grigio, con stemmi del regno di Napoli e della Sicilia.

La Prima Anticamera del Palazzo è dominata dal soffitto barocco, le porte sono dei grandi quadri decorati, dipinti a tempera su fondo oro e risalgono al 1774; la Sala del Trono, dallo stile impero e dall’arredo napoleonico, presenta una seduta imperiosa destinata all’autorità e risale al secolo XVIII, l’aquila che vi poggia sopra è di epoca sabauda. 


Interessante e bizzarra la Retrostanza con mobili napoletani ottocenteschi, in stile neobarocco dove protagonista è il leggio rotante della biblioteca della regina Maria Carolina (1791), un macchinario curioso, prototipo delle biblioteche monastiche, che permette di consultare contemporaneamente più volumi posti sui piani dei pensili mediante una manovella.

Realizzato in occasione delle nozze tra Ferdinando I e Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, il vellutatissimo “teatrino di corte”, dove impereggia l’oro del palco e degli stucchi e il rosso porpora della sala.

Caffè Gambrinus

E’ membro dell’Associazione Culturale Locali Storici d’Italia, le “sciantose” si ritrovavano prima di un concerto ai suoi tavolini a sorseggiare lo storico caffè, la “sempre a dieta” Principessa Sissi ordinava il delicato gelato alla violetta, la curiosa nobiltà napoletana ne delineava i contorni quale salotto letterario, e grandi artisti e scrittori quali Wilde, Sartre e D’Annunzio si lasciarono ispirare dalla bellezza dirimpetto del Palazzo Reale e di Piazza Plebiscito: è il Gran Caffe Gambrinus di Napoli. Elegante cafè di fine 800, il Gambrinus vi accoglie con una meravigliosa poesia del marchese Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio[2] (brevemente Antonio de Curtis), conosciuto come il grande attore comico Toto’:



A CUNZEGNA 

‘A sera quanno ‘o sole 
se nne trase 
e dà ‘a cunzegna a luna
p’ ‘a nuttata,
Ile dice dinto ‘a recchia 
“I’ vaco ‘a casa:
t’arraccumanno
tutt’ ‘e nnamurate”.




Caffè Gambrinus




Galleria Borbonica

Tra tutti i percorsi della Napoli Sotterranea, la più completa è certamente quella della “Galleria Borbonica” . Del personale preparato e membro dell’Associazione di volontari, ( io sono stata accompagnata al gruppo capeggiato da Gianluca Lamon) vi condurrà sotto il livello della città fino a 40 metri di profondità, portate con voi un golfino anche in estate perchè la temperatura scende ed è piuttosto umido; il tunnel scavato a mano con scalpello, picconi e martelli, venne realizzato nel 1853 dietro direttive del re Ferdinando II di Borbone, allo scopo di creare un rifugio sicuro in caso di pericolo durante i moti rivoluzionari del 1848. Durante la seconda guerra mondiale le ex cisterne vennero usate come ricovero bellico dei cittadini, che si rifugiavano tra queste vie di pietra sotterranea durante i bombardamenti tedeschi. Oggi è possibile vedere i vari ritrovamenti storici tra cui pitali, vasini, carrozzine, giochi e le prime caffettiere, perchè il vero napoletano, per alleviare i momenti di grave difficoltà e di ansia, non poteva rinunciare al rito del caffè, come se la magica azione propiziatoria fosse amuleto contro le disgrazie, panacea per tutti i mali, ritrovo conviviale e l’abbraccio fraterno di chi vive la stessa miseria. Ma era un caffè anomalo, fatto di cicoria e ceci, che del caffè ricordava solo il colore.

Dopo la guerra, la galleria divenne Deposito Giudiziale Comunale, pezzi di taxi e di moto sequestrate, formano uno strano puzzle, mezzo di trasporto del nuovo lavoro inventato dal brillante partenopeo che non se ne sta con le mani in mano: il trasportatore del ghiaccio. Un piccolo carretto legato a un motorino con sellino, è il mezzo dell’ingegno napoletano.

Potete scegliere il tipo di percorso, da standard ad avventura, vale davvero la pena addentrarsi nel buio delle grotte di pietra che vi obbligheranno al passaggio raso muro, muniti solo di una torcia e tanto coraggio, ma sempre in compagnia della vostra guida turistica! 

Proprio a Napoli, durante la pulizia della grotta e delle cisterne, una scritta sui muri portava un nome che apparteneva ad un anziano signore napoletano, chiamato a ripercorrere quella discesa dopo 70 anni. Raccontano gli uomini che lo hanno accompagnato, che l’uomo cercasse verso l’alto la sua scritta, dimenticando la sua statura di bambino, e che fermò lo sguardo verso il ricordo di quegli oggetti rinvenuti, con lacrime di dolore agli occhi. 

Il percorso della Galleria Borbonica non è solo un passaggio nei meandri della storia, ma è un percorso durissimo verso la profondità della propria coscienza. 

Caffè Libreria Berisio 


Dovessi immaginare una via magnetica, magica e in cui mi piacerebbe passeggiare notte e dì, avrebbe il 90% librerie e il 10% pasticcerie. A Napoli esiste, ma ahimè ognuno di questi negozi ha chiuso, fallito, scomparso nella distruzione dell’intelletto, nell’oscurità di un paese che evidentemente ama la cultura, che si porta il timbro di Luciano De Crescenzo, di Antonio De Curtis e dei grandi intellettuali napoletani, ma che i tempi hanno reso bui, facendoli fallire. Una sola ha resistito, trasformandosi poi in un luogo di tendenza, un locale dove poter gustare ottimi drink, con il nobile obiettivo di vendere anche pezzi unici, libri vintage, piccole chicche, sfogliandole tra una chiacchiera con gli amici e l’altra. Affascinante ambientazione, una predominanza di rossi, di luci da speak easy, scaffalature che toccano il soffitto, pianoforti a coda illuminati da lampade d’antan, un luogo unico dove fare un aperitivo prima di cena, passeggiando poi lungo le vetrine serrate, con le insegne arrugginite ma degne ancora della loro presenza, e finire sotto la statua di Dante che vigila, forse un poco rattristato.

Mercato di Pugliano, Ercolano

Se siete delle fashion addicted e amate il vintage, la ragione che vi porterà in questo luogo ogni week end a voi disponibile, è il mercato di Pugliano! Meta di stylist che arrivano da ogni parte del mondo e luogo di culto per i costumisti di cinema e tv, il Mercato di Pugliano offre costumi d’epoca, vintage firmato, denim anni ’80, una selezione vastissima di pellicceria usata e ricercata, borse in coccodrillo anni ’40 a prezzi accessibilissimi. Verrete chiamati a gran voce dai commercianti del posto, che un tempo usavano vendere la propria merce su delle bancarelle, mentre ora la stipano in piccoli negozi dentro cui dovrete rovistare, pazienza alla mano, ma ne resterete più che soddisfatti perché l’affare, se sapete trattare, è dietro l’angolo!
Un consiglio: partite da casa con una valigia vuota.



Potrebbe interessarti anche:
LA GUIDA COMPLETA SU NAPOLI

(testo e foto @Miriam De Nicolo’)

®Riproduzione riservata



Autore

Condividi