Francesco Vullo – archetipo e contrapposizione

Photographer: Federico Ghiani @ghianinson

Abbiamo incontrato Francesco Vullo, giovane artista dotato di straordinaria sensibilità critica e di una capacità analitica fresca e originale, sugli aspetti e le contraddizioni di una società dominata dal potere dei social, da un culto estetico smisurato, e dal dualismo tra fragilità e forza, senza cadere in cliché o chiavi didascaliche.

Sangue palermitano, emblema di una cultura variegata e profonda, radicata in chi quei secoli di storia li ha respirati e li porta dentro, ma ben integrati con il linguaggio contemporaneo di una generazione che ha sancito nuovi codici di comunicazione, come quella dei Millennial.

All’interno del suo studio, un rifugio post-atomico nel cuore di Milano, ci racconta gli elementi che stanno alla base della sua ricerca, che al momento si concentra sulla scultura e l’installazione.
Oggetti comuni, rubati al loro contesto originario, assumono un valore simbolico, veicolando molteplici significati in base a una nuova collocazione o al loro fruitore, per rievocare sentimenti e scenari affettivi differenti.

La sua straordinaria capacità tecnica è determinante nel mettere in mostra certe dinamiche, come la sfera emotiva dell’essere umano e la sua relazione con l’ambiente naturale circostante. Una diretta conseguenza del suo rapporto con la propria terra d’origine, la Sicilia, che diventa argomento di riflessione, mettendo in luce un legame viscerale, tanto forte quanto complesso.
A questo filone appartiene la serie Environmental Alteration.
Qui l’artista riesce a rendere nei sassi una sensazione di naturale morbidezza, apparentemente distonica con la vera natura del soggetto, rappresentandoli come cuscinetti strizzati da fascette industriali a una trave d’acciaio. Si tratta dei cuticchi, i sassi tipici smussati dal mare che lui recupera sulle coste siciliane, la cui forma naturale, raggiunta attraverso l’erosione del mare, nel corso di decenni, è in netta contrapposizione con la rapidità con cui l’intervento dell’uomo può modificare il paesaggio in maniera violenta e irreversibile.

After The Night ruota attorno alla figura delle maestranze, oggi profondamente in crisi, e del valore delle tradizioni tramandate.
Realtà a cui siamo sempre meno abituati, con l’affermarsi della grande distribuzione e della produzione di massa.
Una sega circolare spezzata, trovata casualmente nel laboratorio di un fabbro, viene restaurata con la tecnica tradizionale giapponese del Kintsugi, simbolicamente associata alla rinascita. Le fratture della lama vengono ricomposte e impreziosite con lacca Urushi e oro 24 carati, in un processo lento e certosino, durato più di un mese. Sul retro della lama notiamo incisi i due nomi dei precedenti proprietari, dettaglio che racconta la storia e il viaggio dell’oggetto attraverso gli anni, e metafora del passaggio tra generazioni, di un patrimonio di conoscenze e tradizioni.
 

Ourself è una colonna in marmo travertino, emblema di equilibrio, stabilità e sicurezza, che l’artista contrappone al nastro adesivo per imballaggio su cui è tradizionalmente scritto l’avviso FRAGILE. Le bobine di nastro adesivo, comunemente impiegato per identificare oggetti particolarmente delicati, diventano elementi essenziali per equilibrare la struttura e sostenere il peso del marmo. Diventano, così, parte dello stesso oggetto due elementi che coesistono nella natura umana: forza e fragilità.
Due fattori che si integrano e diventano l’uno complemento dell’altro.

Overthinking è una tagliola, utilizzata per la caccia di animali selvatici.
Rappresenta una condizione psicologica attraversata dai più, soprattutto in questo periodo di crisi identitaria come quello che stiamo attraversando. La forma è quella della nuvoletta dei fumetti, per il suo rifermento alla riflessione, in questo caso smisurata, quasi tossica.
L’alterazione di un modello esistente, conferisce all’oggetto una nuova identità, pur mantenendo il suo significato primordiale, con le sue punte affilate. La perfetta rappresentazione di uno stato mentale: un flusso incessante e continuo di pensieri che intrappola la mente e la pone in uno stato di confusione.

Per Francesco Vullo, ogni materiale ha una sua ragion d’essere, come i dettagli mai lasciati al caso.
Ogni elemento ha qualcosa da raccontare, mentre la forma estetica concorre a definire il contenuto e gli conferisce un valore aggiunto, quello della bellezza, della quale non si può fare a meno
.

La sua Clessidra, che rappresenta l’ineluttabilità del tempo, ha la campana inferiore intrappolata in un blocco di cemento.
La sabbia che scende rappresenta il passato, traslato in uno spazio fisico ben definito. Un tempo che non puoi cambiare, in contrapposizione con quell’oggetto che nella sua essenza più intrinseca puoi, invece, capovolgere e far ripartire. Il passato non puoi cambiarlo, devi solo accettarlo.

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