Il gusto del reale – in conversazione con gli Gnambox

Un racconto onesto, rassicurante, ma con quel “twist in più”, che lo rende unico e decisamente addictive. Gnambox, blog di cucina e lifestyle, è per i suoi fondatori, Stefano e Riccardo, un modus vivendi. Contenitore di esperienze, gusti, consigli ed incontri, ad oggi, Gnambox si è già trasformato in un libro di cucina stagionale e contemporanea, in una guida super cool di Milano, ma soprattutto in una realtà social da migliaia di followers. Li abbiamo intervistati per trovare la ragione di un progetto genuino e fresco, cogliendo i limiti imposti da un lavoro 3.0 e rubando i segreti del suo successo.

Gnambox: un lavoro o uno stile di vita?
Siamo partiti mettendo online tutto ciò che ci piaceva, creando un contenitore di ricette e tantissime altre passioni, come suggerisce il nome. Senza nemmeno doverci pensare troppo, lo vedevamo trasformarsi con noi e diventare la naturale trasposizione del nostro gusto, della nostra estetica, quindi senza dubbio del nostro stile di vita. Poter definire una linea editoriale in questo modo, in funzione del proprio stile, è stato l’ingrediente principale per un prodotto vincente. Ci sentiamo estremamente fortunati di poter raccontare semplicemente la nostra vita quotidiana, rendendola un’esperienza gradevole per chi decide di seguirla: le ricette che scattiamo sono ciò che mangiamo, così come i piatti in cui vengono servite, vengono dalla nostra dispensa. Tutto questo senza dover mai fingere o scendere a compromessi comunicando qualcosa in cui non crediamo. Ora che il progetto si è ingrandito, ha necessariamente una struttura più articolata, in cui è diventato essenziale tracciare dei confini e per farlo, seguiamo una semplice regola: quando ne abbiamo voglia! (ci comunicano con rara e preziosa spontaneità ndr). Non ci siamo mai forzati di dover pubblicare qualcosa in funzione di engagement o visibilità, anche se, a volte, ci sentiamo fin troppo votati alla riservatezza. Potremmo “cavalcare l’onda” assecondando i macro-trend social? Certo, ma per ora non è una strategia che ci appartiene. Qualche domenica fa, eravamo a pranzo con le nostre famiglie e abbiamo pubblicato un boomerang di gruppo, proprio come faremmo a tavola con qualsiasi amico. Abbiamo invece ricevuto centinaia di messaggi da persone sorprese e affascinate da quel tipo di condivisione della nostra vita di coppia…non ce lo aspettavamo! Fossimo quel genere di trend catchers, organizzeremmo un pranzo social, con le nostre famiglie, tutte le domeniche (ridono), ma non è ciò che ci interessa.

Blogger e influencer di successo, la versatilità e la novità sono essenziali. Siete evidentemente riusciti a non chiudervi nella vostra “Gnam box”, come?
Mai essere solo auto referenziali! Introdurre continuamente nuovi temi e spunti per lasciare aperta la box, che pur rimanendo un personale contenitore di cose che amiamo, diventa occasione di scambio continui con l’esterno. Abbiamo passato il primo anno di vita del progetto in totale anonimato, siamo comparsi per la prima volta, con una foto scattata il giorno di San Valentino, nel 2013 e abbiamo subito capito che sarebbe stata la scelta vincente. Mostrare chi stava dietro ai fornelli, chi realmente creava Gnambox, è stata la risposta dovuta a tutti i followers, che erano curiosi di saperlo. – Quanti siete? Esiste una redazione? Dove si trova? Che aspetto ha? – Erano le domande più frequenti di chi ci seguiva; rispondere ha dato al progetto la forma che oggi tutti conoscono. Versatili? Se ora dovessimo descrivere la “Gnambox”, sarebbe un mix con molte sfumature: siamo partiti parlando di food e nel corso del tempo è rimasto il filo conduttore per molti altri contenuti, che abbiamo sviluppato strada facendo. La sezione travel, per esempio, ad ora è la parte più consistente insieme dopo il food.

