Gary Baseman and his pervasive art

Una sera di quelle come tante ad Art Basel, la manifestazione dedicata all’arte che si tiene ogni anno a Miami. All’interno dell’hotel The Webster, nel cuore dell’Art Déco district, è stata presentata l’anteprima della collezione uomo primavera/estate 2017, che celebra la collaborazione tra il pittore Gary Baseman e il brand americano Coach. Il negozio all’interno dell’albergo è stato trasformato in uno speciale universo di disegni e schizzi di Baseman, con oggetti personalizzati dai suoi personaggi, come il cattivo Buster e Le Fauve e dalla stampa “wildbeast”, una rivisitazione fumettistica del classico leopardato. Il concetto dell’installazione è nato dalla cooperazione di lunga data dell’artista con Stuart Vevers, il direttore creativo della storico marchio, per il quale ha creato stampe e grafiche esclusive, che si abbinano all’iconografia classica americana (avete presente lo smiley? Per Baseman e Coach si liquefa mentre continua a sorridere) e la cui simbologia e stile contraddistingue la collezione 2017 uomo e donna, dal sapore college e rockabilly. Durante la serata l’artista ha personalizzato dal vivo due modelli di giacche biker in pelle, spiegando l’origine della partneship creativa.
Poliedrico illustratore, designer e autore del famoso cartone animato Disney Teacher’s Pet, vincitore di tre Emmy Awards, Gary Baseman è considerato una delle gure di spicco della scena Pop Surrealista californiana, caratterizzata dalla contaminazione tra arte e cultura. Mr Baseman ha iniziato la sua carriera a New York tra la seconda metà degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta, come fumettista per The New Yorker, The New York Times, Rolling Stone, Time, Atlantic Monthly e The Los Angeles Times. Ritornato in California, Baseman si è dedicato a esplorare diverse forme d’ibridazione tra arte, moda, pubblicità, design, musica e cinema e ha coniato il termine “Pervasive Art” per definire la sua estetica, in grado di offuscare la linea di confine tra Fine Art e Commercial Art. Quali sono le tue influenze? «Oltre a Darger, l’artista schizofrenico e autodidatta di Chicago morto nel 1973 che per oltre sessant’anni ha realizzato segretamente un manoscritto illustrato di oltre 15mila pagine e fonte d’ispirazione per molti autori pop surrealisti, c’è la stella dell’arte Andy Warhol, Mark Rothko, Man Ray, Takashi Murakami. All’inizio della mia carriera guardavo a Miguel Covarrubias, Charles Addams, Walt Disney e agli artisti dei vecchi cartoon Warner Bros. Apprezzo poi Maurizio Cattelan, Gregory Crewdson e Jeff Koons».
Gary Baseman tuttavia non è solo un pittore o un creatore di cartoni e giocattoli. Lo si capisce subito perché, dopo una serata a parlare di arte e vita in giro per Wynwood, il quartiere degli artisti, dove ho avuto il privilegio di avere una visita guidata, penso sia più un guru o un lifecoach. Nonostante le sue opere abbiano una vena dark, il risultato, guardando, è quello di una contagiosa energia, anche osservando le facce più contrite o gli scheletri stilizzati, viene da sorridere. Tutti i personaggi che popolano la sua fantasia sono capaci di impersonare stati d’animo ed emozioni, come fossero veri profeti dei credo filosofico-esistenziali dell’artista. I suoi disegni, a tratti anche gotici e macabri, altro non sono che rappresentazioni delle paure e dei contrasti emotivi che noi tutti viviamo. Gary mi spiega che i suoi protagonisti hanno tutti un nome, a cui è collegato il loro significato all’interno delle sue opere. Il primo di cui parliamo è Toby, un pupazzo vero e proprio, che viaggia con Gary in giro per il mondo e che anima il suo Instagram, «Toby è sempre al mio fianco, fa i selfie e le foto con i personaggi più interessanti che incontro durante il mio girovagare. L’ho creato in un momento della mia vita molto particolare, in cui mi era difficile fidarmi degli altri. Toby, a dire il vero, ha visto la luce a Roma, dove ho scattato una foto di lui alla Cappella Sistina, luogo in cui ho riprovato a fotografare la stessa immagine, più e più volte. All’ennesimo scatto è arrivata una guardia e mi ha detto “nessuna foto qui”! Ho provato a riporre la fotocamera, ma mi ha fatto cancellare no all’ultimo scatto. Il potere della Chiesa è forte in Italia». A proposito di potere, parliamo di quello delle donne. Nella cifra artistica di Gary occupano un posto importante. Baseman, infatti, ama circondarsi di ragazze che nei suoi dipinti si trasformano in veneri nude, per intrattenere in maniera affettuosa, passionale o violenta i suoi apparentemente ingenui pupazzi. «Le donne sono le vere eroine della mia arte e non sono mai trattate in maniera negativa. Sono le protagoniste dei miei quadri, non sono ritratte come odiose né come bellezze ideali. Sto realizzando un progetto fotografico che ha a che fare con la moda, realizzando una serie di costumi da bambola, quasi dei grembiuloni anni ’50, che utilizzo per vestire le mie Wild Girls, ovvero ragazze dai volti interessanti che noto per strada e diventano, poi, le modelle dei miei shooting e le muse per i prossimi disegni. Sono guerriere come le Vivian Girls di Henry Darger. Combattono il male. Possono sembrare bambole, ma tutti i miei personaggi sono così». Se Toby è il personaggio più famoso di Baseman, una sorta di feticcio della cattiva coscienza dell’artista, Dumb Luck, il sorridente coniglio storpio con la gamba amputata in mano, è l’epitome dell’idiozia. Chouchou è, invece, una creatura che assorbe le energie negative e le trasforma in una densa crema bianca che fuoriesce dal suo ombelico, mentre HotChaChaCha è un piccolo demone, che rende gli angeli impuri, privandoli dell’aureola e Ahwroo, un gatto che diventa feroce se non riceve attenzioni e inizia a graffiare, ispirato direttamente da Blackie, la gatta di Gary dal carattere mutevole e dall’aspetto inquietante e tenero al tempo stesso. Tutti i personaggi di Gary, compresi quelli disegnati per Coach, sono come lui stesso definisce, «membri di una società segreta che custodisce i nostri desideri più nascosti, una celebrazione della bellezza imperfetta e del dolce amaro della vita prendendo parte all’eterno conflitto tra bene e male, tra gioia e dolore, tra amore e morte in un caleidoscopio di colori che animano una sorta di lunatic-park.» Parlando di società segrete e segreti, ne hai uno da rivelarmi? «Mi piace pensare che, se entri in contatto con i miei personaggi sia indossando una T-shirt di Coach o guardando uno dei miei cartoni animati, io sia un libro aperto, non ho segreti perché sono tutti sulla tela o nelle pagine dei miei schizzi. Devi solo indovinare il codice giusto».

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