I makers: gli artigiani digitali e la nuova frontiera dell’artigianalità

Viviamo in una “società liquida”, in continua e rapidissima evoluzione. È una caratteristica del momento storico attuale, ma è anche una necessità, per essere sempre aggiornati e competitivi.
Talvolta, però, capita che si creino fenomeni diversi, apparentemente in controtendenza e volti alla riscoperta di un valore che fa parte del passato e della tradizione. È questo il caso dei “makers”, i cosiddetti artigiani digitali, che hanno messo la rivalutazione dell’artigianalità, contaminata dall’utilizzo delle più moderne tecnologie, al centro delle proprie ricerche e come perno della propria attività.
A illustrare questo nuovo fenomeno è Salvatore Saldano, classe 1986, Ceo e founder di ShapeMode, nonché manager e responsabile del laboratorio di fabbricazione digitale FabLabMilano.
Sorti ultimamente un po’ ovunque nel mondo, questi laboratori sono spazi di socializzazione interconnessi, dotati di macchinari digitali e stampanti 3D, dove chiunque sia interessato e in possesso di idee nuove può condividerle con altri e soprattutto provare a metterle in pratica. In relazione a questa esperienza di condivisione, qualcuno ha già parlato, giustamente, di Quarta Rivoluzione Industriale.

Ci parli di te e del settore in cui operi?
Sono un designer di prodotto che ha frequentato i corsi di Progettazione Artistica per l’Impresa all’Accademia di Belle Arti di Brera, appassionato di tutto ciò che si sviluppa in tre dimensioni. Ho la fortuna di gestire il primo FabLab nato a Milano (a novembre 2013), il FabLabMilano appunto. Progetti con un impatto culturale e sociale, ad alto tasso innovativo/tecnologico di questa portata affiorano una volta ogni secolo. Ecco perché me ne sono innamorato subito e coltivo ogni giorno i suoi frutti affinché tutti possano, come me, capire la sua importanza, prendere consapevolezza di ciò che abbiamo intorno in questo periodo storico e cambiare il mondo.

 Sta emergendo un nuovo fenomeno, quello degli artigiani digitali. Chi rientra in questa categoria?
I makers sono artigiani di nuova generazione. Persone che hanno passione per il proprio lavoro, capaci di creare delle emozioni con i loro artefatti. Parlo di artefatti, non a caso, perché negli ultimi anni il termine “artigiano” è stato un po’ inflazionato, facendo così un po’ decadere il suo valore.

L’artigianalità rimanda a un mondo tradizionale mentre il digitale rappresenta il presente, rivolto già al futuro. Come si conciliano queste due anime? Cosa può scaturire da un loro incontro?
L’artigiano è colui che considera il “fare” una ragione di vita, che però non deve essere solo riconducibile a uno scalpello o a una mano impolverata. La mano è un’estensione del nostro cervello, è lei il primo strumento dell’artigiano. Che usi un attrezzo o un mouse, è l’input che arriva dal nostro “software”, il cervello, la cosa più importante per l’artigiano. Un prodotto che racconta questa ibridazione tra passato e futuro, artigianato classico e digitale, è il progetto Poiéin: www.shapemode.it, che ha come protagonista il vetro di Murano. Gli scarti derivanti dalla produzione di candelabri di un valore altissimo vengono, di solito, accantonati. Noi li recuperiamo e ci prendiamo cura di loro. Li scansioniamo in 3D per digitalizzare ogni loro piccola imperfezione e studiamo una protesi modellata su misura e stampata tridimensionalmente, che possa permettere loro di riprendere vita.

Com’è nata questa tendenza dell’artigianalità contaminata dall’utilizzo delle tecnologie moderne?
È nata per necessità. La saturazione di alcuni profili professionali, come succede per i designer, li spinge a progettare con più consapevolezza, sporcandosi le mani per aggiungere un valore distintivo al prodotto.

In un periodo di crisi come quello attuale, che valore aggiunto hanno i makers?
I valori indiscussi dei makers sono il coraggio e la praticità con i quali affrontano i problemi.

Collegata al mondo dei makers è la realtà dei FabLab, presenti in tutta Italia e con cui tu collabori a Milano. Un progetto interessante e futuristico.
Il FabLabMilano è stato la scintilla che ha dato vita a tutto quello che vivo quotidianamente.
È un luogo del fare, dove si condividono uno spazio e delle idee da cui possono nascere sinergie, come Poiéin e ShapeMode.

Ci descrivi ShapeMode?
È una startup innovativa che vuole lavorare nel mondo 3D a livello professionale, ed è un’estensione del FabLabMilano. Avendo un organico composto da designer e makers, riusciamo a offrire un ampio ventaglio di servizi. Dalla progettazione, alla prototipazione e vendita di stampanti 3D. Siamo una realtà molto giovane, anche anagraficamente, con una media di venticinque anni, e continuiamo a crescere.

Molto interessante, a partire dal nome, è il progetto Poiéin, da te ideato e realizzato insieme ad Anita Angelucci. Di cosa si tratta?
Poiéin (dal greco: inventare, fare ndr.) è nato dall’esigenza di dare consapevolezza a quello che ci circonda. Qualunque cosa venga prodotta ha un valore, un vissuto e in quanto viva deve essere rispettata. Ho avuto la fortuna di seguire i corsi di Ugo La Pietra, uno dei massimi esponenti del design anni Settanta e del Movimento degli Architetti Radicali. Attraverso le sue lezioni ho capito che dietro a ogni prodotto c’è un’anima. L’oggetto si eleva, quindi, a mezzo di comunicazione, un’espressione di chi lo ha pensato e realizzato. Dare un significato agli oggetti, oltre alla funzione ovviamente, è dare consapevolezza a quello che abbiamo in mano o che ci circonda. Se riconosco quello che c’è dietro, non lo accantono velocemente sostituendolo con uno nuovo. Specie se oltre al valore tangibile porta con sé qualcosa di personale e unico. Un messaggio, un’esperienza o un ricordo.

Come avete concepito l’idea di unire la tradizione dei manufatti in vetro alla tecnologia della stampa in 3D, valorizzando anche l’elemento “dell’imperfezione”?
Con Anita ci siamo trovati subito in sintonia, quando lei è venuta a propormi la sua idea di recupero di quegli oggetti dal valore elevato. Insieme abbiamo visto nell’elemento “protesi” un aiuto per l’oggetto, senza il quale non potrebbe sopravvivere. Infatti, modellando in 3D su misura questo reticolo, abbiamo creato un supporto grazie al quale l’oggetto può svolgere una funzione diversa e raccontare una nuova esperienza. Avere una seconda vita.

Quali ulteriori sviluppi può avere il percorso degli artigiani digitali?
Infiniti. Spetta all’esperienza di ciascuno di noi definire la strada che verrà percorsa. Gli errori e i fallimenti esistono, non si possono sempre evitare. Cerchiamo di limitarli… non limitandoci.

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