Il più grande furto d’arte della storia oggi diventa una serie Netflix.


Il più grande furto d’arte della storia oggi diventa una serie Netflix. 


All’ Isabella Stewart Gardner Museum di Boston, nelle prime ore della notte del 18 marzo 1990, due uomini vestiti da agenti di polizia si introducono nel museo con la scusa di aver ricevuto notizie di disordini. E’ la notte di San Patrizio e la gente festeggia per strada tra i fiumi di birra, scusa plausibile per i due furfanti che riescono a legare, bendare e imbavagliare le due guardie ed uscire con la refurtiva del valore di 500 milioni di dollari

Sono le 2.45 di notte e all’Isabella Stewart Gardner Museum mancano “Tempesta sul mare di Galilea” (1633), l’unico paesaggio marino di Rembrandt; “A Lady and Gentleman in Black” (1633) sempre di Rembrandt; Chez Tortoni (1878-1880) di Manet; “Concerto a tre” (1663), uno dei 36 preziosissimi dipinti di Vermeer; diversi schizzi di Degas, un ”Paesaggio con obelisco” (1638) di Govaert Flinck (dipinto che era stato per anni attribuito a Rembrandt); un vaso cinese Ku, un pinnacolo in bronzo a forma di aquila rimosso dalla cima di una bandiera napoleonica…

Una lista della spesa che i ladri avevano in tasca da tempo perchè, i lunghi 81 minuti in cui sono rimasti al’interno del museo, fanno pensare al coinvolgimento di un terza persona o addirittura ad una vera e propria organizzazione criminale.

Di certo i destinatari del malloppo non sono i ladri stessi, Lupin quindi non è tra gli indiziati, perchè nessun estimatore d’arte avrebbe letteralmente tagliato le tele deturpandole in qualche modo. 

“Concerto a tre” di Vermeer 1663


L’istituzione museale dell’Isabella Stewart Gardener offre, ancor dopo 31 anni dal furto, una ricompensa di dieci milioni di dollari a chi fornisca informazioni utili a portare al recupero delle opere d’arte.

Il regista Colin Barnicle, insieme al fratello Nick, originari di Boston, sono rimasti affascinati dal caso, e hanno dato così vita alla docu-serie NetflixThis is a RobberyUn colpo fatto ad arte: la grande rapina al museo”, oggi anche in versione italiana. 

Dal 2014 i Barnicle hanno raccolto documenti, riportato testimonianze, ricercato fonti e visionato migliaia di filmati della polizia. Tutto il materiale porterà finalmente ad una soluzione? Lo scopriremo nella serie, ma le domande e i misteri sono ancora moltissimi. 

le cornici vuote appese alle pareti del museo
le cornici vuote appese alle pareti del museo


Le domande senza risposte 

Perchè i ladri impiegano 81 minuti e si prendono tutto il tempo per tagliare le tele, separarle da telai e cornici, senza invece scappare con la refurtiva? Come sanno che la polizia non sarebbe mai arrivata?

Perchè rubare un vaso cinese e ignorare invece i dipinti più preziosi del museo, come “Il Ratto di Europa” di Tiziano? 

13 le opere in totale rubate, per un valore stimato intorno ai 500 milioni di dollari; da allora non sono più state recuperate. Infinite le ipotesi che raccontano i registi in questa serie, ma dei quadri nemmeno l’ombra. 

Che fine hanno fatto? Dove sono oggi le opere? Nella stanze segrete di qualche magnate russo? Nel bunker di un battitore d’aste alla Virgil Oldman, per essere ammirate e rimirate come un vero e proprio rapporto sentimentale con l’arte? 

Perchè il Gardner Museum non aveva telecamere di sorveglianza, ma solo rilevatori di movimento? 

Perchè è stata scelta, come guardia, un musicista rock dalle dubbie frequentazioni e solito a consumare droga?

Édouard Manet, Chez Tortoni, olio su tela, 1875 ca., rubato nel 1990

“This is a robbery” elenca tutte le teorie possibili elaborate negli anni dalla Polizia e dall’FBI, dall’ipotesi dei compari George Reissfelder e Leonard DiMuzio, con a capo il mafioso locale Carmello Merlino, ma morti entrambi per overdose di cocaina uno e sparatoria l’altro. 

Lo stesso Merlino morì poi in prigione nel 2005 e l’FBI sposta le tracce su Robert Guarente, un rapinatore di banche con legami di mafia, deceduto però nel 2004. Ultimo testimone in vita rimane David Turner, che ovviamente si rifiuta d’essere intervistato. E il caso rimane ancora un mistero, irrisolto, definendo così il furto come la rapina d’arte più grande della storia!

“This is a robbery” Un colpo fatto ad arte – la grande rapina al Museo – serie Netflix



La caccia è ancora aperta, ricompensa compresa, chissa’ che appeso alle vostre pareti, in quell’angolo nascosto del corridoio, voi abbiate quello schizzo 4 centimetri per 5, con un signore baffuto dallo strambo cappello… ecco, è il Ritratto d’artista di un giovane uomo di Rembrandt, 1633. Niente male eh!

Rembrandt 1633

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