IMPRESE POSSIBILI: ALEX BELLINI

Alex Bellini è un esploratore italiano diventato noto al pubblico per le sue imprese estreme, tra cui le traversate oceaniche a remi, in solitaria e in completa autonomia. Noi lo abbiamo incontrato presso lo store North Sails a Milano al rientro dalla sua ultima missione, questa volta un po’ diversa rispetto alle precedenti. Si chiama “10 Rivers 1 Ocean” e conferma il suo impegno verso la conservazione e la salvaguardia degli oceani dagli effetti dell’inquinamento della plastica. L’itinerario prevede una prima tappa sul fiume Gange (dalla quale Alex è già rientrato) e altre nove in cui veleggerà su imbarcazioni create, di volta in volta, con materiale riciclato e assemblato in loco, sui 10 fiumi più inquinati dalla plastica di tutto il pianeta e sul Pacific Garbage Patch nell’Oceano Pacifico. Raccontare e sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema ecologico ed economico che rappresenta la plastica e che riguarda la salute del pianeta è inoltre un progetto che North Sails sposa in pieno, per favorire un nuovo senso di comprensione e di educazione del consumatore al cambiamento e alla tutela dei mari dall’inquinamento.

Alex da dove parte l’idea del tuo ultimo progetto?


Questo progetto è forse quello che più di tutti si discosta dallo sport. Sulla base delle esperienze passate e in particolare la traversata del Pacifico che feci nel 2011, mi sono avvicinato al problema della plastica negli oceani e da allora ho realizzato che tutte le mie imprese future avrebbero dovuto raccontare queste problematiche, per enfatizzare la connessione uomo natura ed evidenziare che quando essa manca si ottengono effetti molto gravi. Ho cominciato a progettare questa esperienza a Marzo 2018, sulla base della ricerca condotta da uno scienziato tedesco sui fiumi più inquinati dalla plastica. Da lì ho stilato il mio percorso dei 10 fiumi da navigare e ho cominciato con il Gange, dove la navigazione è durata 30 giorni. Questo corso d’acqua ha un rapporto particolare con le popolazioni che vivono sulle sue sponde che da un lato lo venerano, ma allo stesso tempo lo trascurano mettendolo in grande difficoltà. Guardando negli occhi la popolazione di queste terre non si percepisce vita in loro. Gettano carta e rifiuti nel fiume per consuetudine senza domandarsi il perché o porsi particolari problemi.

Come ti prepari alle tue imprese?

Dove la parte fisica è importante come lo sono state le corse in passato o le traversate degli oceani c’è sicuramente un grande allenamento alle spalle. Questa volta è stata una preparazione diversa, fatta di costruzione di relazioni con ambasciate, istituzioni e ong locali.

La missione che fra tutte ti è rimasta nel cuore?

Ogni esperienza è unica perché è stata  la miglior cosa che potessi fare in quel momento. A 20 anni, correre sulle dune del deserto del Sahara, due anni dopo la traversata dell’Alaska. Non riesco a definire in assoluto la migliore perché ognuna rappresenta il tentativo di spingere il limite più in là. Quella che certamente mi ha insegnato di più è stata la traversata dell’Oceano Pacifico in barca a remi, dove ho dovuto fermarmi a 30 ore dalla fine per problematiche varie tra cui il meteo e questo mi ha insegnato a gestire il fallimento e rassegnarmi davanti alle cose che non posso controllare. Abilità fondamentale che tutti dovremmo coltivare.

La tua definizione di paura?

La paura è la giusta combinazione di attenzione e conoscenza del pericolo. Non so se si imparerà mai a gestirla pienamente, ma il mio percorso mi spinge costantemente ad affrontarla. Dovrò forse avere davvero paura quando mi renderò conto di non avere più nessun timore perché allora vorrà dire che sto per mettermi nei guai.

Che rapporto hai con i social?

I social sono fondamentali per me che sono un esploratore moderno, forse non sono figlio della generazione dei social media ma li trovo veramente efficaci anche per sensibilizzare l’opinione pubblica. È un’occasione che non possiamo perdere, non solo per l’orgoglio di essere seguiti ma soprattutto per dare messaggi importanti come la salvaguardia del pianeta nel mio caso. Questo è il motivo per cui  li uso per documentare tutte le mie esperienze.

 

Crediti foto: Mauro Talamonti

 

 

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