JOE BASTIANICH – OLTRE ALLA CUCINA C’È DI PIÙ

Ha l’animo tranquillo e lievemente distaccato, ma riesce a essere comunque affabile e alla mano. Joseph Bastianich, Giuseppino per la nonna e per tutti gli altri Joe, è ormai ampiamente conosciuto in Italia per essere uno dei volti di alcuni dei programmi televisivi più seguiti da Masterchef a Restaurant start-up fino a Top Gear.

Nato nel Queens e cresciuto tra le pentole e i fornelli nei ristoranti dei genitori emigrati dall’Istria, Mister Bastianich oggi è un imprenditore completo e di enorme successo con un talento speciale per i nuovi progetti e un fiuto unico per gli affari. Con una mamma come Lidia Bastianich, volto noto della televisione americana per le sue trasmissioni di cucina, Joe, dopo un breve passato nell’alta finanza di Wall Street, ha abbandonato quel mondo per dedicarsi completamente all’ospitalità e alla cucina, vera vocazione di famiglia. Con un biglietto di sola andata per l’Italia, e a bordo di una Golf Volkswagen ha intrapreso un viaggio quasi intellettuale e sensoriale, come lo definisce lui stesso, attraverso la penisola dei suoi nonni, imparando a conoscerne le sfumature e ogni meraviglia. Il cuore e la mente l’hanno portato in Friuli, e precisamente a Cividale del Friuli, sui Colli Orientali, dove ha comprato la sua prima azienda vinicola nel 1997. Ben 26 ristoranti in tutto il mondo tra cui Del Posto, che nel 2010 ha ottenuto le quattro stelle dal New York Times, e 3 aziende vinicole in Italia, oltre alla partnership con Eataly che Joe ha portato negli Stati Uniti, dando il via ad un’espansione del marchio nelle principali città americane cominciando da New York.

L’abbiamo incontrato a Venezia, all’Hilton Molino Stucky, durante una cena di degustazione dello Chef Catenacci e i vini di produzione Bastianich, e nella splendida cornice dello Skyline Terrace dell’hotel gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di più delle sue nuove collaborazioni, dei suoi gusti e delle sue passioni.

Al mondo della ristorazione e dell’enologia, che si conoscono di più, recentemente si è aggiunto quello automobilistico con la conduzione di Top Gear Italia. Come ti sei approcciato a questa realtà?
Prima di tutto, devo ammettere che avere l’opportunità di fare Top Gear Italia per me è stato un onore, perché sicuramente è un programma che ha fatto la storia della televisione inglese. Il suo punto di forza è che può funzionare ovunque, riesce ad adattarsi alla cultura del luogo e dunque qui in Italia lo stiamo modificando per enfatizzare proprio quella sensibilità tutta italiana.

Quanto spirito italiano riconosci nel confrontarti con questo mondo?
Per me, vino e cibo sono il mio lavoro, mentre le macchine sono la mia passione da sempre. Sono il sogno che coltivavo fin da ragazzo. In camera avevo le foto della Ferrari Testarossa del 1985, che rappresenta qualcosa di molto italiano…la macchina, la potenza, il design. L’Italia ha un grande ruolo e fa parte del mondo dei motori in modo molto importante, quindi fare qui Top Gear voleva dire prendere ispirazione proprio da quell’essenza e fare leva.

Tra l’altro sei anche collezionista d’automobili d’epoca…
Sì, mi piacciono molto, da sempre, e ora che posso, mi piace collezionarle. Le mie preferite restano comunque sempre le Ferrari degli anni ’50 e ’60.

Dalla passione per i motori alla cultura del cibo, qual è la visione della ristorazione per te? Che futuro e quali sfide vedi?
Per me la cultura gastronomica è qualcosa che appartiene alla mia famiglia, da sempre. Sono cresciuto così, ma sono sempre pronto a raccogliere nuove sfide. Ad esempio noi stiamo aprendo tantissimi ristoranti in Asia e stiamo portando lì anche Eataly. Penso sempre di più che la ristorazione debba essere legata alle persone che creano il cibo, ai produttori, ai contadini. Abbiamo vissuto un lungo periodo nel quale invece erano solo gli Chef a farla da padroni, ora credo debba finire e che sia importante creare conoscenza tra chi produce il cibo e chi lo mangia. Le nuove star sono il pescatore o il contadino che coltiva le barbabietole a Chioggia.

Anche nell’enologia pensi che ci sia bisogno di questo ritorno alle origini?
Sì, anche se in maniera diversa. Fare vino per me vuol dire raccontare la varietà di un territorio e quindi intervenire il meno possibile. Lasciare i processi di fermentazione o maturazione alla natura, noi dobbiamo solo aiutare, ma senza mettere mano. Il vino, se lasciato crescere, va da solo, va solo raccontato…è come una storia. Il Friuli, dove ho l’azienda a Cividale e il ristorante, penso che sia una delle zone dove si può raccontare il miglior vino bianco d’Italia.

Qual è il tuo vino preferito all’interno della vostra produzione?
Sicuramente il Vespa bianco, che è l’uvaggio principale dell’azienda. Ce l’avevo già in mente prima di comprare l’azienda nel 1997, è lui che ha dato vita a tutto. L’ho fatto in maniera molto personale fin da subito e continuo a farlo dopo 20 anni, mi piace molto. Apprezzandolo, si conosce qualcosa in più del vero Joe Bastianich… (ride ndr.)

E il nome, da cosa viene?
Il nome è collegato a un aneddoto divertente. Avevamo appena trovato l’equilibrio giusto dell’uvaggio, tra Chardonnay, Sauvignon e Picolit, stavamo quindi brindando per festeggiare e al momento del brindisi una vespa è caduta dentro a uno dei bicchieri con il vino. Da lì il nome…

L’attrezzo di cucina che non può mai mancare in una cucina?
La macchina del caffè. Apprezzo tutto il caffe, l’espresso, quello della moka, l’americano…mi piace svegliarmi e bere subito un caffè. Dunque, Io dico sempre “Tutto quello che succede tra caffè e vino è una perdita di tempo”…è un po’ il mio stile.

Cos’è lo stile? Se dovessi dare una definizione….
Per me è qualcosa di molto particolare. Lo stile sembra che sia il modo in cui ci vestiamo, quello che indossiamo, ma penso che sia più il modo di portare un abito piuttosto che l’abito stesso.   come se fosse più uno specchio dell’animo. Lo stile non è legato all’essere alla moda, è un’attitudine, e può averla anche un luogo.


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