HUGO MARCHAND aka star man

A soli 23 anni, Hugo Marchand è stato recentemente nominato Danseur Etoile all’Opéra di Parigi. Si è unito al corpo di ballo dell’Opéra ad appena 18 anni, dopo essere entrato alla stessa scuola di ballo nel 2007. È stata una fortuna ottenere un pass per l’Opéra Garnier e seguire il backstage di Hugo. Mentre indossava alcuni look di designer, si è confidato con MANINTOWN riguardo la sua esperienza personale e le sue passioni.

A che età hai iniziato a ballare e chi o cosa ti ha spinto a farlo?
Ho iniziato quando avevo 9 anni, senza alcuna ragione apparente. Ero un ginnasta e la danza era solo un altro sport per me. Improvvisamente il bisogno di danzare mi divenne chiaro come una rivelazione, come qualcosa di mistico, in qualche modo. Penso che fosse dentro di me dalla nascita, come se un piccolo seme piantato nella mia anima fosse germogliato in quel momento. È quasi inspiegabile, c’è sicuramente un lato spirituale nella mia scoperta della danza.

È noto che la danza, e il balletto in particolare, sia un ambiente alquanto severo e competitivo, deve essere stato molto difficile da bambino, superare queste difficoltà.
È davvero molto competitivo, perciò devi tenere duro ed essere un combattente. L’aspetto più difficile è essere messo in competizione sin da piccoli. I posti nelle scuole sono costosi, perché il mercato del lavoro in quest’ambito è molto chiuso. La scuola di danza dell’Opéra di Parigi è stata, per me, una grande opportunità di allenare la mente e il corpo, per praticare danza ad alto livello. Tuttavia, è stato doloroso lasciare la famiglia perché ero un collegiale e tornavo solo nei weekend. A 13 anni gli amici, i compagni di scuola e i colleghi di college erano anche rivali. Tutto ciò insegna a proteggersi e a diventare forte, ma si impara anche che la competitività non è necessariamente negativa, può essere intesa come emulazione positiva. Infine, che la competizione più importante è quella con te stesso. Dobbiamo sfidarci costantemente e spingere i limiti del corpo.

Chi sono le persone che ti hanno influenzato di più come ballerino? E nella vita?
Ho incontrato molte persone meravigliose, grazie al mio lavoro. Oggi non sarei un Danseur Etoile, se non avessi incontrato determinate persone lungo la strada. Ovviamente i miei genitori sono i primi a cui devo molto. Accettare che il proprio figlio voglia ballare e indossare una calzamaglia a 9 anni non è cosa da poco. Gli è costato molta fatica lasciarmi vivere questo sogno, ma so che posso sempre contare su di loro. La mia prima insegnante di danza Marie-Elisabeth Demaille ha giocato un ruolo fondamentale nel mio percorso. Nicolas Lerich (importante Danseur Etoile francese n.d.r.) è sempre stato una grande fonte di ispirazione artistica e tecnica per me. Mi sento molto ispirato anche da grandi attrici francesi, come Fanny Ardant, Catherine Deneuve, Catherine Frot, che rappresentano l’eleganza francese e la diversità.

Ci sono differenze tra la carriera di un ballerino e quella di una ballerina?
La carriera di una donna è più complicata perché ci sono maggiori contendenti. Spesso il desiderio di diventare madre nelle ballerine le costringe a prendersi un anno di pausa e questo può rallentare i loro progressi. Nella carriera degli uomini, invece, le pretese fisiche sono più impegnative. Gli infortuni alla schiena e alle ginocchia sono abbastanza comuni.

Nella storia della danza, i ruoli maschili sono cambiati negli anni? Pensi che ci sia una rappresentazione definita della mascolinità? Com’era nel passato rispetto a oggi?
I ruoli maschili sono oggi molto più importanti che nel diciottesimo e diciannovesimo secolo. La dimensione fisica e atletica è cruciale, dobbiamo preparare il nostro corpo in palestra, durante la stagione. Potresti paragonarci agli atleti professionisti. La danza può essere molto virile e fisica, da veri uomini! Infine, penso che sia prima di tutto una rappresentazione dell’umanità nel suo insieme.

Qual è la tua musica preferita da ballare? E nella vita?
Mi piacciono tutti i tipi di musica. Da ballare mi piace il jazz, la musica classica o James Blake, finché ci sono ritmo e profondità musicale. Nella vita amo ascoltare Mélody Gardot, il Concertos di Rachmaninov, Philip Glass o Jamie XX.

Hai paura del palcoscenico?
Ho paura ogni volta che ci salgo. È quasi tassativo. L’intensità dipende dalla difficoltà del balletto che dovrò eseguire, ma la paura è sempre lì. Questa può essere una cosa positiva, perché l’adrenalina che viene dalla paura è un grande strumento che ci permette di superare noi stessi. Può anche essere usata come un anestetico quando proviamo dolore o per dare il meglio di noi in ogni momento.

Quando sei andato a vivere a Parigi, qual è stata la tua prima impressione?
La prima volta che sono andato a Parigi ero un po’ spaventato. Non ero abituato a vedere così tante persone, ad ascoltare così tanti rumori, è una città molto aggressiva. Allo stesso tempo, mi ha fatto sognare. È una bellissima città e offre una miriade di opportunità.

Quali sono i tuoi posti preferiti?
Mi piace passeggiare lungo la Senna, il Marais, prendere un drink nell’area Oberkampf o prendere il sole sui tetti dell’Opéra, quando splende il sole.

Sembri interessato alla moda, quali sono i tuoi brand o i designer preferiti?
Sono interessato alla moda, ma non ne so molto. Apprezzo davvero il lavoro che ha fatto Haider Ackermann sulla sua prima collezione per Berluti, l’ho trovata molto elegante, colorata e originale. Ovviamente mi piacciono i grandi brand parigini come Dior o Chanel, ma rimango ancora curioso per scoprire il mondo di marchi di nicchia come Agnès B.

Photographer| Edoardo De Ruggiero
Photographer Assistant| Philippe Millet and Morgane Brisbare-Husson
Fashion stylist| Nicholas Galletti
Stylist Assistant| Ariane Haas
Grooming| Céline DeCruz
Model| Hugo Marchand

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