A chi volesse percorrere le vostre orme e fare della propria passione un lavoro, cosa consigliereste?
Deve innanzi tutto essere una grande passione. È un percorso in cui dover investire tanto impegno e tante energie; nel nostro caso, essere in due è stata una grande risorsa, soprattutto pensando alla costanza necessaria; ovunque non arriva uno, ci può pensare l’altro. Avere una visione chiara di ciò che si vuole comunicare, considerando che la qualità del progetto risiede nel taglio personale che gli viene dato: il proprio potrebbe anche essere l’ennesimo blog food e lifestyle, eppure mantenere la sua unicità proprio perché personale e decisamente soggettivo. Il punto fondamentale diventa la coerenza. Essere coerenti con se stessi o con la linea che ci si impone e nel nostro caso le due cose coincidono. Coerenza, costanza e unicità, sono regole che ci sentiamo di suggerire, soprattutto perché siamo i primi ad osservarle.

Essere influencer comporta avere un’agenda impegnata, com’è cambiata la vostra routine? Quanto di questo è stress e quanto fun?
La “questione influencer” non è mai voluta diventare un lavoro, quanto più, invece, la parte editoriale di Gnambox: pianificare, studiare e produrre contenuti; influenzare le persone è una conseguenza di tutto questo. Non ci svegliamo la mattina pensando – che bella la nostra vita da influencer – (ironizza Stefano, ridendo. ndr); è solamente un passaggio necessario, un’evoluzione. Essere influencer diventa l’espressione del gradimento di chi ti segue, se i tuoi follower apprezzano ciò che fai, ne verranno in qualche modo influenzati. L’agenda? Sì, è sempre impegnata, anche perché non esiste una netta distinzione tra lavoro e vita “quotidiana”, o meglio, la quotidianità è il nostro lavoro. Eventi, appuntamenti, incontri sono uno step fondamentale e per noi molto stimolante, anche se stressante e a volte quasi alienante: ritagliarsi dei momenti in cui essere off-line è fondamentale. L’esempio più evidente è il viaggio: è occasione di comunicazione, quindi di ricerca e produzione (ci mostrano alcune coloratissime istantanee del loro ultimo viaggio in Africa). Se lasciassimo che questa attività prendesse il sopravvento ogni volta che facciamo le valige, non avremmo mai un istante in cui goderci il tempo libero. L’agenda è effettivamente pianificata al contrario! Dobbiamo capire in anticipo quali saranno i momenti on e off-line, quando poter dire a priori – di tutto questo conserveremo “solo” il nostro personalissimo ricordo – . La parte più funny è sicuramente scoprire un’infinità di cose sui luoghi che visitiamo, grazie anche alle connessioni che si creano con gente sempre diversa, che, in qualche modo, entra a far parte del progetto. Tenere sempre gli occhi oltre lo schermo è un mantra che ci aiuta, per non rischiare di pensare che tutto quel che ci accade vi debba per forza passare attraverso.

Partner sul lavoro e anche nella vita privata, come ha influito sul vostro progetto?
In assoluto, anche perché lo ha fatto nascere. Facevamo entrambi lavori creativi, di cui non eravamo pienamente soddisfatti e confrontandoci è nata questa esigenza comune: un progetto da far crescere insieme, in cui crescere insieme. Pensando alle molte coppie che scelgono di non collaborare mai in ambito lavorativo, ci sentiamo fortunati, per esserci trovati concordi e disposti a farlo. Circoscrivere il “racconto” alla nostra vita personale di coppia, ha decisamente aiutato e lo ha reso ancora più coerente. Una complicità che si deve “creare” solo di fronte alle telecamere, non sempre funziona, la nostra, d’altra parte, non ha bisogno di un interruttore, anzi, diamo il meglio e il peggio di noi 24 ore su 24… non potremmo mai rischiare di scadere nella finzione. Vivendo insieme, siamo cresciuti insieme e il progetto con noi!

Belli ai fornelli. raccontateci il Gnambox style
Per noi l’estetica è una parte imprescindibile, che arricchisce Gnambox e lo rende effettivamente nostro, lo specchio più fedele di ciò che siamo, evitando ovviamente di trasformarlo in un mero esercizio di styling. Definire il nostro stile? Non avremmo saputo dargli un nome ben preciso fino a qualche tempo fa, quando sul New York Times abbiamo letto un’ intervista riguardo il “new normal”. Quella normalità che rassicura l’occhio di chi guarda, mai portata all’eccesso, mai estrema, eppure mai noiosa. Una normalità contemporanea e divertente, come per la nostra cucina, con quel twist in più, che la renda interessante e irresistibile.

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