Le novità di Pineider, marchio che celebra l’arte della scrittura a 360 gradi

Si può tranquillamente constatare, senza essere tacciati di luddismo, come la quotidianità ormai diretta da smartphone, pc, device vari ed eventuali abbia reso la scrittura manuale una pratica sporadica, sotto certi aspetti forse anacronistica, e però proprio per questo mai così affascinante, pregna di significati che vanno ben oltre il tracciare lettere su un foglio bianco. Lo confermano la diffusione – e i riscontri lusinghieri – di corsi e workshop di calligrafia in ogni dove (nel nostro Paese, quelli dell’Associazione Calligrafica Italiana registrano un boom), oppure il fatto che in templi del sapere quali Oxford o Harvard un numero non trascurabile di professori imponga agli studenti di prendere appunti manualmente.
Nell’ambito del fashion va registrata, invece, la rinnovata fortuna di biglietti d’invito e ringraziamenti vergati a mano, come pure la presenza di penne, matite, notebook et similia nelle proposte di numerosi brand: le rollerball Caran d’Ache vestite da Paul Smith, la papeterie extralusso di Hermès, la recente collezione Gucci Cartoleria, non ultimo il dinamismo di Pineider, marchio che ha dalla sua oltre 245 anni di storia (d’eccellenza) nel settore, cominciata in piazza della Signoria a Firenze, dove Francesco Pineider aprì, nel 1774, una bottega di carte intestate, realizzate curando dettagli infinitesimali e ricorrendo a tecniche d’avanguardia, che consentivano di perfezionare caratteri, rilievi, finiture così come di riprodurre stemmi elaborati o specifici monogrammi.



Nel corso del tempo vennero introdotti articoli di pelletteria lavorati a regola d’arte, avvalendosi della grande tradizione toscana, e quindi strumenti di scrittura altrettanto pregevoli. Una produzione nel segno del ben fatto artigianale insomma, che non tardò a conquistare case regnanti, artisti, intellettuali e appartenenti al beau monde coevo (Napoleone, i Savoia, Stendhal, Leopardi, D’Annunzio per citare solo i più illustri e, limitandosi al ‘900, star quali Marlene Dietrich, Liz Taylor e Luchino Visconti).
Di proprietà dal 2017 della famiglia Rovagnati, Pineider è tornata a far valere una legacy centenaria basata sul lusso discreto, sulla vera – e piuttosto rara – esclusività che, secondo l’azienda, poggia necessariamente sul connubio fra tradizione e innovazione, craftsmanship e raffinatezza, retaggio storico e contemporaneità.



Per tornare all’attivismo di cui sopra, nel solo mese di settembre il brand ha messo in fila novità di rilievo: il 15 è stato inaugurato il primo flagship store negli Stati Uniti all’interno del celebre Rockfeller Center, cuore nevralgico dello shopping newyorchese; una boutique pensata per esaltare i tratti distintivi di Pineider con ambienti dal gusto fin de siècle, scanditi da ferro, vetro, lampadari originali ed elementi cromati affiancati a librerie dai bordi in ottone e mobili in legno d’impronta retrò.
Il negozio di Manhattan va ad aggiungersi a quelli italiani di Firenze, Roma e Milano. Quest’ultimo ha preso il posto, nel 2020, della libreria Feltrinelli di via Manzoni 12, un autentico salotto letterario da cui sono passati, tra gli altri, numi tutelari della letteratura come Eco o Pennac, raccogliendone in qualche modo il testimone con uno spazio consacrato all’arte della scrittura, completo di area lounge denominata “il club degli scrittori”.


Pineider New York
Pineider New York
Pineider New York

Pineider New York

Nelle scorse settimane, ha ospitato due eventi indicativi della volontà di Pineider di consolidare il legame con il mondo letterario e artistico in generale: il 16 settembre i fondatori della scuola di scrittura creativa Molly Bloom, Leonardo Colombati ed Emanuele Trevi, hanno presentato i corsi di narrativa e poesia frutto della collaborazione tra l’accademia e e il marchio, al via il 6 ottobre, che si articoleranno in undici appuntamenti presso lo store milanese, coinvolgendo alcuni dei migliori autori sulla piazza, tra cui gli stessi Colombati e Trevi, Sandro Veronesi, Alessandro Piperno e il premio Pulitzer Jhumpa Lahiri.
In piena fashion week, poi, la boutique è stata teatro dell’incontro tra la verve creativa di Antonio Marras, infusa di lirismo e rimandi all’arte in ogni sua forma, e le carte “upcylced” di Pineider, destinate al macero e invece effigiate dallo stilista con schizzi di volti e soggetti eterogenei, ottenuti intervenendo con sovrapposizioni, strappi, lacerazioni, parole, in un’operazione a metà tra pittura e scultura. Il designer sardo ha firmato inoltre 36 vasi in ceramica, manufatti che giocano con un’idea di imperfezione naturale e poetica, cara sia al designer sia alla griffe toscana, in vendita fino al 9 ottobre.



Oltre alle creazioni in edizione limitata di Marras, nello store nel Quadrilatero della moda trovano posto, naturalmente, i fiori all’occhiello della maison, ovvero stilografiche, quaderni rilegati, card in diversi formati e grammature e la pelletteria, un’offerta che si arricchirà presto dei prodotti della collezione Spring/Summer 2022, tra i quali eccelle l’eleganza assoluta del nero, in versione lucida o matte nelle penne Avatar in UltraResina (materiale esclusivo di Pineider, una combinazione di madreperla e resina), oppure traslato nei pellami soft e nei nylon tecnici delle new entry Metro, due tote bag strutturate dai manici importanti. Non mancano neppure borsoni, zaini, portadocumenti e cartelle nelle sfumature vivaci dello zenzero e del senape, in vitello bottalato o stampato con i motivi miny franzy obliquo e Empress (in quest’ultimo il profilo delle buste da lettera si ripete geometricamente sul corpo delle borse, sfumando dal blu al grigio). Accessori dalla qualità sopraffina, che ben si addicono alla voglia di distinguersi di chi, ancor oggi, preferisce indulgere nel piacere quasi meditativo dello scrivere a mano piuttosto che digitare l’ennesimo messaggio sul telefono.



© Riproduzione riservata